Home»Ecologia»Ambientalisti sì, ma lasciateci la carta igienica!

Simone Cosimi

Secondo uno studio realizzato dal gruppo Nitro, il 94% dei cittadini americani non è disposto a ridurre il consumo di carta igienica (che costa 27mila alberi abbattuti all’anno) per questioni ambientali. Mentre un terzo, il 30%, non avrebbe problemi a limitare per esempio l’acquisto di libri per sostenere lo sforzo verde e addirittura la metà farebbe a meno dei giornali. 

Le prossime generazioni guarderanno alla carta igienica come uno dei grandi eccessi della nostra era” ha detto al Guardian Allen Hershkowitz, scienziato del Natural resources defence council, “produrre questo genere di prodotto da legname vergine è come guidare in massa degli Hummer, in termini di riscaldamento globale”. Il problema, a ben vedere, dipende dalla digitalizzazione. Sì, perché se fino a qualche tempo fa trovare dell’ottima carta da riciclare scartata dal giornaliero lavoro degli uffici, quella con le fibre lunghe in grado di sfornare fogli sofficissimi, era un gioco da ragazzi, ormai con la smaterializzazione dei prodotti tipici del desk (fotocopie, bozze, appunti, stampate) anche i rifiuti di questo tipo scarseggiano. E la produzione attinge senza pietà alle foreste vergini o a carte di qualità inferiore che gratificano ben poco l’utilizzatore finale. Lo ha sottolineato con una certa arguzia Keira Butler sul blog Mother Jones, riassumendo la soluzione al dilemma in una domanda: riusciremo a vivere con un po’ di prurito in più? 

Sette miliardi di rotoli ogni anno solo in America. Se un singolo eucalipto rende un migliaio di rotoli, gli statunitensi, per pulirsi, utilizzano sette milioni di piante ogni 365 giorni. E, col loro ingenuo gesto, rischiano anche di traghettare verso l’estinzione le ultime, stupende 400 tigri di Sumatra. Come? Sempre acquistando la famigerata carta igienica, in particolare quella realizzata con fibre prodotte dall’Asia Pulp and Paper, il quinto più grande operatore del settore al mondo. A partire dal 1984, quando ha iniziato a lavorare in Indonesia, il gigante cartario avrebbe distrutto, secondo le stime del Wwf Usa, quasi 2 milioni di ettari di foresta tropicale nell’isola di Sumatra, mettendo a rischio la delicata biodiversità.

Fonte: www.wired.it

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