Home»World News»America Latina»Vale, premio vergogna 2011

Marco Todarello

Nessun trofeo riuscirebbe a contenere tutta la vergogna dell’impresa peggiore del mondo, che ogni anno Greenpeace e la Ong svizzera Dichiarazione di Berna (Db) «incoronano» tra centinaia di candidate in occasione del forum mondiale di Davos.

Un ‘premio’ simbolico, il Public eye awards, che punta a portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle società che perseguono il lucro incuranti delle condizioni di lavoro dei dipendenti, della tutela dell’ambiente e della corporate social responsability. 

PREMIO AL COLOSSO BRASILIANO. Quest’anno l’imbarazzante titolo è toccato alla multinazionale brasiliana Vale, un colosso del settore minerario e delle grandi infrastrutture, che ha chiuso il 2010 con un fatturato di 52,5 miliardi di dollari e utili per 18,9. Vale è il primo produttore mondiale di ferro, la seconda società mineraria – con giacimenti in 38 Paesi – e tra i principali costruttori di dighe, porti e ferrovie.

Un gigante contro cui gli analisti del Public eye awards non hanno usato mezzi termini. Quella del gruppo brasiliano è «una storia lunga 70 anni e macchiata da ripetute violazioni dei diritti umani, saccheggio del patrimonio pubblico e sfruttamento spietato della natura».

SUL PODIO TEPCO E SAMSUNG. Sono stati gli utenti via web a conferire a Vale il nefasto primato – che si è aggiudicata circa 25 mila voti sui 100 mila espressi – staccando di poco la Tepco, colosso dell’energia giapponese, considerata responsabile di aver trascurato la sicurezza degli impianti nucleari al fine di ridurre i costi, circostanza che avrebbe causato il disastro di Fukushima.

Al terzo posto si è classificata la Samsung, rea – sempre secondo il rapporto – di aver mentito ai suoi dipendenti sull’uso di sostanze tossiche nei laboratori.

Dal Canada al Mozambico, abusi e violenze

Vale ha conquistato il riconoscimento di Peggior impresa del 2011 da parte di Greenpeace.

In Canada, dove la Vale nel 2006 ha acquisito la International Nickel company of Canada (Inco), i minatori sono abituati a lunghi scioperi a causa delle precarie condizioni salariali e contrattuali. Inoltre, per espropiare i terreni per la creazione di nuove miniere, la multinazionale brasiliana non risparmia l’uso della forza: è avvenuto in Mozambico, con il trasferimento forzato di migliaia di persone dalle loro proprietà.

RICORSO A MILIZIE PARAMILITARI. O in Perù, dove gruppi di paramilitari sono stati assoldati per reprimere le etnie locali. E, ancora, in Nuova Caledonia, dove gli impianti hanno causato l’inquinamento di un ampio territorio abitato da popolazioni indigene.

Tuttavia è in casa propria che Vale dà il meglio – si fa per dire – di sé. In Brasile le sue industrie sono responsabili del 4% delle emissioni totali di CO2, e usano 1,2 miliardi di metri cubi di acqua all’anno che equivalgono al fabbisogno di 22 mila persone. Nel 2009, inoltre, Vale ha scaricato in fiumi e oceani 114 milioni di metri cubi di scarichi industriali e olio.

1,6 MLD IN INTERVENTI SOCIOAMBIENTALI. In sua difesa, la multinazionale ha pubblicato un comunicato sul suo sito internet in cui ha spiegato di essere «a conoscenza che l’attività mineraria produce forti impatti ambientali». E, per questo, si è impegnata «a controllarli e ridurli», aggiungendo che nel 2012 investirà 1,6 miliardi di dollari in interventi socioambientali.

I vertici dell’impresa hanno poi ricordato che le politiche aziendali sono basate su una «guida dei diritti umani» in cui si indicano anche le condizioni lavorative dei propri dipendenti.

La diga di Belo Monte e la devastazione dell’Amazzonia

Ma non è tutto. Vale è anche il maggiore azionista del consorzio incaricato di costruire la contestata diga di Belo Monte, nel cuore dell’Amazzonia, che secondo gli esperti di Public eye awards comporterà disastrose conseguenze sociali e ambientali, come il trasferimento forzato di 40 mila indigeni residenti. L’opera, che prevede la deviazione del fiume Xingu in un bacino artificiale, devasterà l’ecosistema fluviale, che è alla base della loro sopravvivenza. Si tratta di un progetto da 17 miliardi di dollari necessario a Vale per garantirsi l’approvvigionamento di energia a buon mercato per le sue attività estrattive in Amazzonia.

IL TAVOLO CON LE COMUNITÀ LOCALI. Le comunità locali, appoggiate da Justiça nos trilhos (Giustizia sui binari), gruppo che riunisce varie associazioni e comitati per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti degli indigeni, puntano a sedersi al tavolo con i dirigenti per cercare un compromesso.

Anche se l’area di Carajas, nell’Amazzonia centro-orientale, è il più grande bacino minerario e metallurgico del mondo e difficilmente l’impresa si lascerà sfuggire l’affare.

PROPAGANDA E PUBBLICITÀ. Finora Vale è stata imputata in 111 processi ed è stata oggetto di 150 inchieste giudiziarie, con accuse che vanno dalla violazione dei diritti dei lavoratori fino all’inquinamento aggravato. Condanne e multe non sono riuscite a scalfire il colosso minerario e nemmeno a compromettere la sua immagine, «grazie soprattutto», si legge nel rapporto, «alle campagne di propaganda molto ben finanziate dai media mainstream».

Ora che l’azienda brasiliana è condannata a portare per tutto il 2012 il fardello di impresa peggiore del mondo, gli organizzatori del premio Public eye awards sperano che le pressioni serviranno a riportare Vale alle sue responsabilità, ma soprattutto a spingere i governi a far rispettare la legislazione in materia di corporate social responsability.

Fonte: www.lettera43.it

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • WORLD NEWS
  • ECOLOGIA
  • ABOUT
  • CONTACT