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Senza petrolio sarà un 2012 meno nero

Contro il vecchio ordine energetico i ragazzi scendono in piazza. Ci salverà la terza rivoluzione industriale. Quella verde e solidale. Lo dice il guru della sostenibilità.

Jeremy Rifkin

È già successo, in passato: nel 1848 e nel 1968. La gioventù del mondo è scesa nelle strade per protestare contro le iniquità dei regimi politici autocratici e contro la rapacità degli interessi economici, rivendicando il fondamentale diritto degli esseri umani a partecipare come cittadini, e su basi di uguaglianza, agli affari della società. Il 15 ottobre scorso milioni di giovani – e i loro genitori, e i loro nonni – hanno riempito le piazze delle metropoli e delle cittadine di tutto il mondo, prendendosela con un sistema economico che favorisce un 1 per cento di ricchi a spese del restante 99 per cento degli abitanti del pianeta. I manifestanti sono esasperati per la mancanza di posti di lavoro. Sono arrabbiati con i governi che concedono iniezioni di liquidità alle banche e sussidi ai colossi aziendali mentre tagliano servizi pubblici vitali per le classi medie e inferiori. E sono preoccupati per il costante cambiamento climatico indotto dalle emissioni di anidride carbonica di origine industriale, che a questo punto minaccia di innescare l’estinzione della vita sulla terra. 

Di recente ho passato del tempo in compagnia degli organizzatori del 15 ottobre in Spagna e Italia – i paesi che hanno ospitato le più vaste proteste di piazza. Ne sono uscito con la netta impressione che i giovani di questi paesi, e quelli di tutto il mondo, siano interessati a qualcosa che va oltre una semplice riforma delle politiche e delle pratiche economiche correnti. Questi giovani sentono che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato proprio nel modo in cui è costituito il sistema politico ed economico e stanno cominciando a cercare una nuova visione economica in grado di ridare il lavoro alle persone, di fondare strutture di governo più dinamiche e di proteggere la biosfera terrestre. Per trovare questa nuova visione è necessaria una comprensione delle forze tecnologiche che accelerano le trasformazioni profonde della società. 

Le grandi rivoluzioni economiche della storia sono avvenute quando si sono compenetrate nuove tecnologie nelle comunicazioni e nuovi sistemi energetici. L’evoluzione dei sistemi energetici rende possibile un commercio più diffuso e integrato.

Le concomitanti rivoluzioni nelle comunicazioni sono in grado di gestire le nuove e complesse attività commerciali rese possibili dai nuovi flussi energetici. Nel diciannovesimo secolo, una tecnologia che permetteva di stampare a buon mercato e l’introduzione delle scuole pubbliche portarono alla nascita di una forza lavoro alfabetizzata dotata della capacità di governare l’accresciuto flusso di attività commerciali consentite dalle macchine a vapore e carbone, facendo strada alla Prima Rivoluzione Industriale. Nel ventesimo secolo, le comunicazioni elettroniche centralizzate – telefono, e in seguito radio e televisione – divennero lo strumento necessario per gestire l’era, più complessa e dispersiva, del petrolio, dell’auto e delle aree suburbane, e la cultura del consumo di massa della Seconda Rivoluzione Industriale. 

La vecchia élite energetica: Iregimi comunicativi/energetici sono il fattore che determina in larga parte l’organizzazione delle società. La Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale poggiavano sui sistemi energetici più centralizzati che siano mai stati concepiti. I combustibili fossili – carbone, petrolio e gas naturale – sono energie elitarie, perché si trovano solo in determinati luoghi. Richiedono un investimento militare significativo perché hanno bisogno di essere protetti e di un’azione geopolitica continua, che ne garantisca l’accessibilità. E richiedono anche sistemi di comando e controllo centralizzati e massicce concentrazioni di capitale per essere estratti dal sottosuolo e giungere agli utilizzatori finali. La capacità di concentrare capitale – l’essenza del capitalismo moderno – è fondamentale per il funzionamento del sistema nel suo complesso. Un’infrastruttura energetica centralizzata, a sua volta, determina le condizioni del resto dell’economia, incoraggiando in ogni settore modelli di business analoghi. 

L’industria del petrolio è una delle più grandi del mondo. È anche l’impresa più costosa che sia mai stata concepita per estrarre, lavorare e distribuire energia. Quasi tutte le altre industrie fondamentali emerse dalla cultura del petrolio e che si abbeverano al rubinetto dei combustibili fossili – la finanza moderna, l’industria automobilistica, quella della fornitura di energia e servizi, le telecomunicazioni – erano, in un modo o nell’altro, similmente predisposte alla grandezza, per questioni di economia di scala. E al pari dell’industria petrolifera richiedono grandi capitali per poter operare e sono organizzate in maniera centralizzata. 

Tre delle quattro compagnie attualmente più grandi del mondo sono petrolifere – Royal Dutch Shell, Exxon Mobil e BP.

Sotto questi tre giganti ci sono cinquecento compagnie globali che rappresentano tutti i settori e tutte le industrie – con un reddito complessivo di 22,5 triliardi di dollari, il che equivale a un terzo del Pil mondiale (62 triliardi di dollari) – e che sono inseparabilmente legate ai combustibili fossili, e ne sono dipendenti, per la loro stessa sopravvivenza. 

Non ci sarebbe neppure bisogno di dire che i beneficiati dell’era del petrolio sono stati, in stragrande maggioranza, uomini e donne nei settori energetico e finanziario e coloro che erano collocati, durante la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale, in posizione strategica lungo le catene di approvvigionamento. 

