Home»World News»Africa»2030: 3 miliardi di persone condannate alla povertà

Francesco Musolino

L’Onu ha lanciato l’allarme: se non si darà vita in tempi rapidi ad una nuova politica economica globale, nel 2030 ben 3 miliardi di persone saranno condannate alla povertà. 

In un rapporto destinato, speriamo, a non cadere nel vuoto, le Nazioni Unite hanno messo nero su bianco previsioni spaventose che ribadiscono come l’attuale modello di sviluppo globale non sia più tollerabile. 

Ma quali sono i rischi concreti?

Cibo

La quota dei sette miliardi è stata già sfondata e tenendo conto sia della longevità acquisita che del tasso di natalità, le Nazioni Unite stimano che nel 2040 saranno 9 miliardi gli abitanti del pianeta Terra. Per tale motivo, già nel 2030, sarà necessario aumentare la produzione alimentare addirittura del 50%. È vero che il numero di persone che vivono in assoluta povertà è sceso al 27% (era al 46% nel 1990), il miglioramento degli stili di vita e le richieste dei consumatori, determinano uno sfruttamento indiscriminato delle risorse alimentari, pur non esente da sprechi. 

Carburante

I carboni fossili non sono infiniti e il progressivo aumento del prezzo dei barili di greggio lo chiarisce quotidianamente. Al di là dei giochi di potere dei paesi produttori, è ovvio che tutte le risorse energetiche dovranno essere supplite prima che sia troppo tardi. Una volta esaurito il petrolio saremo finalmente pronti per le macchine elettriche e ad idrogeno o si continuerà ad attendere ancora? Inoltre, vista l’endemica necessità di cibo, sarà probabilmente impensabile ricorrere a pratiche che comporteranno un forte sfruttamento del territorio come il bioetanolo (ovvero l’utilizzo per fini non alimentari della canna da zucchero), attualmente molto diffuso soprattutto in alcune aree sudamericane 

Energia

Il consumo energetico stimato è destinato a salire del 45% per il 2030. Una percentuale talmente alta da lasciare stupefatti eppure proprio l’energia dovrebbe essere il punto più facilmente risolvibile. L’Europa dovrebbe, già dal 2016, fare a meno del nucleare grazie al sole tunisino ma sarà necessario incentivare al massimo l’utilizzo delle risorse alternative, massimizzando anche geotermico ed eolico, oggi ancora ai margini dell’applicazione su larga scala. 

Acqua

Le stime ONU valutano per il 2030 un consumo di acqua maggiorato del 30%. Un passo piccolo ma concreto consisterebbe nell’orientare il consumo domestico sui depuratori e i sistemi di filtraggio ma indubbiamente, sia l’acqua che gli ecosistemi marini dovrebbero essere gestiti in modo assai più efficiente per garantire un loro“sfruttamento etico”, ponendo termine tanto alle speculazioni che agli sprechi. 

Finanza e rating

Sarebbe auspicabile – ma certamente poco popolare – introdurre a livello mondiale, una tassazione e una stretta regolamentazione tanto delle emissioni che dei carburanti fossili, per costringere le nazioni a modificare sia le politiche energetiche che le priorità di crescita e sviluppo.

Di conseguenza gli istituti bancari dovrebbero essere riformati in modo da garantire incentivi a lungo termine solo per gli investimenti a favore dello sviluppo sostenibile, disincentivando le iniziative nocive per l’ambiente e le risorse non rinnovabili. 

…Adesso? Adesso!

L’obiezione più ovvia riguarda il fatto che si sta attualmente affrontando, con fatica, una recessione mondiale e dunque potrebbe non esserci spazio per una presa di coscienza. La replica giunge da Connie Hedeegard, commissario UE per il clima: “Oggi manca una ferma volontà politica –ma l’attuale crisi economica, offre lo spunto per riforme importanti affinché nel prossimo vertice di Rio+20 (20-22 giugno, ndr), si possa tracciare una rotta per un modello di crescita sostenibile per il 21° secolo”.

Fonte: www.wired.it

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