Home»World News»Africa»Il gigante farmaceutico paga per i bimbi nigeriani
Bambino nigeriano

I medici della Pfizer erano arrivati con le loro valigette cariche di medicinali nello scassatissimo ospedale per le malattie infettive della città di Kano, nel nord della Nigeria. Era il 1996 e un’ epidemia di meningite stava uccidendo migliaia di persone. La loro sembrava una missione umanitaria e quando scelsero di curare 200 bambini malati, i genitori si reputarono fortunati. Non sapevano che i loro figli stavano per sperimentare il Trovan, una nuova medicina che, nelle speranze della casa farmaceutica, sarebbe diventata l’antibiotico a largo spettro del futuro. Ma il farmaco non ebbe l’effetto sperato, tanto che il Trovan oggi non è più in commercio. Undici bambini morirono e altri 189 rimasero sordi, ciechi o con danni permanenti al cervello. Allora il team della Pfizer fece le valigie e se ne andò dimenticando la gente malata che faceva la fila davanti al loro ufficio.

Quindici anni dopo quei piccoli hanno ottenuto giustizia. Recentemente la Pfizer ha incominciato a indennizzare le famiglie di quattro bambini che hanno ricevuto un assegno di 122mila euro ciascuna. Altri quattro piccoli che sono rimasti malformati riceveranno un risarcimento a seconda del livello di invalidità (qui a sinistra la signora Abu Madaki con il figlio Firdausi). “Siamo contenti – ha dichiarato l’azienda farmaceutica in un comunicato – che i primi querelanti siano stati compensati. E’ una tappa storica nell’esecuzione dell’accordo tra lo Stato di Kano e la Pfizer”.

Nell’aprile del 2009 l’azienda farmaceutica aveva accettato di versare 75 milioni di dollari (56 milioni di euro) come risarcimento alle autorità locali. Una parte dei soldi (35 milioni di dollari) era destinata ai familiari delle vittime e ai bambini menomati: come l’ allora quattordicenne Hajara, diventata sordomuta o come Anas Mohammadu che di notte sogna di fare il soldato ma che a scuola viene soprannominato «sgorbio» perché le sue gambe sembrano fatte di pastafrolla e dalla sua bocca esce di continuo della bava. Altri 30 milioni sarebbero stati usati per ristrutturare l’ ospedale delle malattie infettive e il resto servirà a coprire le spese legali sostenute dallo Stato di Kano nei vari procedimenti.

Ma dopo due anni le cose vanno a rilento. La decisione di chi compensare e quanto è affidata a una commissione indipendente che non ha legami né con la Pfizer né con il governo di Kano. Dieci mesi fa 546 querelanti sono stati sottoposti al test del Dna per provare che i bambini erano figli loro ma finora sono arrivati solo 8 risultati. Le famiglie si stanno spazientendo. “Ho parlato con il mio avvocato – dice un uomo che ha perso la figlia a causa della sperimentazione -, ancora non sappiamo quando mi pagheranno. Siamo stanchi. I nostri bambini sono morti e altri sono menomati. Vogliamo chiudere questa storia ora”. “Ci avevano promesso una risposta entro sei settimane», ha detto Surajo Hassan che ha un nipotino diventato sordo a causa del farmaco.

A piegare il colosso farmaceutico nel 2009 sono stati due avvocati qualunque: il giovane nigeriano Etigwe Uwo e il divorzista del Connecticut Richard P. Altschuler. Insieme hanno rappresentato gli interessi delle famiglie africane danneggiate in una causa collettiva che non ha precedenti nella storia. Dapprima la Pfizer ha negato con forza ogni accusa. Quei bambini, ha sostenuto, non sono stati danneggiati dalla medicina ma dalla meningite che, in quel periodo, ha ucciso 11mila persone. Ma i genitori sapevano? Il governo nigeriano ha dimostrato di no. «L’ esperimento – è stata la conclusione di una commissione di esperti – era illegale e non autorizzato. Un chiaro caso di sfruttamento dell’ ignoranza».

Fonte: www.omeosan.it

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