Home»Ecologia»Verso la società della sufficienza
Basta il giusto

Pietro Raitano

La visione di una “società della sufficienza” è il fulcro della lettera a uno studente scritta da Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e ideatore di “Last Minute Market”. Andrea è impegnato da anni nella lotta contro lo spreco (alimentare innanzitutto, ma non solo: è candidato come personaggio ambientale dell’anno) e dall’incontro con Altreconomia è nata questa lettera, che in realtà è il breve saggio che vedete qui a lato e che a partire da dicembre sarà in vendita in tutte le librerie, sul nostro sito e nelle botteghe del commercio equo di tutta Italia. “La logica della crescita e del debito -spiega Segrè- ci ha portato a una crisi economica e ambientale profonda, e a disuguaglianze sociali non più tollerabili”. “Basta il giusto (quanto e quando)” (120 pagine, 7 euro) è un vero e proprio manifesto per costruire un nuovo mondo, fondato sulla coscienza dei limiti naturali e umani, governato da una rivoluzionaria “ecologia economica” e vissuto -finalmente- da un homo civicus che pratica responsabilmente uno stile di vita sostenibile. Un appello alle generazioni future per passare da un falso benessere a un autentico benvivere, e a un mondo più giusto, per tutti.

Andrea, perché “basta il giusto (quando e quanto)”?

È nei termini del quando e quanto, due parole diverse solo per una lettera, che si gioca il nostro futuro. Non ne possiamo più, il sistema non funziona e le soluzioni che ci propongono sono sempre le stesse. Ecco perché diciamo: basta. Ma dalla crisi che stiamo vivendo dobbiamo saper riconoscere gli elementi in qualche modo positivi. Possiamo anche arrivare a dire che questa crisi è salutare, se riusciremo assieme a cambiare modello economico, per arrivare a un sistema differente per davvero.

Ecco perché anche quel “quando”. Il momento, quello di dire basta, ha bisogno di un limite di tempo. Quel momento è arrivato. 

Poi c’è quel “quanto”, e quindi “quanto basta”. Si tratta di ridare senso a un altro limite, ovvero quello dei consumi di risorse. Sono cose che ci diciamo da tanto tempo in piccoli gruppi. Alcuni lo sostengono soltanto, altri praticano questo limite. Tuttavia non c’è ancora una massa critica. La pratica di un limite invalicabile nei consumi è un virus che invece deve diffondersi. O meglio, è un anticorpo che può preservarci dalla distruzione.

Infine, c’è quel “giusto” che rimanda alla giustizia: tra le popolazioni e tra le generazioni -perché anche se è una lettera rivolta a un giovane riguarda tutti noi-. Anzi, a ben guardare forse dovrebbero leggerlo soprattutto gli “adulti” come me. Il nostro è un Paese costituito in maggioranza da “vecchi”, che votano, e non a caso le proposte politiche riguardano soprattutto gli anziani…

Perché scrivere di questi temi sotto forma di lettera a uno studente?

Ci sono diverse ragioni. Una è legata al mio ruolo e alla mia professione: lavoro per gli studenti, insegno e faccio ricerca per loro e con loro. Mi confronto molto con le giovani generazioni. Quest’anno la “mia” facoltà di Agraria ha registrato un record di matricole. Segno fra l’altro di un ritorno importante all’economia reale, alla terra: la società civile e i giovani sono più “avanti” della politica e dell’economia. Le famiglie che mandano i loro figli a studiare hanno capito che il futuro non sta più nell’economia finanziaria, nel mercato virtuale. A proposito: ma questo mercato cos’è, dove è? Chi sono e dove sono gli speculatori? Non abbiamo neppure qualcuno con cui prendercela… 

Quando accolgo le matricole, nei loro zaini oltre ai libri vedo anche un “pieno” di tre debiti: quello economico, quello ecologico, quello etico. Che dovranno in qualche modo pagare. Il loro futuro non appare roseo. Portano sulle spalle un peso, senza responsabilità di averlo causato. Dunque è doppiamente ingiusto. Non riusciremo a cancellarlo con un tratto di penna, così i giovani hanno il grande compito di cambiare un sistema che ha generato e continua a generare debiti. 

Un sistema che funziona così: tu comperi comperi comperi, non paghi subito e ti indebiti. Quando finalmente devi saldare il conto hai già sprecato la merce acquistata, il che determina altri costi economici, ambientali, sociali. Proprio un bel sistema, non c’è che dire.

Solo se rendiamo in qualche modo consapevoli i giovani di questo folle meccanismo possiamo dare una speranza. Trent’anni fa, quando ne avevo 20, potevo fare qualcosa in più, ma non l’ho intuito.

