Home»Ecologia»Case in paglia per i terremotati in Abruzzo
Casa di paglia

Raffaella Galasso

Si chiama EVA, acronimo di Eco Villaggio Autocostruito, ma potrebbe chiamarsi Bennu, come la fenice egizia che rinasce dalle proprie ceneri. Nel caso di un piccolo borgo abruzzese, dalle proprie macerie. Quelle lasciate dal sisma che, il 6 aprile 2009, ha distrutto la maggior parte delle abitazioni del paesino di Pescomaggiore, a soli 15 chilometri dall’Aquila. Dall’incontro tra la determinazione degli abitanti a non lasciare la propria terra e gli architetti di BAGofficinamobile, nasce un progetto che cambia le sorti di un’intera comunità e ridefinisce i parametri delle nostre abitazioni, a partire da un materiale economico e facilmente reperibile: la paglia. Si tratta di un progetto vincitore del concorso internazionale di architettura Ecoluoghi 2011 organizzato dal Ministero dell’Ambiente e l’Associazione Mecenate 90. “Casa di paglia sulle Dolomiti”, un prototipo in scala 1:1 verrà esposto al MaXXI di Roma dal 1 giugno 2012 al 31 luglio 2012. Ora cerchiamo di capire come la paglia ha offerto un tetto a chi era rimasto senza.

Il progetto, ideato da BAG, prevede che siano gli stessi cittadini a partecipare attivamente alla costruzione delle proprie case con una tecnica semplice e rapida che consente di edificare alloggi antisismici, a basso impatto ambientale, alta efficienza energetica e un costo che parte dagli 800 euro al metro quadro. Le case sono sostenute da una struttura portante in legno, tamponata con balle di paglia, che viene poi rivestita di intonaco e dotata di impianto solare fotovoltaico e termico. Tempi di realizzazione? Pochi mesi. La prima casa in paglia è stata consegnata ai terremotati dell’Abruzzo il 17 agosto 2009. L’eco villaggio auto costruito dai cittadini del Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore conta oggi 6 case di paglia. 

“Si tratta di un approccio all’architettura, completamente diverso”, spiega Paolo Robazza, l’architetto di BAG, che insieme a Fabrizio Savini e all’esperto di bioedilizia Caleb Murray Burdeau, ha dato vita al progetto EVA. “Abbattere i costi, arrangiandosi con forze e mezzi propri, utilizzando quello che l’ambiente circostante offre. La paglia è un isolante termico e acustico naturale, spesso disponibile in loco, leggero da trasportare, facile e veloce da modellare. In questo modo chiunque può partecipare alla costruzione della propria abitazione, di quella dei vicini e proporsi come volontario per dare una mano, abbattendo ulteriormente i costi.” 

Sia nella fase di studio del progetto che nella realizzazione della abitazioni, nulla è lasciato al caso. “Pur utilizzando un materiale ‘povero’ come la paglia, una straw bale home, come viene chiamato nel resto del mondo, è un edificio di altissima qualità, paragonabile alla miglior casa clima oggi disponibile sul mercato”, specifica Robazza.“Le pareti orientate a sud prevedono grandi vetrate che permettono il passaggio dei raggi solari anche d’inverno, quelle a nord sono chiuse, per una migliore conservazione del calore. Un sistema di recupero delle acque piovane ne consente l’utilizzo per servizi igienici e il verde (che nel caso di Pescomaggiore si traduce in orti). Il tetto isolato naturalmente in pannelli di cellulosa e un sistema di fitodepurazione delle acque ne garantiscono ulteriore efficienza”. 

Adesso e qui. Sono queste le parole che hanno convinto i 45 abitanti di Pescomaggiore ad abbracciare subito il progetto delle case in paglia proposto da BAG. L’alternativa era abbandonare il proprio paese, scendere a valle e mettersi in lista d’attesa per un alloggio del piano C.A.S.E. Il terreno su cui è stato costruito l’ecovillaggio dista poche centinaia di metri dal borgo ed è stato donato dagli abitanti. L’intero progetto si è autofinanziato attraverso il contributo diretto dei locali e una campagna di donazioni arrivata oltreconfine e sostenuta da Serena Guzzanti, Jacopo Fo e molti altri. Un altro contributo essenziale è arrivato dalle centinaia di volontari provenienti da ogni dove in Europa che si sono alternati nella costruzione degli edifici. 

Le straw bale homes sono una realtà già conosciuta nel resto del mondo. Le prime case di paglia furono costruite a fine ‘800 dai pionieri americani. Molte sono ancora lì, nella loro versione d’origine. Nate come alloggi temporanei, si sono rivelate resistenti e confortevoli al punto da trasformarsi in abitazioni permanenti. In Italia la prima casa di paglia costruite e regolarmente autorizzata è l’azienda agricola La Boa di Pramaggiore, in provincia di Venezia, realizzata da Stefano Soldati, oggi considerato uno dei massimi esperti italiani del settore, sotto la guida di Barbara Jones e Bee Rowan.

Fonte: www.wired.it

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