Home»Ecologia»WindQuota: l’eolico ce lo facciamo con il crowdfunding
Eolico

Vuoi ricaricare il tuo smartphone a impatto zero? Acquista una quota di un impianto eolico e contribuisci così a realizzarne uno più grande.

Silvio Gulizia

Costruire impianti eolici in crowdfounding. È la missione di Windquota, una delle startup finaliste del Working Capital. “Vogliamo farlo proponendo alla gente investimenti in impianti rivoluzionari”, spiega Stefano Pepe, 32enne co-fondatore di quella che definisce “piattaforma di condivisione d’impresa”, con alle spalle una carriera da consulente in comunicazione online e web marketing. Windquota raccoglie donazioni (quote) da 50 euro “per accelerare la diffusione dell’eolico dal basso, cominciando a costruire piccoli impianti”. Un impianto da 60 KW costa circa 250mila euro e richiede un anno e mezzo di tempo per la realizzazione, “ a causa dei tempi della burocrazia”. Per la realizzazione servono circa 4.200 quote. Il rendimento, in termini di energia venduta, è di 36mila euro all’anno, vendendo l’energia prodotta al Gestore Servizi Energetici. Introiti da reinvestire in nuovi impianti o da usare per finanziare progetti in difficoltà. Il primo impianto sarà autofinanziato, grazie a una “colletta” fra parenti e amici. I lavori dovrebbero cominciare a gennaio, in concomitanza con l’apertura della piattaforma web, e dovrebbe finire entro l’estate. 

Come funziona esattamente Windquota?

“Il concetto è lo stesso applicato da chi pianta alberi per pareggiare i consumi di anidride carbonica. Ogni utente può acquistare fino a 100 quote. Il pannello utente della piattaforma, in base alle quote possedute e tramite la misurazione in telemetria dell’impianto, mostra una barra di Kilowatt/ora prodotti. Ogni persona consuma circa 1.200 KWh l’anno e con una quota da 50 euro può coprirne circa 27. In pratica, acquistando una quota puoi ricaricare lo smartphone a impatto zero per sempre. A differenza del crowdfounding tradizionale, che ti restituisce la quota sottoscritta se non si raggiunge la somma stabilita, con noi sottoscrivi una quota di qualcosa che già esiste e i tuoi soldi vengono utilizzati per costruzione di qualcosa di simile”. 

Cosa significa acquistare una quota?

“Facendo una donazione entri subito in possesso virtuale di una quota di un impianto funzionante, cominciando da subito a produrre energia green. Per legge non possiamo distribuire utili, ma quello che garantiamo a ogni sottoscrittore è una donazione in Facebook credit o iTunes Gift Card pari all’importo che rende l’impianto. Tolte le spese sono circa sei euro all’anno. Abbiamo in programma di aprire anche un marketplace all’interno di WindQuota in cui le aziende iscritte possano vendere prodotti da scontare con i crediti interni”. 

Come ti è venuta l’idea?

“Ho cominciato a interessarmi agli impianti eolici tre anni fa dopo averne visto uno alle Canarie. Insieme al mio socio, Fabrizio Colombo, ho scoperto che ci sono problemi finanziari connessi alla realizzazione di questi progetti. Per impianti di 30 o 40 metri invece avere le autorizzazioni è decisamente più semplice ed è possibile ottenere prestiti dalle banche offrendo in garanzia i propri beni.

Ho avuto l’illuminazione leggendo la storia della piattaforma di crowfounding Kiva. Nel nostro caso, per costruire un impianto diamo in garanzia quello esistenze e anticipiamo parte dei costi grazie alle donazioni”. 

Dove costruirete gli impianti?

“Partiamo dal cento-sud Italia, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli. Nel giro di tre anni vorremmo andare all’estero. Attualmente siamo alla ricerca di un angel per un seed da 150mila euro”. 

Quanto è grande il mercato di riferimento e quali sono le vostre aspettative?

“Il mercato è quello del carbon offset, che valeva nel 2010 170 miliardi di dollari. Noi puntiamo a un fatturato alla fine del terzo anno di 3,1 milioni di euro, di cui 680 mila derivanti dalla produzione di energia. Per il primo anno contiamo di vendere da 2.100 a 4.000 quote, mentre alla fine del terzo contiamo di arrivare intorno alle 65 mila annue”.

Fonte: www.wired.it

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