Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Greenpeace: Clini faccia il ministro dell’ambiente, non del biotech

«Che il Ministro dell’Ambiente non sappia distinguere fra incroci e OGM, definendo il riso Carnaroli o la cipolla di Tropea come OGM, la dice lunga sul livello di disinformazione che esiste e che si vuole perpetuare sul tema degli OGM» afferma Federica Ferrario, responsabile della Campagna OGM di Greenpeace in risposta alle dichiarazioni odierne del Ministro.

Cosa ha rappresentato la gestione Clini sugli OGM è facilmente intuibile dai dati sui rilasci sperimentali in Italia. Nel 1999, ultimo anno in cui le sperimentazioni OGM sono state affidate al controllo della Direzione Generale del Dottor Clini, le sperimentazioni erano 182, per un totale di 121 ettari. Nel momento in cui sono iniziate invece valutazioni e controlli seri sui dossier, il numero e la superficie occupata è crollato drasticamente a 38 sperimentazioni e 3,87 ettari nel 2000. E’ stata la fine di una gestione da far west delle sperimentazioni.

Nonostante le notizie sensazionalistiche che con scadenza regolare la aziende biotech cercano di far circolare riguardo miracolanti e inesistenti prodotti OGM, la realtà dei fatti è un’altra: la stragrande maggioranza dei prodotti biotech in commercio – che rimangono limitati a quattro prodotti, soia, mais, cotone e colza – hanno come caratteristica principale quella di essere resistenti alle sostanze chimiche che le stesse aziende producono e vogliono vendere.

I prodotti OGM resistenti a sostanze chimiche stanno causando lo sviluppo di piante infestanti diventate a loro volta resistenti agli erbicidi. Questo costringe gli agricoltori che ne fanno uso a ricorrere a quantità sempre maggiori di erbicidi e sostanze tossiche sulle coltivazioni. 

Gli OGM che dovrebbero fornire protezione dai parassiti stanno andando nella stessa direzione, come il cotone Bt, che ha causato il diffondersi di un super-parassita negli Stati Uniti, o il mais Bt  che sempre negli USA ha perso la resistenza ai parassiti e porta gli agricoltori a utilizzi sempre maggiori di insetticidi.

«In Italia Regioni, agricoltori e cittadini hanno chiaramente e ripetutamente espresso la volontà di avere un’Italia e un’agricoltura libera dagli OGM. Clini dovrebbe ricordare che il suo attuale ruolo è quello di difendere l’ambiente italiano, non di metterlo ulteriormente a rischio. Gli OGM ci danno solo due certezze: sono un problema per l’ambiente e costituiscono un rischio ancora non quantificabile per la sicurezza alimentare» conclude Ferrario.

Greenpeace ritiene che per salvaguardare agricoltura e agroalimentare in Italia sia necessario investire in una ricerca scientifica che abbia come obiettivo un’agricoltura sostenibile sul lungo periodo, in grado di fornire cibo sano per tutti, senza compromettere l’ambiente. Con l’utilizzo di OGM, si va nella direzione opposta.

Fonte: Greenpeace

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