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Anna Lisa Bonfranceschi

Una al posto di sessanta. Il cambio delle politiche sulla privacy di Google è in primo luogo nel numero. A partire dal prossimo primo  marzo, infatti, BigG sostituirà la sessantina di diverse norme sulla privacy dei propri – e molto diversi tra loro – servizi, con un’unica disposizione (tranne che per prodotti speciali come Google Chrome e Google Books). One policy, one Google experience è il motto del cambio di rotta. Una trasformazione necessaria per semplificare la vita dei propri utenti, e per mettere in chiaro quali informazioni Moutain View peschi da Gmail, YouTube, Google+ & Co e in che modo li utilizzi.

Ma il cambio, oltre che nel numero, è soprattutto concettuale, come spiega sul suo blog Alma Whitten, direttore della privacy di Google: “Il principale cambiamento è per gli utenti di Google Accounts. Le nostre nuove politiche sulla privacy mettono in chiaro che, se sei loggato, noi possiamo combinare le informazioni che tu hai fornito da uno dei nostri servizi con quelle provenienti da altri. In pratica ti tratteremo come un unico utente attraverso tutti i nostri prodotti, il che significa vivere un’esperienza più semplice e più intuitiva su Google”.

E questo significa che anche i contenuti restituiti dal motore di ricerca potrebbero cambiare, e andare persino oltre la trasformazione semantica annunciata da Google e le ricerche social. Diventando, decisamente, più personali. Come? Per esempio una ricerca su Google potrebbe tener conto di quello che abbiamo detto e fatto anche su YouTube, Gmail e Google Plus. Oppure, come spiega ancora Alma Whitten, Google potrebbe suggerire la forma ortograficamente corretta di quello che stiamo cercando sul web, basandosi sulle nostre ricerche precedenti, con l’idea che forse quelle cose le abbiamo già cercate in passato. Ma potrebbe accadere anche che, sbirciando tra il nostro calendario, mappando la nostra posizione e considerando le condizioni del traffico, Google ci ricordi che siamo in ritardo per un appuntamento.

Ma una volta messo in chiaro quello che Google farà nel prossimo futuro, BigG chiarisce anche la sua politica in materia di privacy. In realtà nulla cambia al riguardo, come riportano le Faq sulle Norme sulla privacy e dei nuovi Termini di servizio di Google. I dati personali immagazzinati sui servizi usati dagli utenti non usciranno in alcun modo da Google (tranne alcune eccezioni, qui elencate). Lontano insomma dai tempi in cui furono, inavvertitamente, resi pubblici gli indirizzi mail degli utenti di Google attraverso Buzz, come ricorda la Bbc.

Eppure, per qualcuno, il cambiamento non è così sottile e così soft. Per esempio, come scrive Gizmodo, forse mescolare tutte le informazioni lasciate dagli utenti di Google sui diversi servizi potrebbe servire solo a rendere gli annunci (pubblicità) consigliati molto più mirati.

Ma anche a far sembrare molto meno anonime le nostre ricerche e meno privata la nostra identità, come fa notare Wired.com citando al riguardo le nuove norme di Google, dove è scritto: “Potremmo utilizzare il nome specificato dall’utente per il suo profilo Google in tutti i servizi offerti che richiedono un account Google. Potremmo, inoltre, sostituire nomi associati in precedenza all’account Google in modo da rappresentare in modo uniforme l’utente su tutti i nostri servizi. Qualora altri utenti conoscessero già l’indirizzo email di un utente o altre informazioni che lo identificano, potremmo mostrare loro le informazioni del profilo Google dell’utente visibili pubblicamente, ad esempio nome e foto”.

Fonte: www.wired.it

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