Home»Articoli»Editoriale»La moda di usare lo smartphone e il tablet mentre gli altri parlano è arrivata in politica. Ma è solo maleducazione
Tablet in TV

E voi cosa ne pensate? E’ sufficiente ostentare un iPad sul piccolo schermo per “APPARIRE” politici “GIOVANI” o bisogna esserlo di fatto con i programmi politici moderni ed innovativi e le idee lungimiranti che si propongono ai cittadini-elettori-telespettatori-webnauti? (redazione uomoplanetario.org)

Giovanna Cosenza

Conosciamo tutti la situazione di Tizio che parla mentre Caio butta continuamente l’occhio verso il tavolo, dove giace il suo smartphone. Finché: «Scusa, mando solo un messaggio». Ma non è finita, perché dopo qualche secondo l’occhio è ancora lì. Anche se l’aggeggino è silenziato, anche se Caio non scrive più nulla, l’occhio irrefrenabilmente ci torna.

Ma questo è già un caso fortunato, perché Caio chiede scusa e tutto sommato si trattiene dal ripetere il gesto. Va peggio se, mentre Tizio parla, Caio scrive sullo smartphone o sul tablet senza nemmeno scusarsi. Finché di colpo: «Dicevi, scusa?». E va ancora peggio se, mentre Caio si dedica alla tavoletta, assume pure quel tipico sorriso ebete che implica: «In rete sì, che accadono cose divertenti, mica qui». Inutile farla lunga, per definire questa pratica io conosco una sola parola: maleducazione.

Cambio di scena: dalla vita quotidiana alla politica mediatizzata.

«Ballarò», martedì 29 novembre. Angelino Alfano prende a conversare con i suoi fan di Facebook mentre Rosy Bindi parla. Il gesto è importante, perché indica chiaramente la nuova immagine che Alfano sta costruendo per il Pdl: giovane, dinamico e dedito ai social media. La regia di Ballarò infatti lo acchappa al volo, distogliendo l’attenzione (come ha fatto Alfano) dalla Bindi per tuffarsi sul tablet che lui sta consultando. E per una settimana i media non faranno che parlare del tablet di Alfano.

«In onda», sabato 3 dicembre 2011. Ospiti in studio: Concita De Gregorio (giornalista di Repubblica), Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle) e Maurizio Gasparri (Pdl). Appena la trasmissione comincia, è subito chiaro cosa ci aspetta: sul tavolo ci sono ben due tablet – uno di Nicola Porro, l’altro di Gasparri – e uno smartphone, in mano a Favia.

Infatti per tutta la trasmissione la camera passa di continuo dal volto di chi sta parlando a quello di Porro, Favia o Gasparri che, invece di ascoltare o, nella migliore delle ipotesi, ascoltando solo con un pezzo di cervello, si dedicano a qualche attività in rete. O passa dal volto di chi parla alle mani di chi scrive sul tablet (Porro e Gasparri) o sullo smartphone (Favia).

A meno di una settimana dal gesto di Alfano, il politico che tocca lo smartphone o il tablet significa: (1) «Io sì, che sono gggiovane e social-mediatico», (2) «Io sì, che dialogo direttamente coi cittadini», (3) «Se vieni a trovarmi su Facebook (o Twitter), trovi me, mica uno del mio staff». Wow.

E il conduttore televisivo che tocca lo smartphone o il tablet significa: «Io sì, che conduco una trasmissione innovativa, perché interagisco coi telespettatori usando i social media». Infatti, alla fine della puntata, Porro rivolge agli ospiti un paio di domande che gli «sono arrivate da Facebook». Evviva.

Ma l’ostentazione dell’attività in rete significa anche, per tutti: «Non mi interessa quello che accade qua dentro, né ciò che dice chi mi sta di fronte: preferisco il rapporto coi miei fan (amici, follower) in rete». E questo implica, se chi parla è un avversario politico o qualcuno/a che in quel momento esprime idee diverse, svalutare il dialogo con lui/lei.

Insomma, se nella vita quotidiana tutto ciò è maleducazione, in politica stiamo assistendo all’ennesima celebrazione televisiva della maleducazione, intesa come mancanza di rispetto per l’altro/a, negazione della sua presenza e rilevanza per noi.

