Home»Ecologia»Solare: arriva l’impianto fotovoltaico galleggiante
Impianto galleggiante

Marco Mancini

Se uno dei principi dell’ecologia è sfruttare tutto ciò che è inutilizzato, un gruppo di tecnici trentini e toscani ha fatto molto di più: ha sfruttato bacini inutilizzati per produrre energia pulita. Ci sono riusciti la Koiné Multimedia e la Enertec, due compagnie italiane, che hanno realizzato un impianto fotovoltaico galleggiante nel bacino di Colignola, vicino Pisa. Questa tecnologia permette di produrre energia pulita in quantità maggiori rispetto ai pannelli tradizionali a costi inferiori, e soprattutto senza occupare il suolo.

Attualmente l’impianto, che occupa circa 300 metri quadri, è in grado di fornire elettricità sufficiente per alimentare 10 abitazioni. La sua caratteristica, oltre al fatto di non occupare della terra che potrebbe essere usata per altri scopi, ma soltanto acqua non sfruttabile, è la capacità di “inseguire” il sole. Il pannello infatti è montato su una sorta di zattera che sfrutta la cosiddetta tecnologia del Floating Tracking Cooling Concentrator inventata dalla Società Industria Tecnologia di Pisa.

Questo pannello costa appena 500 euro per kw installato, circa la metà di un pannello tradizionale dotato della funzione di inseguimento solare, ed ha come peculiarità quella di potersi spostare, all’interno dei confini del bacino, a seconda di come arrivano i raggi solari. Inoltre il pannello è dotato dei riflettori, ormai presenti in quasi tutti gli impianti di ultimissima generazione, che aumentano la produzione energetica.

Secondo i dati forniti dall’azienda, in questo modo la produzione elettrica aumenta del 75% rispetto agli impianti a terra, e costa un quinto in meno. Inoltre la spesa sarebbe coperta in parte dagli incentivi statali. Ma il vantaggio principale è che questi non occupano del terreno prezioso, che finora ha limitato le possibilità di sviluppo dei campi fotovoltaici, ed anzi, va ad occupare proprio quelle parti inutilizzabili come bacini naturali e artificiali, cave o zone abbandonate che altrimenti starebbero lì senza una destinazione d’uso.

Fonte: Corriere della Sera

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