Home»Ecologia»NegaWatt: diminuire i consumi di energia aumentando i servizi
Manifesto del Negawatt

Thierry Salomon è un ingegnere francese che ha fondato l’associazione Négawatt attraverso cui diffonde il concetto dei Watt negativi ossia l’energia risparmiata attraverso una tecnologia o un comportamento, misurata proprio in negawatt. Il Manifesto recentemente pubblicato sta ottenendo un gran successo editoriale e dimostra che almeno in Francia l’interesse verso la transizione è un argomento che sta particolarmente a cuore.

I tre assi su cui si fonda sono sobrietà, efficcacia e rinnovabili. Il nucleare è decisamente tenuto fuori da questo processo. Lo spiega bene Salomon durante l’intervista rilasciata a Actu-Environnement dove racconta l’origine del movimento:

L’originalità di negaWatt sta nel dare un nome alle cose. Fino a ora non è stata nominato il risparmio energetico. In questo concetto è incluso un costo di riduzione, una sorta di inceppo che non riflette completamente l’immagine positiva che deriva da sobrietà e efficacia energetica. La nostra idea è positivizzare i negaWatt, renderli visibili, quantificarli e metterli a confronto mostrando il non consumo di energia con il consumo di energia. L’ispiratore del movimento è Amory Lovins (noi ne scrivevamo con qualche polemica qui). L’obiettivo è differenziare il servizio energetico dal consumo di energia. In altre parole: si può assolutamente ridurre il consumo di energia senza che diminuisca la qualità del servizio, anzi si potrebbe anche accrescere.

Ma da dove si potrebbe cominciare? Spiega Salomon che una prima istituzione che dovrebbe essere creata proprio per gestire il passaggio è una Alta Autorità della transizione energetica dotata di poteri e mezzi:

Secondo punto: fissare visione e ritmo della transizione attraverso una legge quadro sull’energia, che dia una vera visibilità ai cittadini, alla collettività, agli imprenditori per evitare situazioni di stop an go o crisi. Questa legge dovrebbe essere sintetica, chiara e che definisca gli orientamenti per i prossimi 5-10 anni. Infine è necessario che le comunità locali rimettano le mani sulle loro risorse energetiche, chiave della regolazione dell’energia, della produzione e del consumo.

Sostanzialmente definisce nell’energia di transizione il passaggio alla microgenerazione il che può avvenire evidentemente in maniera agevole per tutte le piccole comunità. Ma questa sembra essere solo una parte della soluzione. Infatti Salomon precisa ancora:

Ci sono tre punti forti. Il primo ruota intorno alla sobrietà e l’efficacia che si traduce, ad esempio, in un grande programma di rinnovamento degli edifici. La sobrietà deve entrare a far parte dei piani di urbanizzazione, nella mobilità, nell’occupazione dello spazio. Secondo punto di forza: il passaggio verso le rinnovabili per tutte le necessità. Terzo punto di forza. la flessibilità delle rinnovabili grazie alla varietà i fonti. Se ognuno di noi usa 80 watt per sostenere il proprio metabolismo, di fatto consumiamo, almeno in Francia, 7000 watt per consumi energetici vari: casa, trasporti, industria. E’ qui che dobbiamo intervenire nel ridurre il consumo almeno del 40% attraverso un servizio energetico più efficiente. L’idea è ritornare a meno di 2000 watt ma ottenuti da energie rinnovabili.

Insiste Salomon sulla riduzione degli sprechi attraverso coibentazioni efficaci, ad esempio. E sostiene che per risparmiare sul riscaldamento, ad esempio, è sufficiente un buon isolamento termico dell’edificio perché abbassare la potenza consente di ottenere margini di manovra sulla rete. A mancare all’appello però la volontà politica di portare cittadini e stati verso il punto di transizione.

Fonte: www.ecoblog.it

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