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La città? È come una startup

Servizi, talento, capitale e cultura: far crescere una città è come gestire una nuova azienda. Parola di esperto. 

Philip Di Salvo

I sindaci alla ricerca della ricetta perfetta per guidare la loro città possono guardare al modello delle startup. Lo dice a TechCrunch, Jon Bischke, fondatore di Rg Labs, mettendo in luce le analogie tra la professione di primo cittadino e quella di startupper, che non sono affatto poche. Prima di tutto una città deve rispondere alle esigenze dei suoi abitanti fornendo servizi e opportunità di cui le persone sentono il bisogno. Allo stesso modo una nuova impresa che si affaccia sul mercato deve individuare un bisogno espresso – o non espresso – dai potenziali clienti. Il lancio di un prodotto deve dare risposte, meglio ancora, far nascere domande. Niente di diverso da quello che una città dovrebbe fare. Ad esempio, i cittadini vogliono leggere? Ciò significa che sussistono i presupposti per aprire una biblioteca più efficiente. Seguendo lo stesso ragionamento, se una città ha bisogno di nuovi posti di lavoro perché non creare il terreno fertile per nuovi investimenti e startup?

I risultati più brillanti non si raggiungono però per caso. Certo, una componente di fortuna – che non è però mai casuale, ma la conseguenza dell’essersi posti nelle condizioni migliori – serve sempre, ma occorrono talento e competenza. Come un imprenditore cercherà di raccogliere attorno alla sua impresa le migliori professionalità disponibili sulla piazza, allo stesso modo l’amministrazione cittadina dovrebbe essere messa in mano a uno staff competente e talentuoso. Acquistando Gowalla, Facebook compirà un grosso passo avanti nei suoi servizi di geolocalizzazione. Allo stesso modo se New York sostenesse la costruzione di un nuovo campus universitario, le sue quotazioni come polo culturale crescerebbero. Un sindaco deve impegnarsi nell’attrarre quanta più qualità possibile, comprese le persone.

Chiaramente, la capacità di attirare eccellenze non può prescindere da un budget adeguato. Il paragone tra città e startup allora si fa ancora più stretto. Bischke fa notare come la Silicon Valley non sia diventata quello che è per caso, ma per la disponibilità sul campo di investitori e capitali messi a disposizione dalle imprese. Se ci sono soldi le buone idee si svilupperanno, altrimenti andranno altrove. Perché dovrei vendere il mio brevetto a un’azienda che non mi farà un buon prezzo? E allo stesso tempo per quale ragione dovrei impiantare il mio business in un posto economicamente depresso che non mi dà alcuna garanzia di crescita?

Successo, prestigio e budget vanno a braccetto.

Chiaramente la richezza fine a se stessa non genera qualità se non è affiancata alla cultura. Una città non può diventare prospera se difetta di vivibilità o di un tenore di vita alto e attrattivo. La città cresce se muovendosi, le persone percepiranno un cambiamento positivo nelle loro condizioni di vita. Ingrediente fondamentale per attrarre quelle eccellenze cui si faceva riferimento alla voce talenti.

Talento, cultura, capitale e saper interpretare i desideri della propria utenza sono gli ingredienti fondamentale per un’amministrazione illuminata. Startup o città, le differenze sono poche, d’altronde come ha detto Shervin Pischevar di Menlo Ventures all’ultima edizione di Le Web a Parigi: “il mondo è una startup”.

Fonte: www.wired.it

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