Home»Diritti umani»La Chiesa: locomotiva o rimorchio?
Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson

Fabio Pipinato

Il cardinale Turkson stringe mani: ma la Chiesa lo sa fare?

La motrice della Chiesa è fatta di molti laici, preti, vescovi che lottano, sul campo, a fianco dei più poveri. Con tutte le difficoltà che questo comporta. Il lavoro, sempre, si scontra con le autorità politiche. Pazienza. Questa Chiesa di frontiera è spesso e per fortuna ingenua e chinandosi verso il povero non protegge a dovere la schiena.

Andiamo per ordine. Dal mondo al piccolo paesino di periferia.

Mondo. G20 di Cannes. 5 novembre. Il 19 ottobre, con largo anticipo, la sala stampa vaticana – che è alle dirette dipendenze della segreteria di Stato – annunciò una conferenza stampa da tenersi il 24 ottobre per presentare l’ottimo documento “Iustitia et pax” sulla crisi finanziaria mondiale. Alla presentazione avrebbe preso la parola il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del pontificio consiglio della giustizia e della pace e monsignor Mario Toso, segretario del medesimo. Bene. Il 22 ottobre, un ulteriore avviso aggiungeva il nome del professor Leonardo Becchetti al ticket dei presentatori. Becchetti, docente di economia all’Università di Roma Tor Vergata nonché presidente del comitato etico di Banca etica, esperto di microcredito, commercio equo e solidale è ritenuto il principale estensore del documento che propone come una delle vie d’uscita dall’attuale impasse economica la Tobin Tax (finalmente).

Apriti cielo (è il caso di dirlo). Travolto dalle critiche dal mondo della finanza – la stessa che ha creato i presupposti teorici per l’attuale crisi – il Segretario di Stato disconosce il doc. Si scusa. Non ne sapeva nulla. Ed il 4 novembre convoca un vertice in segreteria di Stato per porvi rimedio. “L’Osservatore Romano” lo fa a pezzi mentre, casualmente, il Financial Times esce con un pezzo del primate anglicano Rowan Williams…a favore della Tobin tax. Conclusione poco originale del vertice di segreteria di Stato: non far più uscire da lì in avanti nulla di scritto che non abbia il preventivo controllo e l’autorizzazione della segreteria stessa. In una parola: accentrare.

Troppo tardi. Dalla Dichiarazione finale adottata al termine del G20 di Cannes emerge, per la prima volta nella storia, un chiaro riferimento alla tassa sulle speculazioni finanziarie. Meno di quanto atteso dalla società civile internazionale di cui siamo parte ma più di quanto ci si aspettava alla vigilia del Vertice. La segreteria di Stato avrebbe potuto festeggiare come propria vittoria l’accordo raggiunto ma il pasticcio fatto nell’andirivieni di dichiarazioni non le ha permesso di rilasciare alcunché. Il merito se l’è preso tutto il magnate di Bill Gates che ne è stato relatore.

Italia. Ricordate le parole dure e tardive contro il governo nazionale, anche se mai menzionato, del Card. Bagnasco? Dopo anni di “malessere di base” finalmente arrivarono come un fulmine a ciel sereno. Da lì a poco, a rimorchio, l’intervento di Mons. Crociata: “la Chiesa non fa e non disfa governi”. Sarà pur vero ma non intravvedere una relazione con la CEI nell’attuale composizione del governo tecnico è piuttosto dura. Poi escono le prime proiezioni. Gli italiani all’80% sono con Monti. Altro pasticcio. Se Mons. Crociata non avesse fatto quella dichiarazione si sarebbe potuto festeggiare anche in ambito di mater ecclesiae la svolta. Invece no.

Caput mondi. Ad inizio anno la Caritas di Roma presentò un audiolibro con gli scritti del compianto Luigi DiLiegro dal titolo: Dove Dio è accampato; nulla di straordinario. La prefazione è di un tal Napolitano Giorgio che abita in collina. Il Comune di Roma, a fine anno, ha messo in moto le ruspe per allontanare, per la terza volta, i baraccati nella pineta di Ostia. A quel punto don Franco De Donno, responsabile della Caritas locale, ha ricomprato di tasca sua tende e coperte e, di suo pugno, ha scritto al sindaco Alemanno definendolo “forte con i deboli e debole con i forti”. Da lì a poco, dal fax della segreteria del sindaco esce una missiva ove il portavoce del vicario afferma che “don De Donno scrive a titolo personale”. I rom, come ci racconta Filippo Ceccarelli, non hanno un ufficio stampa per spiegare che non è proprio così.

Policoro. Quando il rimorchio non è a traino ma diventa un tutt’uno con la motrice si trasforma in bilico. Ed allora… si fa politica davvero. L’esempio ce lo dà un paesino in provincia di Matera ove nacque il «Progetto Policoro», promosso dalla Conferenza episcopale italiana anche con l’8 x 1000 per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. E’ un servizio che sta incoraggiando la nascita d’iniziative imprenditoriali nel meridione d’Italia e, recentemente, anche nelle diocesi del Nord che maggiormente soffrono per la crisi economica. Sud docet. Sono oltre 500 le imprese avviate finora con 4.000 giovani occupati, e la prima è nata proprio a Policoro la cittadina lucana dove si riunirono i promotori. È divenuto così realtà il sogno di Mons. Mario Operti, sacerdote torinese a lungo alla Cei con il quale abbiamo interloquito a lungo nel 2000 per la campagna ecclesiale per la riduzione del debito estero. Sino ad ora, nelle più alte gerarchie, alcuno ha sconfessato Mons. Operti. Incrociamo le dita.

Fonte: www.unimondo.org

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