Home»World News»Asia»Apple: Il nuovo corso di Cook: più dignità nel lavoro e prodotti ancora più ecosostenibili
Tim Cook

Apple pubblica il rapporto sui suoi fornitori e il frutto delle analisi compiute sulle modalità di produzione negli impianti dei partner promettendo maggior impegno nella difesa di diritti dei dipendenti e più ecostenibilità nei suoi prodotti e nei processi di assemblaggio. Adesione ad una associazione di aziende che si impegnano a monitorare la qualità della vita dei dipendenti dei fornitori.

Apple si assume le sue responsabilità per ambienti di lavoro più dignitosi, rispettosi della qualità della vita dei dipendenti e della loro professionalità e per prodotti più ecosostenibili. L’impressione che l’azienda di Cupertino abbia cambiato  nuovamente marcia dopo la svolta impressa al suo sistema di produzione dopo le pesanti critiche che le erano state rivolta da alcune associazioni ambientaliste, tra cui Greepeace, e da alcune realtà che operano nel campo del rispetto della dignità dei dipendenti delle numerose aziende asiatiche di cui si serve per produrre i suoi componenti e assemblare i suoi prodotti, arriva da due eventi distinti. Il primo si evince dall’indiscrezione secondo cui Apple avrebbe chiesto a Volex, che fornisce numerosi tipi di cavo ad Apple, di iniziare a fornire solo prodotti privi di alogeni (e per questo Volex dovrà sostenere costi per 6 milioni di dollari); il secondo evento, annunciato ufficialmente, è l’adesione alla Fair Labor Association, una realtà che raggruppa aziende che si impegnano a monitorare le condizioni di lavoro delle imprese di cui si servono in qualità di fornitori.

La richiesta di cavi privi di alogeni può essere visto come un passo ulteriore nella direzione già intrapresa all’epoca di Jobs quando, come accennato, Greenpeace aveva accusato Apple di non avere interesse per la difesa dell’ambiente visto che non aveva intrapreso alcuna azione particolarmente incisiva in questa direzione. Jobs dopo una battaglia (anche verbale) durata alcuni mesi aveva deciso di cambiare politica abbracciando l’ecostenibilità e per questo oggi Apple è piuttosto in alto nella classifica dell’elettronica verde compilata da Greenpeace.

L’adesione alla Fair Labor Association è una decisione che, invece, pare discendere da una scelta dettata dal nuovo corso imposto da Tim Cook. Il nuovo CEO succeduto a Jobs è un imprenditore che ha lavorato per anni a Cupertino (e prima con Compaq) a diretto contatto con i fornitori di componenti e conosce bene le condizioni di lavoro alcune volte ben distanti dell’essere definite come dignitose; Cook, secondo molte fonti, è anche molto più aperto e sensibile alle tematiche dettate dalle associazioni per la tutela dei diritti dei lavoratori di quanto non lo fosse Jobs. Apple è così la prima azienda nel campo della tecnologia ad aderire alla FLA, un’associazione nata nel 1999 e presieduta dall’ex presidente USA Bill Clinton; chi partecipa alla FLA richiede ai suoi fornitori di avere accesso e di poter discutere le condizioni di lavoro dei dipendenti. In passato,  lo ricordiamo, si sono verificati casi di suicidi in alcuni degli impianti che costruiscono iPad, iPhone e Mac; in risposta, allora, Jobs aveva sì mandato alcuni ispettori, ma aveva anche replicato sostenendo che la media dei suicidi che si verificava in quegli impianti, in rapporto ai lavoratori, era inferiore a quella che si ha nella società civile.

Cook, in alcune dichiarazioni rilasciate al Wall Street Journal, sembra invece ammettere che qualche cosa in più (se non molto) può essere fatto visto che nel 2011 Apple ha aumentato dell’80% le ispezioni compiute nelle aziende partner: «abbiamo scoperto che in 108 impianti – dice Cook – non si pagano correttamente gli straordinari e che 93 impianti hanno più del 50% dei dipendenti che lavorano oltre le 60 ore settimanali. Abbiamo anche riscontrato che ci sono stati 5 incidenti che hanno coinvolto minori impiegati nella produzione. Sappiamo che l’orario di lavoro è una cosa complessa, ma possiamo migliorare il nostro sistema di monitoraggio ad un micro-livello. È come innovare nei prodotti: ci si può focalizzare su cose rappresentano un ostacolo o impegnare a superare questi ostacoli. È un percorso che dobbiamo compiere passo a passo».  Apple nel suo “Supplier Responsabiliy Report”, il documento dove ha pubblicato tutti i documenti raccolti sulle modalità di produzione dei suo fornitori, afferma di avere “tolleranza zero” sul lavoro minorile e di avere allestito corsi di qualificazione e riqualificazione per i dipendenti a cui hanno partecipato 60mila persone nel corso del 2011.

Apple nel corso del 2011 ha anche predisposto ispezioni per verificare l’ecostenibilità dei processi produttivi presso i suoi fornitori; gli osservatori, ingegneri esperti in materia ambientale, hanno condotto ispezioni in 14 differenti impianti riscontrando alcune violazioni.

Cupertino, infine, pubblica per la prima volta in maniera completa a trasparente l’elenco dei suoi fornitori dando a tutti il modo di verificare di chi la Mela si serve per assemblare Mac, iPhone, iPad, iPod e accessori.

Fonte: www.macitynet.it

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