Home»World News»Europa»“Gli obesi pesano anche sui conti”. Costeranno il 20% della spesa pubblica

Valeria Pini

TUTTI A DIETA per salvare i conti pubblici. Nel 2025 gli obesi in Italia potrebbero diventare 20 milioni fino a toccare più del 20% della spesa pubblica. Se non verrà affrontata la situazione, nel giro di pochi anni il costo sociale supererà i 30 milioni di euro. Già oggi con quasi 5 milioni di obesi adulti il fenomeno ha un costo di 8,3 milioni di euro. Un prezzo, che senza intervento governativo non potrà che peggiorare, dal momento che secondo l’ultimo studio della Scuola superiore di Pisa Sant’Anna 1, nel 2025 il tasso di obesità potrebbe arrivare al 43% della popolazione. Per affrontare l’emergenza, un gruppo di nutrizionisti ed esperti lancia una campagna per una  “manovra dietetica” che risani i conti pubblici. Insomma una politica che tuteli la salute e il giro vita degli italiani, ma che faccia anche diminuire le spese sanitarie in materia.  L’iniziativa Lotta al sovrappeso e all’obesità. Anno III è stata appena presentata dal Centro Studi Tisanoreica, in collaborazione con Fimmg, Fimp, Federsanità-Anci e Assofarm.

I bambini. Combattiamo con la bilancia per colpa di cibi grassi e zuccheri che mettono a rischio fin dai primi anni di vita. Secondo la Commissione europea Idefics (Identificazione e prevenzione di effetti dietetici e stile di vita indotti in giovani e bambini), il nostro paese registra il primato per sovrappeso e obesità nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 9 anni. Fra l’altro in Italia l’obesità infantile aumenta del 2,5 per cento ogni 5 anni. “La ventilata istituzione di una tassa sul cibo spazzatura 2 da parte del ministro Balduzzi non sarebbe una cattiva idea – spiega provocatoriamente Gianluca Mech, del Centro studi Tisanoreica, impegnato in una campagna anti-obesità che ha coinvolto prima i sindaci e ora anche i parlamentari – , ma è più importante sensibilizzare i medici generici ed i pediatri affinché prescrivano ai pazienti in sovrappeso, diete a basso indice glicemico”. Se la metà degli italiani adottasse questo regime, il tasso di obesità in età adulta “diminuirebbe dal 10 al 5%”, aggiunge Mech presidente della Onlus AssoTisanoreica sottolineando che “1 milione e cinquecentomila obesi in meno, comporterebbero una riduzione di quasi 2,5 miliardi di euro del costo sanitario annuo sostenuto per curarli”. 

Negli Usa ‘crociata’ contro il junk food. In tutto il resto del mondo si sta correndo ai ripari contro l’obesità. A partire dagli Stati Uniti, dove, dopo 30 anni di crescita record, i tassi di obesità (che costa allo stato 147 miliardi di dollari l’anno) sembrano essersi stabilizzati dopo una ‘crociata’ contro il junk food.  Recentemente un gruppo di studiosi ha proposto di tassare anche gli zuccheri 3. Mentre si torna a parlare di una tassa sulle bibite gasate, che comporterebbe non solo un introito di 13 miliardi di dollari l’anno, ma anche un risparmio di 17 miliardi di spese mediche grazie alla riduzione dell’incidenza di diabete e malattie cardiache. In Francia, dove circa il 15% della popolazione adulta è obesa e la spesa per le cure è dell’8%, il ministero della Salute sta valutando di intervenire limitando il numero degli spot televisivi di prodotti ad alto contenuto di zuccheri trasmessi nelle fasce orarie più seguite dai giovani.

In Germania è una malattia nazionale. In Germania, dove l’obesità grave riguarda addirittura il 30% della popolazione, tanto che l’Ocse l’ha definita “malattia nazionale”, i ministeri competenti hanno stabilito un piano d’azione che prevede, tra l’altro, la consegna di un patentino alimentare ai bambini delle elementari, la definizione di standard qualitativi per le mense, l’informatizzazione dell’approvvigionamento scolastico e una campagna anti-anoressia. La Spagna ha superato gli usa nell’obesità infantile (19% contro 16%) ed è in aumento l’8% dei costi totali del sistema sanitario collegato all’eccesso di peso. Per questo il comune di Madrid ha presentato la nuova campagna “Mide tu salud” (misura la tua salute). Più drastiche le misure adottate dalla Danimarca che ha introdotto una tassa sul grasso (burro, latte, carne, pizza ecc.). In Ungheria c’è la “tassa-chips”, sugli alimenti particolarmente zuccherati o salati e sulle bibite con contenuto di frutta inferiore al 25% e sugli energy drink.

Fonte: www.repubblica.it

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