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Homeschooling - vignetta

Erika Di Martino

Se siete homeschoolers o se intendete diventarlo avrete sicuramente a che fare con questo argomento: la socializzazione. Uno dei primi e più preoccupanti dubbi che le persone hanno circa la scuola a casa è:Come faranno a socializzare i vostri figli”.

Facciamo un passo indietro e parliamo della differenza che esiste tra socializzare, cioè sviluppare rapporti interpersonali adeguandosi alle regole della vita in società, e avere una vita sociale, cioè incontrarsi con degli amici, uscire, ecc. Ogni famiglia insegna ai propri figli come comportarsi in determinate situazioni, i genitori sono l’esempio che i bambini seguono per imparare per esempio che in chiesa non si urla, che è educazione salutare o che correre nudi in mezzo alla strada non va bene. Un bambino come un adulto può essere “socializzato”, ma non avere amici. La vita sociale è un’altra cosa, qui si parla di avere rapporti interpersonali con il fine di condividere esperienze, emozioni, stendere le basi di un’amicizia.

Come faranno i tuoi figli ad inserirsi nella società, senza aver preso parte alla socializzazione scolastica?”.
In effetti la socializzazione dei ragazzi che fanno scuola a casa è molto diversa da quella di coloro che passano la maggior parte del loro tempo a scuola o a fare i compiti. Gli homeschoolers passano le loro giornate aiutando in casa, sbrigando delle commissioni, facendo gite d’istruzione, andando a trovare altri familiari o amici, aiutando le persone del vicinato, facendo volontariato, facendo sport di gruppo, ecc… Mentre i loro compagni scolari socializzano in un ambiente controllato, chiusi in un edificio con altri della loro stessa età, i bambini educati a casa vengono in contatto con la società, con il mondo, e interagiscono con essa in prima persona. Un homeschooler interagisce con persone di tutte le età, tipico è vedere bambini di età completamente diverse giocare insieme. Mentre i compagni scolari maschi imitano i Power Ranger e le femmine ammiccano come le Winx, gli homeschoolers non seguono ruoli prestabiliti e giocano liberamente senza il timore di essere derisi o giudicati per ciò che fanno. Essi sperimentano, coltivando la fiducia e la stima in loro stessi e nelle loro capacità senza essere continuamente valutati ed etichettati. Questo significa che non sapranno inserirsi nella società? Ma come? Essi sono già parte della società, non si stanno preparando per essere inseriti (manco fossero bulloni), essi sono una parte assolutamente attiva della vita della loro comunità.

Se prendete un dizionario e cercate la parola scuola, ecco cosa troverete: “istituzione finalizzata, attraverso un insegnamento metodico e collettivo, all’apprendimento dei fondamenti dell’istruzione e dell’educazione relativi alla cultura di appartenenza”. Si parla di socializzazione? No.
Eppure pare che la scuola si l’unico mezzo che abbiano i bambini per socializzare.
Sento le mamme di bambini di un anno che, preoccupate della socializzazione dei loro bébé, credono di doverli mandare al nido per renderli più aperti! Conosco ragazzi che vanno a scuola regolarmente, ma che hanno una vita sociale pari a zero. Vanno a scuola perché obbligati e nel pomeriggio stanno a casa senza vedere nessuno davanti alla TV, voi come li definireste?Vedo bambini che non hanno la più pallida idea di cosa sia l’educazione e di come ci si comporti in situazioni pubbliche, eppure sono andati prima all’asilo nido, poi alla scuola d’infanzia ed infine alla primaria. Dovrebbero saper stare in società, no? No, non lo sanno, proprio perché la scuola non sempre è un luogo di socializzazione o quantomeno non è “il luogo di socializzazione per eccellenza”.

La scuola non è luogo di socializzazione. Lo confermano le note sul registro di chi chiacchiera, i continui richiami verso chi si rivolge al vicino di banco e le punizioni che assottigliano i minuti della ricreazione o che la eliminano definitivamente. Come avevamo letto sul dizionario la scuola è un luogo dove si insegna in modo metodico e collettivo, non un luogo dove si scambiano opinioni o dove si conoscono nuove persone.

Facciamoci delle domande. La socializzazione è esclusivamente una cosa positiva o può essere anche una cosa negativa? Esiste il rischio di socializzare troppo? Quali sono i canoni per definire se una persona ha socializzato bene e sufficientemente?

Nella socializzazione scolastica risiedono anche il bullismo, le violenze sessuali, il razzismo, il vandalismo, il teppismo, il sessismo e le cattive abitudini quali fumare e usare un linguaggio volgare. Questi sono anche alcuni dei motivi per i quali non manderei i miei figli a scuola. La pressione psicologica esercitata dalla massa può avere effetti devastanti sia sullo studente che sulla sua famiglia. Chi non ricorda lo sfigato, il ciccione, il secchione, il gruppo di quelli “in” e quelli “out” della classe? Per far parte del gruppo cool più gettonato della scuola quali sono le qualità necessarie? L’educazione? L’intelligenza? Avere sani principi morali? Non mi risulta. E fino a dove si può spingere un giovane per farsi notare dai suoi coetanei?
Personalmente, in seconda elementare, durante la ricreazione, venivo insultata e chiusa a chiave nel gabinetto dai miei compagni e, sempre in bagno, lontano dagli occhi della maestra, alcuni bambini mi hanno mostrato cosa fosse un atto sessuale imitando lamenti e gesti. Avevo sette anni, era il 1987 e frequentavo una scuola considerata buona. Ora grazie a internet, telefonini e social network le ragazzate sono diventate più audaci, il numero di studenti per classe è in aumento e il personale che dovrebbe controllare questi momenti di socializzazione è in diminuzione.

