Home»Nonviolenza»Salute naturale»Troppa igiene favorisce l’asma. Colpa del batterio che non c’è

Giulia Belardelli

Crescere in una campana di vetro, dove tutto è sempre pulito e sterilizzato, potrebbe avere i suoi effetti collaterali. L’idea, nota come “ipotesi dell’igiene”, non è nuova agli immunologi che da anni si interrogano sul perché, nel mondo industrializzato, sia aumentata l’incidenza di allergie e malattie autoimmuni. Ora, per la prima volta, un gruppo di ricerca europeo ha scoperto il meccanismo in base al quale un batterio dello stomaco (il celebre Helicobacter pylori) è in grado di proteggere dall’asma.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, rappresenta il primo caso in cui la correlazione tra esposizione ad agenti patogeni e malattie allergiche – finora solo ipotizzata sulla base di dati epidemiologici  –  trova una spiegazione funzionale.

La ricerca, condotta nei laboratori dell’Università di Zurigo, si è concentrata sul comportamento dell’Helicobacter pylori, un batterio che ha fatto dello stomaco umano il suo habitat preferito e oggi vive negli stomaci di metà della popolazione mondiale. La sua distribuzione è tutt’altro che uniforme: la maggior parte delle infezioni, infatti, avviene nei paesi in via di sviluppo, mentre nel cosiddetto mondo industrializzato sta progressivamente scomparendo. Di solito, il microbo viene associato ai nomi di Marshall e Warren, due scienziati australiani che per primi riuscirono a coltivarlo in vitro e a collegarne la presenza nello stomaco alla gastrite e all’ulcera (meritandosi così il Nobel per la Medicina nel 2005). Successivamente, l’infezione da H. pylori è stata associata anche ad altre malattie, tra cui il cancro gastrico, la malattia da riflusso gastroesofageo e l’anemia da deficit di ferro.

Ora, però, il gruppo guidato da Anne Müller ha portato alla ribalta il batterio per una sua proprietà positiva: la capacità di scongiurare, per lo meno nei topi, lo sviluppo dell’asma allergica. Secondo i ricercatori, infatti, H. pylori è in grado di “riprogrammare” alcune cellule del sistema immunitario in modo da attivare, al posto di una risposta immune aggressiva, una risposta tollerogenica, ovvero l’arresto di ogni offensiva. Questa situazione, oltre a consentire al batterio di sopravvivere, previene l’insorgere di reazioni immunitarie non desiderate agli allergeni, proteggendo così dall’asma allergica.

Per comprendere il meccanismo per cui l’infezione di un batterio nello stomaco può avere effetto sui polmoni bisogna entrare nel vivo della battaglia che ha continuamente luogo tra le nostre difese immunitarie e gli astuti meccanismi di risposta degli organismi patogeni. Il batterio, un volta infettato lo stomaco, entra in una specie di lotta con il nostro sistema immunitario e in particolare con i linfociti T e le cellule designate a riconoscerlo e lanciare l’allarme: vale a dire le cellule dendritiche. In condizioni normali, queste cellule, quando incontrano il batterio, ne riconoscono la pericolosità e attivano i linfociti T che eliminano l’infezione. Per difendersi, però, il microrganismo ha sviluppato a sua volta dei sistemi di protezione: come hanno mostrato i ricercatori, l’H. pylori è infatti capace di mandare in tilt le cellule dendritiche attraverso una serie di segnali.

“In particolare – ha spiegato Müller – abbiamo scoperto che il batterio è in grado di bloccare l’attivazione delle cellule dendritiche non solo impedendo l’attivazione dei linfociti T, ma addirittura spingendo queste cellule a diventare dei linfociti T regolatori, ovvero cellule specializzare nello spegnimento di risposte immunitarie”. In questo modo, se da un lato il batterio si salva diventando un abitante fisso dello stomaco, dall’altro i linfociti regolatori (che invece possono muoversi tranquillamente tra i diversi organi) inibiscono anche altre risposte immunitarie, tra cui quelle generate dagli allergeni.

Lungi dal consigliare un’infezione di massa da Helicobacter pylori, lo studio europeo (cui hanno collaborato centri di ricerca svedesi, tedeschi e olandesi) rappresenta la prima prova a favore della cosiddetta “ipotesi dell’igiene”, ossia dell’esistenza di un collegamento tra la recente impennata del numero di persone che nel mondo industrializzato soffre di asma e reazioni allergiche e la diminuzione dei contatti con i microbi, tra cui appunto H. pylori.

Questa ipotesi (detta anche “dei vecchi amici”) vede i nostri corpi come degli ecosistemi che stanno perdendo colpi a causa della rapida riduzione (sia in termini numerici che di varietà) dei microrganismi con cui, storicamente, i nostri antenati hanno avuto a che fare. L’idea è che il nostro sistema immunitario, evolutosi in condizioni in cui l’esposizione a organismi infettivi (più o meno benigni) era costante e continua per tutto il corso della vita, dipenda da questi “incontri” per svilupparsi nel migliore dei modi.

Con l’introduzione delle moderne pratiche di igiene (dalla sterilizzazione dell’acqua alla refrigerazione dei cibi), i nostri “ecosistemi personali” sarebbero cambiati troppo in fretta per la genetica, nel senso che il sistema immunitario non avrebbe avuto il tempo di adattarsi alle nuove condizioni. La conseguenza – argomentano i sostenitori – è l’aumento delle malattie autoimmuni e dei disordini immunologici, che non a caso sono molto più comuni nel paesi industrializzati che in quelli più poveri.

Secondo Kouji Matsushima e Shigenori Nagai, due scienziati giapponesi che allo studio della Müller hanno dedicato un commentario, “questi risultati rafforzano l’idea, già di per sé intrigante, dell’esistenza di un legame tra l’esposizione infantile ad agenti patogeni e la comparsa di malattie allergiche”. Tuttavia, molti aspetti di questo fenomeno di “scudo dall’asma associato all’infezione” rimangono ancora misteriosi. Ci vorrà infatti del tempo prima di capire in che modo rimettere in riga i nostri sistemi immunitari, a quanto pare un po’ provati da un’attenzione talvolta ossessiva alla pulizia e alla sterilizzazione di ciò che ci circonda.

Fonte: www.repubblica.it

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