Nel 2001, i ceo delle più grandi aziende americane guadagnavano, in media, 531 volte quel che guadagnava un lavoratore medio, mentre nel 1980 questo rapporto era solo di 42 a 1. E, cosa ancora più stupefacente, negli Stati Uniti tra il 1980 e il 2005, oltre l’80 per cento di aumento del reddito è finito nelle tasche dell’1 per cento della popolazione.Nel 2007, l’1 per cento dei contribuenti americani (i più ricchi) rappresentava il 23,5 per cento del reddito nazionale, mentre nel 1976 era il 9 per cento. Nel frattempo il reddito medio delle famiglie americane non anziane è sceso e la percentuale di coloro che vivono in povertà è salita. 

Forse la descrizione più calzante dell’organizzazione gerarchica a piramide che ha caratterizzato la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale è la “teoria della distribuzione capillare” – l’idea che quando le persone in cima alla piramide traggono benefici, una ricchezza residuale sufficiente arriva fino alle piccole imprese e ai lavoratori posti sui gradini inferiori della scala economica. Gli standard di vita di milioni di persone sono migliorati, è vero, ma quelli in cima hanno beneficiato in maniera sproporzionata dell’Era del Carbonio, specie negli Stati Uniti. 

La tecnologia internet e le energie rinnovabili stanno cominciando a fondersi per creare l’infrastruttura per la Terza Rivoluzione Industriale (TIR), che nel ventunesimo secolo cambierà la distribuzione del potere. Centinaia di milioni di persone si produrranno in casa, in ufficio e nelle fabbriche la loro energia verde e la condivideranno online. La creazione di un regime di energie pulite e rinnovabili, accumulate nei pressi degli edifici, parzialmente immagazzinate sotto forma di idrogeno, distribuite per mezzo di una internet energetica e collegate a trasporti plug-in e a emissioni zero, costituisce un’infrastruttura a cinque pilastri che genererà migliaia di imprese e milioni di occasioni di lavoro sostenibile.

Le Terza Rivoluzione Industriale porterà con sé anche un’economia più democratica. La natura diffusa delle energie verdi richiede meccanismi di controllo e di gestione più collaborativi e meno gerarchici. E questo nuovo regime energetico laterale costituisce il modello organizzativo per le infinite attività economiche che ne derivano. Una rivoluzione industriale più distribuita e collaborativa conduce a una distribuzione più allargata della ricchezza che genera. Le nuove industrie delle energie rinnovabili e pulite stanno aumentando l’efficienza e riducendo i costi a velocità sempre crescente. E come la produzione e la distribuzione dell’informazione stanno diventando quasi gratuite, lo diventeranno anche le energie rinnovabili. Il sole, il vento, le biomasse, il calore geotermico e l’energia idroelettrica sono accessibili a tutti e non si consumano mai. Il crollo dei costi di transazione nel mondo della musica e dell’editoria, con la diffusione del file sharing di musica, degli e-book e dei blog di informazione, sta provocando, in queste industrie tradizionali, uno sconquasso. Possiamo aspettarci un impatto altrettanto devastante quando i sempre minori costi di transazione delle energie rinnovabili e pulite consentiranno di produrre e condividere beni e servizi in ampie reti sociali con scarso impegno di capitale finanziario. 

La democratizzazione dell’economia procede di pari passo con quella del governo. La generazione internet segue una nuova agenda. La loro politica ha poco in comune con la dicotomia destra – sinistra che ha caratterizzato la Prima e Seconda Rivoluzione Industriale. I giovani attivisti del “movimento 15 ottobre” si chiedono se le istituzioni agiscano in maniera centralizzata ed esercitino il potere dall’alto, in modo piramidale, con metodi chiusi e proprietari, o se funzionino in modo diffuso e collaborativo. Il nuovo pensiero politico è una svolta fornita di un potenziale sufficiente a indirizzare i processi politici e a ridelineare le istituzioni politiche ovunque. Il potere laterale è una nuova forza mondiale. Steve Jobs e gli altri innovatori della sua generazione ci hanno portato dai computer mainframe centralizzati e costosi, posseduti e controllati da un pugno di multinazionali, agli economici computer da scrivania e ai telefoni cellulari, consentendo a miliardi di persone di collegarsi in reti peer-to-peer, negli spazi sociali di internet. 

La democratizzazione delle comunicazioni ha consentito a quasi un terzo dell’umanità di condividere musica, saperi, notizie e una vita sociale in un campo di gioco aperto, il che segna un grande passo avanti, un’evoluzione nella storia della specie umana. Ma per quanto notevole, questo risultato rappresenta solo metà della storia. Quando le comunicazioni internet gestiscono le energie verdi, ogni essere umano sulla terra diventa la fonte energetica di se stesso, in senso letterale e figurativo.

Il fatto che miliardi di esseri umani possano condividere la loro energia in vasti social network creerà le basi per democratizzare l’economia globale e per una rinascita del genere umano. La protesta giovanile, cominciata in Medio Oriente, Spagna e Italia, e diffusa a Wall Street e poi al mondo, è il presagio di una nuova era. “Potere laterale” è diventato il grido di battaglia di una nuova generazione, determinata a creare una società più giusta, equa e vivibile. I giovani hanno dimostrato di saper usare il potere laterale per mezzo di Facebook, Twitter, Google e altri social network per portare in piazza milioni di persone a protestare contro le ingiustizie e gli abusi dell’attuale sistema economico e politico. Adesso, la questione che incombe è la seguente: riusciranno a sfruttare questo stesso potere laterale per creare un’economia sostenibile, generare milioni di nuovi posti di lavoro, trasformare i processi politici e risanare la terra a beneficio delle generazioni future?

Fonte: www.wired.it

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