Home»Ecologia»Natale di crisi: consumeremo meno o consumeremo peggio?
Eco-consumismo

Convertirsi al consumo responsabile non ci salva dall’essere, comunque, consumisti.

Daniela Monti

Convertirsi al consumo responsabile, divenire cioè consumatori alternativi, “etici” – quelli che privilegiano i prodotti a chilometro zero, rispettosi dell’ambiente, degli animali, dei lavoratori… – ci salva dall’accusa di essere comunque consumisti?

Detto in altri termini: consumare in modo alternativo è un’autoassoluzione?

Natale è il momento giusto per cercare di dare una risposta.

Una (assai poco buonista) la trovo negli scritti di Gilles Lipovetsky, sociologo francese: i consumatori alternativi, sostiene,  non sono altro che una forma evoluta dell’iper consumatore.

E chi è l’iperconsumatore?

Colui che vive “in una nuova modernità che coincide con la civiltà del desiderio”, scrive Lipovetsky in “Una felicità paradossale”. Colui che nel momento del consumo “va a caccia di esperienze emotive”. Che consuma per se stesso, per migliorare la propria qualità della vita in un’epoca in cui  “la qualità della vita è diventata una passione di massa”.

Ed ecco la conclusione:

“Non illudiamoci: né le proteste degli ambientalisti, né i nuovi stili di consumo più sobrio saranno sufficienti a far deragliare il tgv del consumismo, a contrastare la valanga dei nuovi prodotti dal ciclo di vita sempre più breve. Siamo solo all’inizio della società dell’iperconsumo”.

Il rallentamento di un’economia basata sulle riserve fossili andrà, dunque, di pari passo ad un iperconsumo di energie rinnovabili, sostiene il francese. Gli imperativi ecologisti non uccideranno il consumismo, perché l’ecologia fa emergere nuovi servizi e nuovi  bisogni.

 I consumatori “etici”, dunque, non escono dal modello: anch’essi sono consumatori

E’ impossibile evadere dalla “gabbia” del consumo, dunque?

La crisi, paradossalmente, potrebbe peggiorare le cose.

Se Lipovetsky ha ragione – e il passaggio non vi sembri troppo brusco –  la crisi non porterà a consumare meno, ma a consumare peggio. Prodotti a basso costo, che arrivano da lontano, realizzati non si sa come e non si sa da chi.

E’ un rischio concreto e ci siamo dentro tutti.

Se il consumo è l’orizzonte in cui viviamo, come uscirne? Che Natale sarà il nostro (nella coscienza di ciascuno?)

Fonte: www.corriere.it

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