Home»Città possibile»Il futuro della megadiscarica di Staten Island? Un parco
Megadiscarica

Fresh Kills l’immondezzaio più grande del Paese entro il 2040 sarà convertito in piste ciclabili, giardini fioriti e spazi selvaggi.

Lucia Tozzi

“Era una cosa organica, perennemente in crescita e mutamento, la cui forma veniva tracciata al computer di giorno in giorno, di ora in ora. In capo a qualche anno sarebbe stata la montagna più alta della costa atlantica tra Boston e Miami”. Siamo sul finire degli anni Ottanta e questa è la visione di Brian, uno dei protagonisti di Underworld di Don DeLillo (edito in Italia da Einaudi nel 2005). 

Brian sta guardando Fresh Kills, la discarica di Staten Island che dal 1947 ha accolto la spazzatura di New York e che è stata chiusa nel 2001 con le macerie delle torri del World Trade Center. Di fronte al più monumentale cumulo di rifiuti mai esistito sulla faccia della terra Brian non si abbandona a conati di vomito in stile savianesco ma, anzi, si illumina osservando l’incredibile logistica, il traffico di mezzi e persone che scaricano, compattano, scavano buchi per il metano e spruzzano perfino acqua profumata. Uno smisurato movimento metabolico che risucchia l’intero agire dell’umanità, le debolezze e le passioni, i bisogni e la generosità, che alla fine produrrà un deposito culturale di cinque milioni di tonnellate, prima di trasformarsi in un parco delle meraviglie. E in effetti è proprio così che è andata: appena chiusa la discarica, il progetto di un parco grande tre volte il Central Park è stato assegnato a James Corner Field Operations, uno degli studi newyorkesi più attivi sul fronte del paesaggio. 

Naturalmente non si tratta di un piano a breve termine. I render ci mostrano le cinque macroaree che alterneranno paludi a giardini fioriti e spazi selvaggi a strutture per la cultura e la formazione. Ci saranno campi sportivi, piste ciclabili, parchi giochi per bambini e un servizio di ferry boat che trasporterà i turisti dal parco alla città. Gli abitanti di Staten Island però dovranno aspettare ancora ventott’anni, fino al 2040, prima di vedere quello che, dal 1947, è sempre stato il loro immondezzaio trasformarsi in un arcadico Eden campestre. 

Sempre, naturalmente, che Goldman Sachs non continui a fare danni.

Fonte: www.wired.it

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