Se [scuola = (cattiva) socializzazione] quindi
[troppe ore passate a scuola = troppa (cattiva) socializzazione]

Immaginiamo un bambino di 8 anni che venga lasciato otto ore a scuola a socializzare e che una volta tornato a casa svolga i compiti e guardi la televisione o giochi ai videogame per un’oretta e mezza. Ipotizzando che egli spenda un’altra ora tra la cena e l’igiene personale e che vada a letto alle nove e trenta, egli avrà per se tre ore al giorno. Tre ore al giorno di libertà dove si relazionerà con la propria famiglia e la società circostante. Quali saranno i valori acquisiti dal bambino? I valori della famiglia o quelli della massa degli amici a scuola? Ovviamente quelli della massa, la lotta è impari. Poi ci si chiede come mai nel week-end i genitori non sappiano cosa fare con i bambini, o perché il senso di alienazione che questo distacco crea porti genitori e figli a non riconoscersi più. Egli saprà comportarsi in modo socialmente appropriato in situazioni pubbliche? La risposta sta nei cartelli con la dicitura “NO KIDS” (vietato l’ingresso ai bambini) che compaiono presso negozi, ristoranti, alberghi e compagnie aeree.

Quindi torniamo a noi: “Ma non ti preoccupi della socializzazione di tuo figlio?

“Faccio scuola familiare proprio perché m’interessa che mio figlio abbia la possibilità di relazionarsi attivamente con persone diverse ogni giorno. Credo che la sua vita si arricchisca ogni qualvolta egli venga in contatto con situazioni nuove in veste di protagonista. Quindi, si, mi preoccupo molto della socializzazione di mio figlio e tu?”

“Si certo, infatti credo che invece di imparare a socializzare da altri bambini di otto anni come lui sia meglio che sia io, un adulto, ad insegnarglielo. Sono presente, attento ai suo bisogni e disponibile a rispondere alle sue domande in qualsiasi momento e in situazioni differenti.”

“Me ne preoccupo molto infatti desidero che egli diventi un adulto gentile, educato, rispettoso, lavoratore, sicuro di sé e capace di affrontare qualsiasi problema la vita gli porterà e non credo che passare tutto il giorno con altri 30 ragazzi e un solo adulto sia il modo migliore per raggiungere questo scopo. Grazie per l’interessamento.”

Per concludere mi faccio due domande:

Questa tanto decantata socializzazione è così importante?”.

A mio avviso è importante saper rispettare le persone, utilizzare registri diversi in situazioni diverse, stare a tavola in maniera corretta, essere al corrente che parlare è tanto importante quanto ascoltare, ed è importante saper creare dei legami interpersonali basati sull’amicizia sincera e l’uguaglianza. Non è importante imparare a stare fermi e zitti sei ore al giorno, indossare un capo alla moda, essere compiacenti o dover seguire il branco scendendo a compromessi con se stessi e con gli altri per essere accettati.

Io, i miei familiari e le persone che gravitano attorno alla nostra casa siamo decisamente in grado di assolvere questo compito.
Se altri siano in grado di farlo io non lo posso sapere, ma non credo che dipenda dall’andare o meno a scuola. Dipende dalla famiglia. E’ la famiglia che può creare i momenti di socializzazione valorizzando le capacità di ognuno. Sono i genitori che possono guidare i loro figli ad aprirsi al mondo esterno dando un buon esempio e poi osservando semplicemente, senza intervenire. Sono il padre e la madre che, donando il loro tempo, educano i figli alla socializzazione. Essi però non possono farlo solo tra il corso di judo e il saggio di danza, non possono farlo alle sette di sera quando, stanchi, si apprestano a preparare la cena o mentre aiutano a ripassare la lezione. Non possono farlo solo nei ritagli di tempo. La vita scandita al suono della campanella, non solo per gli studenti, ma anche per gli adulti, non si concilia con la sana crescita di un individuo. Il ritmo martellante delle giornate lascia solo briciole di libertà che non sono sufficienti per sfamare bambini avidi di esperienze sempre nuove.

“Cosa possiamo fare noi homeschoolers per aiutare i nostri figli a socializzare?”.

Innanzitutto dobbiamo permettere ai nostri figli di partecipare alla nostra vita in tutte le sue sfaccettature, essi imparano attraverso i nostri gesti, le nostre parole. Interpelliamoli, chiediamo loro cosa ne pensano rispetto a ciò che accade in famiglia, nel vicinato, nel mondo. Creiamo un rapporto basato sul dialogo e la riflessione che valorizzi il pensiero critico. Apriamo le nostre vite e le nostre case agli altri: accogliamo familiari, amici, vicini di casa, organizziamo pomeriggi di gioco, di lettura, atelier di pittura, cucina, occasioni di spiritualità, seguiamo le nostre inclinazioni per offrire qualcosa di speciale. Creiamo dei momenti di condivisione anche al di fuori dell’ambiente conosciuto: assieme ad altri genitori portiamo i bambini alla biblioteca, a nuotare, al museo o semplicemente al parco per fare una partita di pallone. Le attività post-scuola offrono una grande varietà di spunti. Sporchiamoci le mani, corriamo, scopriamo nuove cose affiancandoli nelle loro esplorazioni senza però interferire. Per esperienza vi dico che una famiglia attiva ne attira a se molte altre. Nel caso dei ragazzi più grandi sosteniamoli nelle loro passioni che siano esse sportive, ludiche o intellettuali. Accompagniamoli agli incontri, aiutiamoli a formare un gruppo, diamogli la libertà per iniziare a volare con le loro ali. Mettiamoci in contatto con altri che hanno fatto questa scelta educativa, siamo come dei pionieri che stanno costruendo una nuova realtà, aiutiamoci a vicenda per crescere serenamente.

Fonte: www.controscuola.it

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