Home»World News»Africa»El -Tahawy, attivista egiziana: “Twitter dà voce al mondo arabo”

Elisa Pierandrei

Il 23 novembre scorso, prima di scomparire da Twitter (dove ha oltre 123mila seguaci), la giornalista e blogger Mona El -Tahawy aveva pubblicato alcune foto di Mohammed Mahmoud Street, la via adiacente Piazza Tahrir, dove si erano svolti la maggior parte degli scontri, in occasione dell’apertura dei seggi per le prime legislative del dopo-Mubarak. Poi un altro messaggio era apparso sul suo account @monaeltahawy: “Picchiata arrestata al ministero dell’Interno”. E non c’erano più state sue notizie. Messaggi di sconcerto e preoccupazione si erano subito diffusi in Rete. Fino a quando, 12 ore dopo, la giornalista era tornata a scrivere: “Sono libera”. Dal quale momento Twitter è diventata la forma più naturale di comunicazione per questa donna, fra le più influenti del mondo arabo nel 2012 secondo la rivista Arabian Business. 

In una serie di messaggi successivi, El-Tahawy, 44 anni, doppia cittadinanza americana ed egiziana (ma dal 2000 vive a New York), ha continuato a usare Twitter per descrivere l’aggressione subita dagli agenti del ministero degli Interni, al Cairo. Ha raccontato che un attivista politico, all’interno del dicastero, le ha prestato il suo cellulare per twittare, quando la batteria del suo era morta. L’abbiamo incontrata a Milano, seconda tappa del tour che l’ha condotta in Italia (in collaborazione con il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano) e Mona El Tahawy ci ha spiegato:  “All’epoca avevo 60mila follower. Invece di chiamare una sola persona, ho pensato fosse meglio comunicare a tutti loro ciò che mi stava accadendo via Twitter”. E il social network le ha salvato la vita. Anche il Dipartimento di Stato a Washington era intervenuto in merito alla sua sparizione. 

El-Tahawy ha iniziato ad usare il social media nel 2009 e in poco tempo il numero dei suoi follower è schizzato da circa 6mila, prima della rivoluzione egiziana, a oltre 100mila. Che cosa è accaduto con la Primavera araba? “Twitter è diventato un media molto personale che dà la capacità a tutti di parlare. Non devi essere un’istituzione o un medium importante, come la Bbc  o il Guardian, per farlo”, ci ha risposto. E questo alla gente piace. Oggi El Tahawy parla di individuation delle news. I twit dei singoli utenti non colmano soltanto il vuoto lasciato dalla stampa mainstream: “Sono arrivati a influenzarne l’agenda”. E poi spiega: “Grazie ai social media le notizie sono create a prodotte da individui, localizzati in diverse parti del mondo (non solo nell’influente Occidente, ndr) . Essi diffondono quelle che considerano importanti, fino a crearne hashtag, cioè a farne un trend!”. Che la stampa devota ai suoi lettori non riesce a ignorare. 

Gli editoriali di Mona El Tahawy sono stati spesso pubblicati su organi di stampa internazionali, tra cui il Washington Post e l’International Herald Tribune, ed è spesso stata intervistata dalla tv americana. Ha ricevuto diversi premi, fra cui nel 2009, il Premio Samir Kassir per la Libertà di Stampa dall’Unione Europea ed è stata definita dal sito femminista Jezebel: “ La Donna che Racconta l’Egitto all’Occidente”. In questo modo il suo account Twitter è servito da semplice social media a strumento per una decentralization (oppure decolonization?) delle notizie dalla massiva presenza di contenuti prodotti dai principali (e più potenti) network in lingua inglese. 

Ma negli ultimi tempi El-Tahawy twitta sempre più spesso in arabo. “Lo faccio per iniziare conversazioni specialmente con gli utenti egiziani. Così si sentono più coinvolti”. Inoltre il mezzo si è evoluto tecnicamente. “Adesso si possono creare hashtag anche in lingua araba. Questo dà agli utenti (che parlano questa lingua, ndr)  maggiore potere nel determinare i loro trend”. Si tratta di un atteggiamento registrato anche dai centri di ricerca. Oltre due milioni di messaggi al giorno vengono pubblicati in lingua araba. E solo nell’ultimo anno si è registrato un aumento pari al 2.146 per cento. I dati sono stati pubblicati dall’agenzia francese Semiocast che ha analizzato 5,6 miliardi di twit dal luglio 2010 al 31 ottobre 2011.  

Fonte: www.wired.it

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