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Attilio Speciani (*)

Qualche arguto scienziato ha pensato di creare dal vecchio virus dell’aviaria un nuovo virus letale e ha già iniziato a parlare di possibile pandemia (naturale o provocata è tutto da discutere). Evidentemente le aziende produttrici di vaccini e di farmaci antivirali non demordono. Dopo le pessime figure già rimediate sull’aviaria H5N1 (proprio lei) e sulla suina H1N1, già si inizia a fomentare una linea di pensiero che lasci spazio alla paura della pandemia, un vecchio spauracchio che continua a raccogliere clienti per chi vuole speculare sulla paura invece che sulla consapevolezza.

La notizia, ripresa dal Corriere della Sera la scorsa settimana, ci racconta la produzione (non la scoperta, ma la voluta manipolazione) di un virus potenzialmente letale e diffusivo derivato dal vecchio virus H5N1 dell’aviaria. Gli scopritori si sono trincerati dietro al fatto che questo sviluppo possa essere scientifico, consentendo a chi volesse approfondire altri studi (altri virus letali?) di capire come curare una eventuale diffusione di questo virus. Continua a perpetuarsi un vizio culturale profondo e devastante per la società. Abbiamo ormai capito che la scienza che studia solo il virus per trovare armi contro di lui non porta da nessuna parte, se non a guadagni ingenti per chi riesca a cavalcare commercialmente la paura. Abbiamo di recente verificato che ormai la lotta alle infezioni con gli antibiotici ha perso la sua efficacia. Ormai la resistenza agli antibiotici è sempre in crescita e vanifica le nuove scoperte.

Così negli anni si è capito che le migliorate condizioni igieniche e il rafforzamento delle difese individuali consentono a ogni organismo di vincere la lotta contro i virus e contro i batteri. È fondamentale la nutrizione, l’apporto corretto di vitamine e minerali per difenderci dalle aggressioni esterne. Anche da Virus davvero letali come quello di Ebola, ma a dispetto di queste conoscenze, purtroppo le lezioni degli ultimi anni, soprattutto quella della bufala relativa all’H1N1 (la cosiddetta influenza suina) ci hanno fatto capire che la struttura sanitaria mondiale è più orientata allo sviluppo commerciale di farmaci che a quello del sostegno a comportamenti salutari. Queste nuove scoperte, difese ovviamente dal nostro virologo di punta, il dottor Fabrizio Ernesto Pregliasco, con il quale sono abituato a contrastare scelte terapeutiche e preventive sull’influenza, vanno tenute molto in considerazione.

Ricorderemo che intorno all’aviaria (H5N1) ci sono stati veramente molti conflitti di interesse. La popolazione tende a dimenticare, ma forse farà bene ricordarne qualcuno. Le autorità hanno detto che c’era il rischio di passaggio da polli e uccelli all’uomo (che non si è mai verificato) L’allora ministro della Salute (Francesco Storace) propose di vietare i viaggi in Turchia come misura cautelativa, in modo del tutto ingiustificato ma con sicuri effetti di marketing. Lo stesso Ministro definì l’acquisto di milioni di dosi di un vaccino che non esisteva in quel momento e che non fu mai prodotto da nessuno. Nessuno mai appurò quanto fu pagato, ma di fatto numerosi osservatori segnalarono che quella era stata la contropartita per consentire all’allora Presidente del Consiglio un incontro con il presidente americano Bush.

Grazie all’aviaria, per quasi un anno le esportazioni di beni dalla Cina e dal Canada (realtà economiche crescenti) furono contingentate e bloccate Nella più grande comunità cinese esistente fuori dalla Cina, a San Francisco, in modo statisticamente inquietante nessun caso fu mai rilevato e nessuno bloccò il commercio con gli USA. L’allora Segretario di Stato (presidenza Bush) ottenne benefici enormi dalla cessione di azioni correlate con lo sviluppo dei farmaci antivirali. I produttori dei due antivirali adatti all’aviaria ebbero delle revenues enormi dalla diffusione dei loro farmaci (oseltamivir e tamiflu).  Il governo Berlusconi definì strutture di intervento a base di questi farmaci (acquistati e accumulati) per isolare qualsiasi possibile focolaio di aviaria (mai verificatosi). Tale attenzione sociale ad esempio non fu mai data per problemi come quello di Fukushima per la contaminazione da radionuclidi che restano una realtà vera anche oggi I decessi avvenuti in Turchia, furono sbandierati come evidenza del pericolo grave per alcuni giorni, ma il fatto che l’OMS definì la maggior parte di quei decessi come dovuti ad altre cause non fu mai divulgato ai cittadini: era evidentemente importante mantenere la paura e non la conoscenza della verità. 

 (*) Allergologo e Immunologo Clinico

 Fonte: www.eurosalus.com

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