Home»Nonviolenza»Salute naturale»Telemedicina, curarsi in remoto da casa

Martina Pennisi

Nei prossimi 30 anni la popolazione degli ultra 65enni è destinata a raddoppiare in Europa. Motivo per cui, l’Ue ha inserito fra gli obiettivi dell’ Agenda digitale 2020 chiare indicazioni sulla sanità: entro il 2015 i cittadini del Vecchio Continente dovranno poter accedere in modo sicuro ai propri dati medici online ed entro il 2020 i servizi di telemedicina dovranno avere una diffusione elevata. Che cosa vuol dire? Come cambierà il rapporto paziente – medico? 

TELEMEDICINA – Per telemedicina si intendono tutte le tecniche che permettono di curare il paziente a distanza e in merito alle quali è stato fatto il punto nei giorni scorsi a Milano in occasione del convegno E-health da casa: il futuro è già cominciato. È possibile per i pazienti con disturbi cronici (cardiopatici, diabetici, ipertesi, ecc) ricevere cure costanti presso il domicilio? E, passo precedente, quanto siamo vicini, in Italia, a un futuro in cui il nostro profilo sanitario sarà accessibile in modo immediato in formato digitale e con uno standard comune? Lato ospedali, si possono monitorare i pazienti che non sono ricoverati per evitare agli stessi inutili gitarelle al pronto soccorso? 

ESPERIMENTI IN LOMBARDIA – Il Belpaese sta provando a rispondere a questi interrogativi, con la Regione Lombardia a fare da apripista. Sono nati sulle sponde del Po, infatti, la Carta regionale dei servizi (Crs) e il Sistema informativo socio sanitario (Siss): strumenti atti al collegamento degli operatori del settore, delle strutture e dei soggetti coinvolti. L’obiettivo: permettere a ogni cittadino di consultare un fascicolo sanitario elettronico esaustivo sulle informazioni concernenti il suo stato di salute (per accedere bisogna dotarsi di un lettore compatibile con la Crs e i dati disponibili sono quelli degli enti erogatori delle prestazioni sanitarie che hanno aderito al Siss) . Il prossimo 1° aprile si farà un passo ulteriore con la sperimentazione del progetto Creg in quattro Asl. Nell’ area di Bergamo hanno aderito 200 medici di famiglia, che faranno da ponte tra l’ospedale e i pazienti cronici. Presso il domicilio, avverrà un monitoraggio costante della situazione del paziente e i dati verranno inviati all’Asl che li analizzerà in un centrale di raccolta, dalla quale deve partire l’eventuale allarme in merito alla necessità di un ricovero. La gestione informatizzata e comune delle informazioni – è emerso durante il convegno – deve inoltre garantire al paziente un aggiornamento costante sulle scadenze in calendario (visite, cambi di terapie, ecc). 

I COSTI – Lato paziente non c’è nessun costo aggiuntivo. Secondo un studio condotto nel Regno Unito, lo Stato risparmia l’8% sugli esborsi che tradizionalmente comporta il trattamento (solo) in ospedale. Ulteriori dati interessanti della stessa analisi fanno riferimento a una riduzione delle emergenze del 15% e a una flessione del tasso di mortalità del 45%.

A livello organizzativo è ancora indicata come problematica l’individuazione di uno standard di compenso per i professionisti che si imbarcano in progetti di questo genere: i tariffari di medici di famiglia o infermieri che seguono a casa il paziente devono per forza di cose essere rivisti. Il cane si morde un pò la coda, visto che si tratterà di calcoli da fare quando sarà quantificato il risparmio garantito dalla telemedicina. 

PRIVACY – Durante il convegno il tema privacy è apparso come uno dei più delicati: i dati vengono comunicati all’ospedale ed eventualmente alla ditta che realizza soluzioni di supporto come il pacemaker. Chi, ci si è chiesto, è il titolare? Come andranno tutelati quando questi sistemi saranno più diffusi? Domande che necessitano chiare e rapide risposte anche entro i confini comunitari come ha ricordato il DG health and consumer della Commissione europea Michele Zagordo rispondendo a chi parlava di priorità più impellenti – occuparsi del paziente – della protezione delle informazioni personali. A proposito di Vecchio Continente, Zagordo ha fatto riferimento a un giro d’affari di 20 miliardi di euro annui, in considerazione di un raddoppio della popolazione ultra 65enne nei prossimi trenta. 

IL CASO DI MONZINO – Quanto si sta diffondendo nella regione è già realtà nel centro cardiologico di Monzino (Milano). Ci siamo fatti raccontare dal responsabile Telemedicina Cardiovascolare Gianluca Polvani come funziona: “Abbiamo iniziato una sperimentazione nel 2000, adesso riusciamo a monitorare i pazienti nel raggio di 60 km.”, spiega. “Diamo una borsa contenente i device (misuratori di pressione, di glucosio, macchine per l’elettrocardiogramma, ecc) che servono e tutti i giorni contattiamo il soggetto, mattina e pomeriggio. I dati del monitoraggio sono disponibili in ospedale e in casa, in modo che il medico di famiglia o chiunque si rechi presso l’abitazione abbia tutta la documentazione a disposizione”. Il centro è dotato di una centrale operativa, attiva 24 ore su 24, che offre un servizio continuo di teleconsulenza e analizza i dati del monitoraggio in modo tale da “poter cogliere precocemente le alterazioni dello stato di salute e intervenire tempestivamente con le modifiche terapeutiche necessarie”. O, in caso estremo, predisporre il ricovero del paziente. 

Polvani precisa come questa gestione non sia applicabile ai malati di tumore, per i quali è necessario confronto diretto, e tiene a sottolineare quanto sia limitante non poter agire in questo modo con chi vive solo, la regione ha deciso così e Polvani auspica una modifica di quanto previsto con l’eventuale coinvolgimento di infermieri o badanti. Il progetto di Monzino prosegue anche durante la riabilitazione del paziente, con una cyclette che tiene aggiornato l’ospedale sui progressi fatti. Il tutto è carico della regione che “spende il 47% in meno rispetto a quanto è legato alla struttura ospedaliera”, conclude Polvani.

Fonte: www.wired.it

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