Home»Nonviolenza»Educazione»Addio animali, boschi e lupi. La natura scompare dalle fiabe

Sara Ficocelli

Che ne sarebbe stato di cappuccetto rosso se invece che avventurarsi in un bosco avesse attraversato una metropoli? Bruno Munari trent’anni fa pose a tutti questa domanda con il libro illustrato “Cappuccetto rosso, verde, giallo, blu e bianco”, che rileggeva la fiaba più famosa del mondo trasformando a seconda del colore il lupo in pescecane, la terra in neve e gli alberi in grattacieli. Il lieto fine per Cappuccetto era assicurato, ma i lettori potevano scegliere la storia che più si addiceva alla loro sensibilità, sostituendo il sentiero col marciapiede e le indicazioni di legno con un semaforo.

Oggi i bambini hanno meno alternative a disposizione. Le loro favole sono spesso ambientate in città e la natura, come profetizzato nel 1979 da Michael Ende ne “La storia infinita”, sta sparendo dai libri, divorata da contesti più moderni e familiari. Per capire fino a che punto, la University of Nebraska-Lincoln ha analizzato 8100 illustrazioni contenute in 296 best-seller per l’infanzia pubblicati fra il 1938 e il 2008. I disegni sono stati suddivisi in gruppi a seconda dell’attinenza con gli elementi naturali, e dallo studio è emersa una progressiva scomparsa di boschi, foreste e lupi con il passare degli anni. In particolare, i ricercatori hanno rilevato che fra il 1930 e il 1960 elementi naturali e cittadini sono stati raffigurati in egual misura, e che dal 1970 in poi cominciano a prevalere illustrazioni di contesti metropolitani.

Sempre più immagini di strade e appartamenti e sempre meno di tigri e leoni, dunque, assecondando storie concentrate più sulla vita cittadina che sugli elementi della natura. “Il mio timore – ha scritto su Sociological Inquiry J. Allen Williams Jr., che ha condotto lo studio – è che questo cambiamento si traduca in un allontanamento dei bambini dai problemi ambientali e delle specie animali”.

Una paura infondata, secondo lo psicologo Maurizio Brasini. “Sarebbe come dire – spiega – che una favola in cui ci sono i leoni insegna ai bambini ad amare la natura e che una popolata da robot insegna loro ad amare la tecnologia. Non è così: per i più piccoli qualsiasi ambientazione può diventare un luogo incantato e per loro leoni e robot, alberi e automobili, sono ugualmente degni e meritevoli del loro amore. La retorica che contrappone natura e tecnologia esiste solo nella nostra testa e forse rivela la paura di noi adulti di consegnare alla prossima generazione un mondo peggiore, corrotto dalle nostre cattive azioni”.

Tuttavia, secondo il pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del CPP (Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti) di Piacenza, le fiabe seguono i cambiamenti dello stile di vita dei bambini ed è vero che c’è stata un’inversione di tendenza a favore dei contesti cittadini: “Negli ultimi 10 anni le storie per l’infanzia hanno vissuto un processo di riattualizzazione – spiega – inevitabile. Basti pensare ai piccoli di Sarajevo, che durante la guerra giocavano alla guerra, perché era l’unica realtà che conoscevano. I libri per bambini oggi si avvicinano molto alla dimensione dei videogiochi, prevale il fantasy e i ritmi sono concitati, veloci, quasi che l’attesa abbia perso la sua rilevanza. Il riferimento alla natura permette invece di ripercorrere, con calma, le tappe evolutive del genere umano, evidenziando il legame tra uomo ed elementi naturali. La mancanza di questo fattore può produrre conseguenze spiacevoli”.

Ma cosa cercano davvero i bambini in una fiaba? Dai Fratelli Grimm a Walt Disney, quelle che più li hanno colpiti avevano per protagonisti cani, gatti e topolini, e personaggi come Harry Potter e Jack Sparrow sono più vicini ai quattro elementi della natura che a un telefonino. “Sappiamo che dinosauri e animali mitologici – spiega Sergio Manfio, fondatore e direttore creativo del Gruppo Alcuni, società specializzata in progetti per l’infanzia – sono in testa alla classifiche di gradimento dei bambini, e che gli animali in generale, e in particolare quelli da fattoria, spopolano nelle fiabe a teatro. Risulta quindi curioso che nei libri per bambini gli animali siano messi in retroguardia, quasi dimenticati. E’ evidente che la scelta non è loro, non hanno alcun potere al riguardo. Subiscono i condizionamenti di chi è preposto a decidere e che dell’infanzia non ha che un ricordo appannato”.

Non tutte le riattualizzazioni però vengono per nuocere. Ricorda Gaia Stock, consulente editoriale di Edizioni EL – Einaudi Ragazzi, che temi oggi spesso trattati nelle fiabe per ragazzi e un tempo snobbati sono quelli dell’integrazione, della multiculturalità e della diversità. “Spesso il protagonista – spiega – o il co-protagonista della storia è un ragazzo di colore o di una cultura diversa. E un altro tema è lo sport”. I libri più venduti sono quelli umoristici o d’avventura e le storie vincenti quelle che permettono ai lettori di immedesimarsi, “per vivere avventure uniche – conclude – neanche lontanamente paragonabili a quelle del cinema o dei videogiochi. Le storie lette sono sempre più personali e private”. Come “Il giovane gambero” di Gianni Rodari, la fiaba sempre dunque sempre destinata a ripercorrere all’indietro i propri passi, a caccia di semplicità. Quel “paese lontano lontano” richiamato dal “c’era una volta” difficilmente diventerà una metropoli. 

Fonte: www.repubblica.it

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