Home»Nonviolenza»Educazione»Scuola, Profumo: «Meno compiti a casa? Perché no, se ci sono altri stimoli»

Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo apre alla proposta che si sta discutendo in Francia di limitare per gli studenti i compiti a casa (i francesi parlano di almeno due settimane senza compiti per la scuola primaria).

ALTRI CANALI – «Credo che oggi nella scuola i nostri ragazzi imparino solo una parte delle loro competenze: molti sono input che vengono da altre sorgenti – ha spiegato a SkyTg24 il titolare del dicastero di viale Trastevere – Se quei 15 giorni fossero utilizzati per rafforzare altri canali, perchè non farlo». Per Profumo, quindi, il senso è limitare «i compiti di tipo tradizionale: le forme di partecipazione degli studenti sono diverse, si possono dare stimoli senza che siano propriamente compiti. È un buon tema su cui ragionare».

SCUOLA TRADIZIONALE – «Io facevo una scuola ancora molto tradizionale: c’era un rapporto molto più diretto tra studente e scuola, ma oggi sono cambiati i contorni e possiamo cambiare anche le relazioni», ha concluso il ministro. La proposta raccoglie adesioni anche in Italia, quindi.

Se i genitori si ribellano ai compiti a casa

Singolare boicottaggio da parte dei genitori francesi contro «l’inutilità e l’ingiustizia» dei doveri scolastici assegnati ai bimbi delle elementari.

Francesco Tortora

Di solito sono i bambini che non vogliono fare i compiti a casa. Ma in Francia, almeno per le prossime due settimane, saranno i genitori a chiedere ai propri pargoli di non prendere dalla cartella quaderni e libri una volta lasciata la scuola. Un singolare boicottaggio è stato ideato dalla Fcpe (la principale associazione che raccoglie i genitori dei ragazzi iscritti alle scuole pubbliche transalpine) che per protestare contro “l’inutilità e l’ingiustizia” dei compiti a casa assegnati ai bambini che frequentano gli istituti elementari francesi, ha lanciato prima un appello pubblico lo scorso 15 marzo e poi più recentemente ha promosso la protesta attraverso un blog. L’associazione chiede a insegnanti e genitori di organizzare due settimane senza compiti a casa e di immaginare assieme altri modi per comunicare il lavoro fatto in classe. Secondo i contestatori non solo i benefici degli esercizi scolastici a casa non sono mai stati provati scientificamente, ma i compiti sono spesso causa di profondi litigi tra genitori e figli. Infine questi rinforzano le ineguaglianze tra i bambini perché non tutti hanno la possibilità di essere seguiti quotidianamente dai propri familiari.

BLOG – Il blog dei genitori-contestatori ha raccolto già 22.000 adesioni e ha sviluppato un acceso dibattito sui quotidiani transalpini: esso invita i familiari dei bambini iscritti alle elementari a raccontare la loro esperienza e a proporre nuovi modi di immaginare il rapporto scuola-famiglia. In realtà in Francia esiste una legge del 1956 che vieta agli insegnanti di assegnare compiti a casa ai bambini delle scuole primarie. Tuttavia questo divieto è aggirato dai maestri che spesso caricano di eccessivo lavoro i ragazzi che spendono in media circa un’ora della sera a finire gli esercizi che gli sono stati assegnati. I genitori affermano che i loro figli potrebbe impegnare quell’ora diversamente, magari a leggere un buon libro: «Se il bambino non è riuscito a fare gli esercizi a scuola, non capisco perché dovrebbe farcela a casa», lamenta Jean-Jacques Hazan, presidente del Fcpe – La regola che oggi vige nelle scuole francesi è questa: si ascolta in classe, si lavoro a casa. Ma è in classe che tutto dovrebbe essere portato a termine, sono i professori che devono far lavorare i nostri bambini e sono loro che li devono aiutare se non sono in grado di fare gli esercizi».

VALVOLA DI SFOGO – Tante mamme esasperate hanno usato il blog come valvola di sfogo e più di una ha rilevato che la situazione è diventata insostenibile: «Mia figlia è completamente stressata – scrive Mado che ha una bambina in prima elementare – Spesso non ha il tempo per finire i compiti a casa. Ciò provoca in lei grande ansia perché teme di essere sgridata». Il presidente del Fcpe Jean-Jacques Hazan se la prende con una parte degli insegnanti che non ascoltando il lamento dei genitori tradisce la propria missione: «Non si rendono conto di ciò che fanno – sottolinea Hazan – Con i loro compiti mettono i bambini in una situazione di pressione allucinante». Naturalmente c’è chi la vede diversamente e rivela quanto i compiti a casa aiutino i più piccini a migliorare la propria mente: «In un certo senso gli esercizi assegnati a casa preparano i nostri bambini alle scuole secondarie – dichiara a Le Parisien Myriam Menez, segretaria generale di Peep, un’altra associazione di genitori – Sicuramente è giusto che il carico di lavoro non sia eccessivo, ma ripetere un lezione è il miglior modo per imparare meglio le cose».

Fonte: www.corriere.it

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