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Accade in Galles, grazie alla Cemas, Centre of Excellence in Mobile Applications and Services. Ci vuoi provare?

Alex Oriani

Hai un’idea per un’applicazione pazzesca per smartphone, ma non hai i mezzi per svilupparla? Farai meglio a trasferirti nel Galles. Lì te la realizzano gratis e ti aiutano anche a venderla. 

Questi benefattori dell’umanità digitale sono il Cemas, ovvero Centre of Excellence in Mobile Applications and Services e hanno la loro sede all’Università di Glamorgan, nel sud del Galles. Girando per l’Apps World Europe, l’evento londinese dedicato al mondo delle applicazioni, mi sono imbattuto in Louise Clement, Project e Marketing Administrator della società. 

La prima domanda che viene in mente, specialmente a chi abbia vissuto qualche anno in terra italica, è ovviamente  ma chi ve lo fa fare? La bionda Louise sorride e, col suo caratteristico accento gallese, mi spiega:  “Lo facciamo per aiutare lo sviluppo del business delle piccole e medie imprese tecnologiche del Galles”.

Ok, ma che requisiti ci sono per beneficiare dei vostri finanziamenti?

“Basta presentare un progetto per un’applicazione per smartphone” .

Ma il progetto deve venire da una società o può anche essere un singolo sviluppatore a presentarlo?

“A volte vengono individui singoli e se hanno un’idea brillante per un’app l’unica cosa che gli chiediamo è che aprano una società”. Operazione che qui, nel Regno Unito, si può fare online senza particolari difficoltà. 

Quindi un singolo o una società vi presenta un progetto per un’applicazione. Poi che succede?

“Noi esaminiamo l’idea e, se pensiamo che sia valida, contattiamo lo sviluppatore,lo incontriamo e cerchiamo di capire che prodotto vuole ottenere. Quindi passiamo alla fase dello sviluppo poi alla fase test e, una volta realizzata l’applicazione, ci preoccupiamo di proteggerne la proprietà intellettuale” .

Fantastico. Servizio completo, quindi. Il fortunato sviluppatore si ritrova con la sua applicazione realizzata a costo zero.

“Sì, ma non ci fermiamo qui. Dopo ci occupiamo anche del marketing e della promozione dell’applicazione”. 

Ne seguite anche la promozione? In che modo?

“La promuoviamo e commercializziamo tramite il Mobile Innovation Network, un forum e network di aziende del Galles, che fornisce assistenza, informazioni e consulenze da parte dei più grossi nomi della regione nel settore mobile dell’Information, Communication Technology. Inoltre li facciamo partecipare a tutti gli eventi organizzati dal Mobile Innovation Network, come il Welsh app showcase, esibizione delle applicazioni del Galles”. 

Ma dal momento che l’applicazione diventa un prodotto chi ne detiene i diritti?

“I diritti, la proprietà intellettuale e qualsivoglia sfruttamento commerciale dell’applicazione sono tutti nelle mani della società, noi non tratteniamo nulla”. 

Capisco. Da quanto tempo va avanti questo programma e qual è la percentuale di progetti approvati?

“Il programma è aperto da dicembre 2010 e finora abbiamo ricevuto già circa 100 progetti, di cui ne abbiamo approvati e sviluppati il 65%. Molte delle società arrivano da noi tramite Business Link”. 

Business Link è il portale del governo inglese per supportare le attività imprenditoriali nel Regno Unito: è talmente ricco di informazioni e così ben organizzato che si fa fatica a credere che sia pubblico. Hai presente i siti governativi italiani? Ecco, Business Link non ha nulla da spartirci. 

Quanto tempo passa dalla presentazione del progetto alla risposta? 

“Ci mettiamo mediamente due o tre settimane”. 

Invece dalla presentazione della richiesta al prodotto finale consegnato, per così dire, chiavi in mano? 

“Difficile da dire, dipende molto dal tipo di applicazione. Per uno degli ultimi progetti ci abbiamo messo otto mesi: diciamo che il range è tra i sei e i 10 mesi.” 

Il vostro intervento finisce quindi con la promozione? 

“In realtà, no. Tramite i nostri contatti con i fondi di investimento locali, aiutamo anche la società ad aver accesso ai finanziamenti.” 

Trovo che sia commuovente quello che fate per chi vuole lanciarsi nel mondo delle applicazioni. Che voi sappiate, esistono altri esempi del genere? 

“Al momento, questo tipo di progetto non esiste in alcun altro paese d’Europa. E, per quanto ne sappiamo, non esiste in nessun altro posto al mondo, ma su questo non abbiamo certezze”. 

Se qualcuno avesse un’idea eccezionale per un’applicazione e volesse approfittare di questa opportunità pur non vivendo in Galles? 

“Deve venire qui e aprire una società. Da quel momento può presentarci il suo progetto”. 

E quando sto per salutare Louise e complimentarmi per la sua attività lei, inaspettatamente, rilancia. 

“Inoltre organizziamo iniziative come “The App. Challenge”, la a sfida delle app. I ragazzi delle scuole superiori del Galles si presentano davanti a una commissione come quella di The Apprentice* e fanno la presentazione della loro idea. Gli esperti la valutano e quella che viene votata come la migliore e con le maggiori probabilità di essere commercializzata, viene sviluppata e realizzata dagli sviluppatori di CEMAS. Avremo il nostro primo vincitore il prossimo gennaio”. 

*The Apprentice (L’Apprendista) è un programma TV che va in onda in tutti i paesi anglosassoni nel quale un gruppo di concorrenti, spesso molto giovani, deve affrontare una serie di prove di business. In genere si tratta di inventare un prodotto, poi curarne marketing, pubblicità, vendite… A giudicarli è un vero imprenditore, (Lord Sugar, nella versione UK) che premierà il migliore entrando in società e finanziando il suo progetto.

Tutto ciò è bellissimo, ma assomiglia sempre più a una favola. I soldi da dove vengono?

“Siamo una società finanziata dal governo e, per questo progetto, utilizziamo i fondi dell’EDDF, l’European Digital Development Fund, e dell’università del Galles”.

Un format che in Italia si può vedere – sottotitolato – soltanto via satellite. Nessun network è invece corso ad acquistarne i diritti: c’entrerà il fatto che nessuno canta, si spoglia o fa battute salaci? 

Basito da quante cose belle fanno queste creature celesti del Cemas, chiedo se, nel caso dell’App Challenge, la società poi trattenga i diritti sull’applicazione realizzata. 

“No: i diritti vanno al giovane ideatore che invece di aver solo un CV di carta, si ritroverà un’app realizzata da usare come portfolio”. 

Trattengo uno spontaneo istinto di abbracciarla e la saluto. Vorrei dirle che sono commosso perché vengo da un Paese in cui ogni volta che si propone qualcosa di nuovo alle istituzioni (e non solo a loro) si viene guardati come degli squilibrati o, quando va bene, come dei seccatori. Ma temo che non capirebbe.

Fonte: www.wired.it

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