Home»Libri»Amazon punta sulla non-libreria

Gabriele Battaglia

Amazon sta per aprire un negozio a Seattle, un esperimento-pilota per valutare la possibilità di lanciare una vera e propria catena commerciale. L’indiscrezione circola da giorni e segnerebbe un cambiamento non da poco: la più grande libreria virtuale del mondo diventa reale, fisica. È forse un ritorno al vecchio negozio di libri?

Niente affatto, perché secondo la notizia che circola in rete – e che parrebbe arrivare da anonimi insider della multinazionale di Jeff Bezosil negozio non venderà libri, bensì Kindle – lettori di e-book – e software connesso.

Una libreria che non vende libri, bensì il modo di leggerli. La scelta è giustificata dalla necessità di non “fare magazzino” e di commercializzare solo prodotti che diano ampio margine di profitto. Se Amazon anticipa i tempi, sembrerebbe quindi che nel futuro dell’editoria ci sia sempre meno spazio per il buon vecchio libro-oggetto.

Anche in Italia si discute sempre più delle nuove modalità di lettura. Ma “gli editori italiani prendono in genere un grosso abbaglio: confondono e-book e e-reader”, commenta WuMing 1, dell’omonimo collettivo di scrittori. “Ritengono che diventeranno ricchi cavalcando quest’onda della lettura elettronica. In realtà, il mercato in crescita non è tanto quello degli e-book, bensì quello degli e-reader come il Kindle di Amazon, i terminali di lettura. Poi la gente si scarica i libri crackati in rete. Quindi il profitto, se c’è, è di Amazon, non necessariamente degli editori tradizionali”.

E questo spiegherebbe anche perché quando decide di trasferirsi dal virtuale al fisico, Amazon sceglie di vendere i suoi device elettronici e non libri di carta.

“Certo, ad Amazon non conviene aprire librerie che vendano libri di carta, anche perché dovrebbe passare per i distributori che, almeno per quanto riguarda l’Italia, si prendono il 40 per cento. Non potrebbe applicare gli sconti che applica ora. Gli editori italiani non capiscono che se vogliono cavalcare l’onda dell’e-book non possono vendere agli stessi prezzi di prima.”.

Secondo Nicola Lagioia, autore del pluripremiato “Riportando tutto a casa” e tra i curatori del blog minimaetmoralia.it, “per la letteratura il supporto non è così importante: è indifferente se leggo la Divina Commedia su un libro, un incunabolo, un papiro o un Kindle”.

Il problema, per quanto riguarda l’editoria che vuole cavalcare la lettura elettronica, è un altro: “Gli editori italiani non capiscono che se il mio ultimo libro cartaceo costa 12 euro, non possono far pagare l’e-book 8 euro, perché nessuno lo compra. È inspiegabile, tra l’altro, visto che non hanno costi per la carta, il magazzino, la distribuzione e la libreria”.

Quanto agli scrittori, “se la casa editrice mi chiede un racconto da distribuire online, lo fa pagare 1 euro e mi offre il 25 per cento del suo guadagno, finisce che io guadagno 15 centesimi a download. È chiaro che a quel punto preferisco vendere il mio racconto attraverso un mio blog e tenermi tutti i soldi”. Oppure, lo scrittore bypasserà sempre più le casi editrici per rivolgersi direttamente al commercio elettronico rappresentato da Amazon.

Tuttavia, “Amazon applica ancora una volta una logica da supermercato – continua Lagioia – non c’è dietro un’operazione culturale. La facilità di fruizione che ti consentono il Kindle o altre forme di lettura elettronica ci piace. Ma la cosa importante sarà capire, attraverso la discussione in rete, se quel dato libro esiste. Quindi vincerà chi riuscirà a costruire attorno a sé una community di lettori, superando anche Amazon che ti dà consigli di lettura solo in base a un algoritmo”.

Nel mondo della lettura online, in definitiva, ci sarà sempre meno spazio per i supermercati del libro, e sempre più per chi offre valore aggiunto.

La rivoluzione è già in corso. Apre nuove prospettive. Ma non tutti sembrano accorgersene

Fonte: www.eilmensile.it

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