Home»Ecologia»Le città? Devono “pesare” meno sul pianeta

Adele Brunetti

Una enorme metropoli grande come mezza Europa. L’espansione globale delle città in meno di venti anni occuperà un’area di 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari a Francia, Germania e Spagna messe insieme. Una crescita esponenziale che sarà conseguenza dell’aumento della popolazione umana che dai sette miliardi attuali arriverà ai nove del 2050. Una moltiplicazione di circa un milione di persone a settimana nelle aree metropolitane lungo i prossimi 38 anni. Si parla delle città di domani connesse alla salute degli uomini e all’equilibrio ambientale del Pianeta alla seconda giornata di conferenze di Planet under pressure, evento che richiama a Londra quasi tremila scienziati, riuniti per offrire una serie di direttive “green” al prossimo Summit della Terra dell’Onu Rio +20  in programma a giugno in Brasile. “ La questione non è se urbanizzare ma come – ha detto Michail Fragkias dell’Arizona State University -. Abbiamo il dovere di invertire il modello odierno di selvaggia espansione urbana che mette l’umanità a rischio, causando gravi problemi ambientali”. 

I centri abitati sono responsabili del 70 per cento delle emissioni di CO2 che, in miliardi di tonnellate metriche, sono stimate a 15 nel 1990 e a 25 nel 2010, e a 36,5 entro il 2030. ” Un’ingegneria consapevole e innovativa delle città è fondamentale e urgente per garantire la sostenibilità globale” ha spiegato Shobhakar Dhakal, direttore del Tokyo-based Global Carbon Project, aggiungendo che “ le aree urbane emergenti possono sfruttare il concetto di sostenibilità e le nuove tecnologie per gestire al meglio nodi cruciali come la spazzatura e i trasporti. L’emergenza ambientale evidenzia in maniera palese che affrontare il cambiamento climatico richiederà l’obbligo di concentrarsi sull’efficienza urbana”. Un esempio? “L’utilizzo delle condizioni atmosferiche e dell’ora del giorno corretta per la promozione di sistemi di pedaggio che riducano la congestione del traffico”. 

La congestione porta, infatti, nelle economie di tutto il mondo un costo stimato dall’1 al 3 per cento del PIL – un problema che non riguarda solo l’inquinamento, ma anche la perdita di tempo: circa 4,2 miliardi di ore nei soli Stati Uniti nel 2005 per un costo stimato a New York di 4 miliardi di dollari all’anno in perdita di produttività. Una vera emergenza se si considera che le città con un milione di abitanti erano meno di venti più di un secolo fa e oggi sono 450, aree urbane che costituiscono le fonti maggiori di inquinamento nonostante coprano meno del cinque per cento della superficie terrestre”. Abbiamo una opportunità unica – dice Roberto Sánchez-Rodríguez, docente di Scienze Ambientali all’Università della California -. Quella di pianificare l’attesa esplosione urbanistica, al fine di diminuire la pressione sugli ecosistemi, migliorare le condizioni di vita di miliardi di persone ed evitare il verificarsi di catastrofi ambientali globali.

È un processo non può aspettare, abbiamo bisogno di andare oltre gli approcci tradizionali alla progettazione e rispondere alla informale crescita urbana, al valore dei servizi eco-sistemici, e alla necessità di prospettive multidimensionali: sociali, economiche, culturali, ambientali, politiche, biofisiche”. 

Le soluzioni proposte durante la conferenza spaziano dalla programmazione e dagli investimenti in infrastrutture pubbliche che favoriscano il transito e l’accessibilità allo sviluppo di norme edilizie che garantiscano l’efficienza, dall’abolizione della tendenza alla costruzione di case sempre più grandi alle politiche che incoraggino l’abbandono delle auto a favore del trasporto pubblico. “Un pianeta realmente sostenibile – ha commentato Sybil Seitzinger, direttore dell’ International Geosphere-Biosphere Programme – richiederà città pensate per superare i propri limiti, città oltre le città”.

Fonte: www.wired.it

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