Home»Ecologia»Che cos’è il protocollo di Kyoto?

Anna Lisa Bonfranceschi

1896. Se si cerca una data, la più remota, dietro l’origine del protocollo di Kyoto, si può risalire sino alla fine del Diciannovesimo secolo. In quell’ anno, infatti, il chimico Svante Arrhenius proponeva per primo la teoria del riscaldamento globale, avanzando l’ipotesi che l’anidride carbonica emessa dalla combustione delle fonti fossili (diretta conseguenza della rivoluzione industriale) potesse determinare un aumento delle temperature sulla superficie terrestre. Aveva calcolato che un raddoppio nei livelli di CO2 avrebbe riscaldato il pianeta di 5°C. Con effetti imprevedibili. Sarebbe passato un secolo prima che quel primo allarme si concretizzasse in una contromisura, un impegno reale per cercare di contrastare il riscaldamento globale. Ammesso che esista davvero.

Quando infatti l’argomento di discussione è questo, si manifestano due filoni di pensiero, Climate Gate a parte. Da un lato si trovano gli scienziati impauriti dai possibili effetti che l’attività antropica (e le relative emissioni di gas serra) potrebbero avere sull’ecosistema Terra, dall’altra c’è chi storce il naso, sostenendo che l’aumento dei gas, e quindi delle temperature (se reale), non dipenda dall’uomo, e che faccia (naturalmente) parte delle oscillazioni che si realizzano su grande scala. Per cui anche lo stesso protocollo di Kyoto, la contromisura adottata per contrastare l’aumento dei gas serra, è bene o male (o meglio inutile), a seconda dei punti di vista.

Ma torniamo alla storia. Il protocollo nasce a Tokyo, nel dicembre del 1997, come accordo per ridurre le emissioni di sei gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) da parte dei paesi del  Framework Convention on Climate Change delle Nazioni Unite (Unfccc). Obiettivo: un taglio, da parte dei paesi industrializzati, del 5,2% delle emissioni globali (rispetto al 1990, con target specifici per ogni paese firmatario), da raggiungere entro il 2012, attraverso misure nazionali volte a ridurre l’uso complessivo delle fonti fossili, preferendo quelle rinnovabili. Ma anche attraverso logiche di mercato, come quella dei crediti di emissione: una sorta di bonus per le emissioni evitate con la creazione di diversi progetti, che possono essere commercializzate.

Perché però il protocollo di Kyoto diventasse effettivo, due condizioni sarebbero dovute essere soddisfatte: la ratifica di 55 paesi e la sottoscrizione da parte di quelli rappresentanti almeno il 55% del totale delle emissioni di gas serra del 1990. Solo novanta giorni dopo il raggiungimento di entrambi  i requisiti l’accordo sarebbe entrato in vigore. E ci sarebbero voluti quasi otto anni perché questo avvenisse: il 16 febbraio 2005, tre mesi dopo il sì della Russia (oggi sono 193 gli Stati che hanno firmato l’accordo).

Nel frattempo, però, il protocollo aveva mancato l’appuntamento con il suo maggiore protagonista: gli Stati Uniti dell’amministrazione Bush, che nel 2001, adducendo pericoli per l’economia a stelle e strisce, si erano rifiutati di farne parte. Con tutte le polemiche del caso: responsabili delle emissioni globali per uno stratosferico 25%, gli Usa non ritenevano logico che paesi come Cina e India, pur essendo grandi produttori di gas serra, non avessero limiti nelle riduzioni, in quanto paesi in via di sviluppo. Nel 2011, a far compagnia agli Stati Uniti sarebbe arrivato il Canada, con l’annuncio dell’uscita dal protocollo, appena un anno prima della sua scadenza.

Fonte: www.wired.it

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One Response to "Che cos’è il protocollo di Kyoto?"

  1. Elena   3 settembre 2012 at 15:01

    molto interessante l’articolo, ho trovato un video che spiega nel dettaglio il protocollo e altro, dagli un’occhiata
    http://www.uninettuno.tv/Video.aspx?v=457
    ciao

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