Nel libro ricorre spesso un tema che hai fatto tuo da molto tempo: lo spreco.

Lo spreco è il mio laboratorio di ricerca e di applicazione, e soprattutto di visione futura. Entrando nella dimensione dello spreco (non solo di cibo, di tutto) ho capito due cose, come spiego anche nello spettacolo che faccio con Massimo Cirri di Caterpillar. La prima è che non esiste lo “sviluppo sostenibile”. Vuol dire che dobbiamo introiettare il concetto di limite, e recuperare un meccanismo economico che si fondi sulla relazione, che è uno scambio, sul rapporto tra persone diverse. Ecco la seconda cosa che ho capito: spreco è anche non comperare o buttare ciò che è imperfetto, che è diverso. Un meccanismo che applichiamo anche agli uomini. Un’economia diversa è anche un’economia del diverso, capace di accettare le differenze e valorizzarle.

Molti in questi anni si sono occupati di questi temi. Questo libro è rivolto anche a loro.

Il vero obiettivo del libro -molto ambizioso- è di rivolgersi a quella “rete” non virtuale, ma reale, affinché ne esca rafforzata. Tanti gruppi -soprattutto in Italia- declinano in modo diverso, altrettanto interessante, gli stessi principi. Possibile che non si uniscano? La massa critica di cui abbiamo bisogno è anche numerica: dobbiamo essere in tanti. Il valore di relazione scavalca il valore di scambio e quello d’uso, classicamente intesi. L’economia di relazione non si misura col Pil, ma l’influenza aumenta grazie ai numeri. A volte non c’è intesa tra i gruppi che da tempo si occupano di questi temi, e lo trovo uno spreco. Ci si deve unire mantenendo la diversità, che costituisce un arricchimento. Le differenze vanno valorizzate, perché se si creano divisioni quel capitale relazionale si disperde e si frammenta. 

Abbiamo un minimo comune multiplo dato dalle cose che tutti condividiamo: trasformiamolo in massimo comune denominatore. Uniamoci per davvero e puntiamo al cambiamento.

Il tuo vuole essere un vero e proprio “manifesto per un nuovo civismo”.

È una sorta di evoluzione della specie. Evolve l’homo civicus descritto da Franco Cassano in un libro del 2004 (Dedalo edizioni, ndr): mi immagino un uomo che abbia un’intelligenza ecologica, che parta dal “bene comune”, dall’attaccamento al territorio -l’amor loci- alla natura e alla cultura. Per questo passaggio cruciale, l’ecologia deve contenere l’economia. Dobbiamo invertire le posizione dei nomi: la casa piccola -l’economia- non può tenere dentro la casa grande -l’ecologia- come invece è stato fatto sinora. 

Dobbiamo individuare dei punti fermi e applicarli. Il manifesto per un nuovo civismo mette in fondo l’economia, che non deve regolare tutto. L’uomo economico si è dimenticato che prima di tutto c’è la Natura: infatti è vecchio, e non solo di età. I giovani non sono così: questa è la loro, e in fondo anche la mia, speranza. —

L’Ue contro lo spreco

Nell’ambito delle “Giornate europee contro lo spreco” promosse da Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna fondato da Andrea Segrè coi suoi ricercatori (www.lastminutemarket.it) è stato presentato lo scorso 9 novembre, nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles, il “Rapporto di iniziativa”, ovvero il nucleo portante della Risoluzione che porterà alla proclamazione del 2013 “Anno europeo contro lo spreco alimentare”, sulla base di una mobilitazione avviata lo scorso anno. L’edizione 2010 delle Giornate era dedicata allo spreco alimentare, il 2011 agli sprechi idrici mentre l’edizione del 2012 sarà dedicata allo spreco energetico. 

Il Rapporto di iniziativa verrà sottoposto al voto dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo, a Strasburgo, per l’approvazione definitiva, probabilmente entro il mese di dicembre. Lo scorso anno, sempre al parlamento europeo, era stata presentata la “Dichiarazione congiunta contro lo spreco alimentare”. La Dichiarazione, che punta a una riduzione, entro il 2025, del 50% degli sprechi alimentari a livello europeo, è stata finora sottoscritta da parlamentari, accademici e rappresentanti di organizzazioni della società civile. Fra i testimonial ricordiamo Piero Angela, Dario Fo, don Luigi Ciotti, Carmen Consoli, Margherita Hack, Serge Latouche, Luca Mercalli, Lorenzo Monaco, Diego Parassole, Carlo Petrini, Franco Prodi, Emilio Rigatti, Patrizio Roversi, Valerio Rossi Albertini, Mario Tozzi, Dario Vergassola e Vito. Info: www.unannocontrolospreco.org 

Fonte: www.altreconomia.it

 

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