Home»Articoli»Primo Piano»Sorbitolo killer, ecco cosa è successo

Daniela Cipolloni

Una cosa è certa: qualunque cosa sia stata somministrata nello studio medico di Barletta, che ha provocato la morte di Teresa Sunna, 28 anni di Trani, e avvelenato altre due donne, scampate alla morte per un soffio, non era soltanto sorbitolo. “Il sorbitolo è un tipo di zucchero presente normalmente nella frutta e usato come dolcificante di sintesi in alcuni farmaci o prodotti alimentari senza-zucchero , per esempio chewing-gum o caramelle, perché non viene assorbito dall’intestino e non fornisce quasi calorie”, spiega Carlo Locatelli, tossicologo del Centro Antiveleni della Fondazione Maugeri di Pavia, centro di riferimento nazionale per i casi di avvelenamento, come quello, gravissimo, avvenuto sabato scorso in seguito a un test clinico per le intolleranze alimentari. “In ambito sanitario il test al sorbitolo viene impiegato per la diagnosi di celiachia, malattie da malassorbimento gastrointestinale o sindrome del colon irritabile”, prosegue Locatelli: “ma la sostanza non è pericolosa e non potrebbe mai provocare, di per sé, la sintomatologia che ha causato nelle pazienti”.

È stata proprio la preziosa consulenza del Centro Antiveleni di Pavia, subito interpellato dal Pronto Soccorso dell’Ospedale Dimiccoli di Barletta dov’erano state trasportate d’urgenza le pazienti intossicate nello studio del dottor Ruggiero Spinazzola di Barletta, a fornire la tempestiva diagnosi dell’accaduto e indicare, a distanza, l’unico antidoto in grado di salvar loro la vita, in una disperata corsa contro il tempo. Purtroppo, per la prima vittima non c’è stato nulla da fare: è deceduta all’arrivo dell’ambulanza, prima che si riuscisse a intervenire. “Il composto tossico somministrato alle pazienti ha provocato una gravissima metaemoglobinemia, ovvero un’alterazione dell’emoglobina che trasporta l’ossigeno nel sangue”, chiarisce l’esperto. “In sostanza, il ferro presente nella proteina da bivalente si trasforma nella forma patologica trivalente e non è più in grado di legarsi all’ossigeno. Di conseguenza, in pochissimo tempo, sopraggiunge la morte per arresto cardiaco, perché tutti gli organi restano senza ossigeno”. In casi simili a nulla serve neppure la rianimazione con il respiratore artificiale. L’unica soluzione è contrastare l’azione del veleno con un composto antagonista. “ Quando sabato scorso il Centro Antiveleni di Pavia è stato interpellato dall’Ospedale di Barletta, è stato subito chiaro che la situazione era drammatica e non c’era tempo da perdere”, racconta Locatelli. Alcuni sui colleghi hanno effettuato la diagnosi a distanza e individuato l’antidoto: il blu di metilene, un colorante usato come tracciante in alcuni esami clinici, per fortuna disponibile in quel momento nell’Ospedale di Barletta. È così che sono sopravvissute le altre due pazienti.

“ Il sorbitolo”, ribadisce Locatelli, “ non può provocare metaemoglobinemia”.

Fonte: www.wired.it

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT