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4G - Banda Larga Mobile

Beppe Grillo

Saresti disposto a scaricare questa pagina del Blog sul tuo telefonino 4G a, diciamo, il doppio della velocità se questo comportasse un aumento significativo del rischio di ammalarti di cancro? Io no, ma chi ha previsto l’abbassamento dei limiti dell’elettrosmog nel decreto sviluppo dello scorso ottobre sembra pensarla diversamente. Se si ha il dubbio che una nuova tecnologia possa essere dannosa, questa va considerata tale a meno che non si dimostri il contrario. È il principio di precauzione. E adesso scarica pure senza problemi.

Intervista a Claudio Poggi, Ingegnere elettronico:

Migliaia di antenne in più

Un saluto agli amici del blog di Beppe Grillo, col nuovo anno stanno arrivando delle sorprese. Ce n’è una che non conosciamo, si chiama Lte, acronimo di Long Term Evolution. È un’evoluzione della rete telefonica. 

A settembre di quest’anno il Governo italiano ha incassato quasi 4 miliardi dalla vendita delle frequenze telefoniche per la Lte. Ma cos’è? È una tecnologia che permetterà l’accesso alla banda larga mobile. È un’ottima notizia per quelli che non sono raggiunti dal doppino telefonico, perché potranno avere accesso finalmente a Internet molto veloce senza dover pagare prezzi stratosferici per installazioni. Però per altri, me incluso, è una cattivissima notizia perché in realtà comporterà un incremento dell’inquinamento elettromagnetico. Sarà necessario, visto che la Lte non è compatibile con le tecnologie preesistenti, stendere una nuova rete di apparati. Ci saranno alcune migliaia di antenne in più, oltre quelle che ci sono già per la telefonia. Qualcuno dirà: “Va beh, ma intanto ci sono i controlli”. È vero, le Arpa fanno bene il loro lavoro, però devono applicare la legge. Allora vediamo quali sono le leggi dello Stato italiano per regolamentare l’inquinamento elettromagnetico. Ce ne sono di due tipi: l’inquinamento elettromagnetico che ci deriva dall’antenna che abbiamo sulla testa o nella casa di fronte a noi, e l’inquinamento elettromagnetico che ci deriva dal telefonino che teniamo in mano. Per il primo, nel 1997 uno scienziato che si chiama Livio Giuliani sviluppò un approccio scientifico molto buono, col quale ha identificato limite dei 6 volt per metro. Questo limite fu recepito dalla legislazione italiana nel 1998. È un ottimo limite, tant’è vero che è stato recepito anche dalla vicina Svizzera. Hanno recepito soprattutto il background culturale e scientifico che stava alle spalle. Anche altri stati lo hanno recepito, per esempio i cinesi. I cinesi hanno portato il limite un po’ più in alto, riferendosi però allo stesso background scientifico.

Questo limite dei 6 Volt/metro ha però sempre dato fastidio e ci sono stati vari tentativi di modificarlo. L’ultimo è stato il 24 ottobre 2011, quando nel Consiglio dei Ministri è stata portata una bozza che prevedeva un depotenziamento. Si propose di computare i 6 Volt/metro non nell’intervallo classico di 6 minuti (si usano 6 minuti perché in questo intervallo di tempo il corpo umano ha il 95% di variazione della temperatura), ma in 24 ore. È ovvio che nel computo sarebbero finite anche le ore, per esempio quelle notturne, in cui non c’è traffico e quelle in cui durante il giorno il traffico è inferiore. 

Cosa è successo poi? Sono intervenute parecchie personalità, parecchi enti anche istituzionali e questo depotenziamento dei 6 Volt/metro è stato ritirato. Ma non è sparito. Dov’è andato a finire? È andato a finire della nuova legge “Salva Italia” del Governo Monti. Quella che oltre a tartassarci con tante tasse, ci tartasserà con tanti campi elettromagnetici. È inutile che vi dica come sia assurdo il fatto che una norma così squisitamente tecnica sia prevista da una norma così squisitamente legislativa. 

