Home»Articoli»Tozzi: “Tutta colpa della cementificazione”. Ecco quali sono le regioni più a rischio

Cementificazione selvaggia

Michela Gargiulo

Un consumo bulimico del territorio. Quello che è successo a Genova e alle Cinque Terre non è soltanto l’effetto della natura che cambia. Mario Tozzi, impegnato su Radio 2 per la trasmissione “Tellus”, studia da anni questi fenomeni.

Tozzi, in poche ore è piovuto quanto piove in un anno. Quali sono le ragioni?
Sono ormai 20 anni che assistiamo a piogge sovrabbondanti. Ci sono state anche discussioni in Senato, non siamo solo noi geologi a dirlo. Poi il territorio italiano è giovane, attivo. Questo è un paese dove ci sono vulcani, terremoti, fenomeni di assestamento. Un terzo motivo è che abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio. Cemento e infrastrutture hanno consumato la terra. Abbiamo mangiato il suolo rendendo il terreno impermeabile. L’acqua non penetra più, scivola e va via. Si è costruito troppo dove non si doveva. Le case sono state costruite anche sugli argini dei fiumi. A ogni disastro tutti pongono il problema dei detriti che ostruiscono il corso dei fiumi. Il problema non sono tanto i detriti, ma il fatto che l’uomo ha ridotto gli alvei dei corsi d’acqua.

I morti della Liguria sono come quelli di Giampilieri, a Messina. Colpa della natura o dell’uomo?
La colpa è dell’uomo, le catastrofi naturali non esistono. Abitiamo in posti dove non dovremmo stare. I genovesi d’altri tempi stavano nelle alture.

Si parla di cambiamenti climatici e surriscaldamento del pianeta. È un fenomeno irreversibile o si può intervenire?
È un fenomeno parzialmente naturale, ma l’uomo ha accelerato il processo di surriscaldamento. Il carattere violento di queste perturbazioni ne è una conseguenza. Si devono ridurre le emissioni inquinanti. È un processo che deve riguardare tutti i paesi del mondo.

L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico. Quali sono le regioni più a rischio?
La Liguria e la Toscana, ma anche l’alto Lazio, la Campania e la Sicilia. Io considero a rischio frane anche il Trentino. Lì però non si sono mai registrate vittime perchè c’è stato un uso più attento del territorio.

Quali scelte deve fare la politica nei territori a rischio?
I sindaci devono fare un passo indietro rispetto all’uso del territorio. Purtroppo si pensa che si guadagni consenso solo con l’edilizia e il cemento.

L’associazione dei Comuni virtuosi lancia una proposta: moratoria sulle grandi opere e i soldi da destinare contro il dissesto idrogeologico. Che ne pensa?
Sono d’accordo. Li conosco e sarò con loro lunedì prossimo. Cosa si deve insegnare ai nostri figli? Bisogna che capiamo prima noi che è necessario fare un passo indietro rispetto a scelte non rispettose della natura e del territorio. Riprendere ritmi naturali, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ritornare a vivere dove e come si viveva un tempo. Il cemento non serve, bisogna recuperare la terra.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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2 Responses to "Tozzi: “Tutta colpa della cementificazione”. Ecco quali sono le regioni più a rischio"

  1. Dott. For. Amb. Di Duca Massimo   7 novembre 2011 at 19:59

    Ha perfettamente ragione. I Cambiamenti climatici stanno producendo i cosidetti FLASH FLOOD, cioè quantità eccessiva di carico d’acqua in pochissimo tempo. Ora, siccome noi siamo un paese fatto di rilievi (il 70%) e siamo a rischio idrogeolocico, cioè l’acqua scava la terra dove non è protetta (radici di erba, arbusti e alberi). Se questi vengono malamente sostituiti da scelte tecniche infami ed incompetenti, ci ritroviamo l’acqua che piove arricchita di terra (fango) a fronte, a mareggiati, a milioni di litri. Questi tecnici che fano queste scelte, solo per misurare il loro portafoglio, vanno cancellati a vita dagli albi degli ordini professionali e condannati a risarcire il danno. Per non parlare della Casta, a cui si deve la firma finale dele decisioni territoriali. Quindi il territorio nazionale va riacquistato, vanno “sbracati” tutti gli ostacoli che impediscono il normale e naturale deflusso delle acque. Quindi è necessaria la svolta politica di far muovere le ruspe per distruggere questi impedimenti e non a scavare nuove fondamenta di case o strade.

  2. nicola morano   7 novembre 2011 at 10:43

    da alcuni anni, forse un decennio assistiamo a precipitazioni abbondanti in un tempo ristretto che provocano danni irreparabili a ciò si aggiunge l’incuria dell’uomo ed ecco il disastro. meditate genti, occorre intervenire in tempi brevi ed evitare costruzioni laddove incombe già un pericolo e condivido che bisogna recuperare la teraa senza occuparla in modo scriteriato nicola morano

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