Che non è molto diverso dall’interrompersi, urlare o ricoprirsi d’insulti, anche se appare più «sobrio», come si dice ora, e silenzioso.

Fonte: http://giovannacosenza.wordpress.com

iPad: lo specchio di Alfano

Federico Mello

Angelino Alfano ne è convinto: “Cari amici, con l’uso del tablet a Ballarò e la comunicazione in diretta con voi, siamo stati i primi! Ce lo riconosce anche il Fatto Quotidiano, leggetelo: imperdibile!” ha scritto mercoledì su Facebook. Ospite il giorno prima alla trasmissione di Floris, durante un intervento di Rosy Bindi il segretario del Pdl ha sfoggiato un iPad bianco e si è mostrato a favore di camera mentre pistolava su Facebook.

Alfano non è il primo che porta in tv uno schermo connesso. Prima di lui Matteo Renzi a In Onda aveva fatto qualcosa di simile con l’iPhone. E sempre di più sono anche i giornalisti smanettoni e televisivi (come Franco Bechis di Libero, ma non è il solo). Angelino ha però compiuto un passo avanti perché ha voluto rivendicare politicamente il suo gesto. L’ha fatto pubblicando sempre sulla pagina Facebook il post di un bravo blogger che ospitiamo sul nostro sito: Dino Amenduni, ragazzo prodigio dei social network e in forza all’agenzia Proforma di Bari (la stessa che cura la comunicazione di Nichi Vendola).

Secondo Dino, “Alfano con la sua mossa ha imposto un’accelerazione a tutti gli altri leader: se non avrai l’iPad in studio, da domani, apparirai vecchio”. In realtà il ragionamento di Amenduni non ha convinto tutti: “Se basta un iPad in diretta per essere politicamente credibili, il miglior augurio che si può fare a questo paese è di essere centrato in pieno da un meteorite” il commento più votato al suo post. Di tutt’altro parere proprio il segretario del Pdl che sempre su Facebook, pubblicando il post di Amenduni, ha aggiunto: “Ovviamente stiamo parlando di quelli de Il Fatto… dunque nessuna indulgenza nei confronti del presidente e miei, ma un bel riconoscimento al nostro nuovo modo di comunicare”. I giornali di centrodestra, sia Libero che il Giornale, hanno dato molto risalto alla vicenda e al “nostro” riconoscimento (anche se i blogger che scrivono sul nostro sito non necessariamente esprimono le posizioni del Fatto).

Eppure il tema generale dell’uso del web in politica e in tv – senz’altro interessante – va al di là del singolo episodio: il ragionamento da fare è più ampio. Internet è una tecnologia recente del quale tutti siamo utilizzatori e cavie. Ma oltre agli indubbi benefici che tutti conosciamo – li scriviamo ogni giorno – tutta una nuova letteratura (da Sherry Turkle a Jaron Lanier) sta da tempo approfondendo i meccanismi ipnotici e ossessivi che facilmente subiamo con la tecnologia. Vi è mai capitato di parlare con qualcuno mentre naviga davanti al computer? Vi è mai capitato di controllare la posta elettronica continuamente anche se non aspettate nessuna mail? Vi è mai capitato di chiudere una telefonata condotta mentre controllavate Twitter e a fine conversazione non ricordare quello che vi è stato detto? Ancora, vi è capitato di accendere il computer – o il tablet, o lo smartphone – la mattina e cadere in un loop ipnotico che vi porta a consultare quei sette-otto siti, e di ripetere quel loop decine e decine di volte durante il giorno?

Se ne parla poco, perché l’esperienza ha un che di masturbatorio (e quindi di imbarazzante), ma queste ossessioni riguardano tutti. Nascerà forse presto un’ “educazione digitale” che ci spiegherà come usare la Rete senza farci usare. Ma bisogna cominciare a dire che la tecnologia porta con sé gesti di maleducazione spacciati per multitasking. Come è frustrante parlare con qualcuno mentre naviga, ugualmente non si capisce come un talk show possa essere utile agli spettatori se gli ospiti, quando non parlano, compulsano il contatore dei fan su Facebook. Se si distraggono insomma, e non per cercare dati, ma per specchiarsi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2011

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • TECNO
  • ABOUT
  • CONTACT