Questa forzatura come si può spiegare? Forse perché ci si aspetta che l’inquinamento elettromagnetico salga moltissimo con la nuova Lte, ma non è tutto. Oltre alle radiazioni che dobbiamo subire in arrivo dalle antenne, ci sono anche quelle che arrivano dai cellulari che usiamo normalmente. La legge 36/01 stabiliva che entro 120 giorni il Governo dovesse emettere un regolamento per i dispositivi mobili. Non è avvenuto fino al 2003, quando la legge 36/03 ha assunto una raccomandazione europea che prevede un limite di 2 Watt per chilogrammo. Ciò è grave, non solo perché 2Watt per chilogrammo alle frequenze che ci interessano, significa che il limite non è più 6 V/metro ma è oltre 260 Volt/metro, e perché noi il quadro scientifico in cui era stata concepita tutta la nostra protezione da campo elettromagnetico è stato disconosciuto dal nostro Governo.

Il principio di precauzione

Qualche tempo fa abbiamo visto un articolo che diceva “assolti i telefonini” e siamo andati un po’ a vedere, quale fosse la causa di questa assoluzione, la causa era uno studio danese che era stato pubblicato nell’ottobre 2011. Diceva cose assolutamente diverse. Innanzitutto era uno studio che prendeva in considerazione dati solo fino al 1995, quando si utilizzava una tecnologia diversa da quella di adesso (adesso si usa il Gsm e l’Umts che sono tecnologie digitali e fino al 1995 si è usato soprattutto Tacs e Etacs che sono tecnologie analogiche), poi c’è uno svarione veramente incredibile. Pensate che in questo studio che assolve i telefonini, vengono considerati come grandi utilizzatori coloro che fanno telefonate per 3 minuti al giorno, quindi mi sembra che questo dica tutto. 

Ma è possibile che non ci sia qualcuno che dica una parola definitiva sulla nostra salute, che non si preoccupi, un’organizzazione nazionale o sovranazionale? In realtà le risposte dalle autorità sanitarie non ci sono, perché le autorità sanitarie sono lente, sono lente perché devono avere a che fare con i loro strumenti, con la loro scienza, quindi devono fare per esempio indagini epidemiologiche e un’indagine epidemiologica richiede molti anni, pensate per esempio il tempo di latenza di un mesotelioma pleurico, il tumore dell’amianto si sviluppa anche in 30 anni. 

Quindi bisogna dire che in realtà le autorità sanitarie non sono lente, sono semplicemente più lente, ma più lente di che? Dell’industria, è ovvio, per l’industria è cruciale il time to market, cioè il tempo che passa da quando una tecnologia è stata concepita, è stata messa a punto, a quando viene poi data in pasto al mercato. È ovvio che chi arriva prima sul mercato ha anche il vantaggio competitivo sugli altri, questa fretta di arrivare sul mercato fa sì che magari non si facciano degli studi approfonditi per il lungo termine e cose di questo genere. 

Questa è la causa per cui ci si accorgerà, temo, che i campi elettromagnetici e quell’altra cosa che sono gli insetticidi neonicotinoidi, stanno facendo molti danni, spero di sbagliarmi ovviamente! 

Un esempio di questa introduzione precipitosa della tecnologia, di questa doppia velocità, le istituzioni che sono costrette per forza di cose a andare lente e invece le industrie che sono costrette a andare veloce, lo si vede ovunque. Un esempio classico è quello del Wi-fi. Ormai tutti ce l’hanno perché non è più possibile trovare un modem o un router che non abbia l’antennina del Wi-fi, ma nessuno vi dice: “senti se non lo usi spegnilo, di notte non dormire con il Wi-fi attaccato perché non è vero che dà un campo basso“. Nessuno ve lo dice. Non ve lo dice chi ve lo vende e fa bene a non dirvelo perché le norme d’uso non deve dirle lui, ma deve dirle il manuale, beh ma se andate sul manuale non trovate niente lo stesso, perché il manuale che è stato redatto certamente in conformità con le norme CEE deve accogliere le raccomandazioni delle autorità sanitarie e le autorità sanitarie non dicono nulla, perché anche loro hanno il ritardo di cui dicevo prima. 

Come si esce da questa cosa? Si esce con una norma che tra l’altro è stata accolta anche dalla legislazione europea, si potrebbe uscire, questa norma è “il principio di precauzione”, ovviamente la gente il principio di precauzione se lo dice un po’ come vuole, ma un principio di precauzione che piace molto a me è: un danno temuto deve essere considerato come un danno accertato, fino a quando non si dimostri il contrario, ma si sa che la strada che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni!

Fonte: www.beppegrillo.it

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