Home»World News»Africa»Qual è il modo migliore per combattere l’Hiv?
AIDS

Ce lo dicono cinque economisti di fama mondiale, che hanno individuato le strategie più efficaci per combattere la malattia, avendo a disposizione 10 miliardi di dollari.

Martina Saporiti

Quali sono le mosse più urgenti da fare per frenare la diffusione dell’Hiv? Promuovere campagne di informazione, potenziare la ricerca sui vaccini o diffondere la somministrazione delle terapie antiretrovirali? Per sapere come hanno risposto cinque economisti d’eccellenza basta andare sul sito di RethinkHiv, un progetto ideato dal Copenhagen Consensus Center e dalla Rush Foundation per individuare quali sono, secondo gli esperti in materia, le priorità di intervento per combattere l’epidemia di Hiv in una delle regioni più gravemente colpite, l’Africa subshariana. Nonostante tutti gli sforzi della ricerca e i finanziamenti stanziati, il virus dell’immunodeficienza rimane ancora oggi una delle piaghe più dolorose per la popolazione mondiale. Ce lo dicono i numeri: secondo i dati pubblicati su Avert, un portale che offre informazioni a tutto campo sulla malattia, alla fine del 2009 le persone colpite dall’Hiv superavano i 30 milioni. Cos’è che non ha funzionato? E cosa ancora si può fare per aiutare a sconfiggere questa malattia? RethinkHiv lo ha chiesto a una trentina tra economisti, epidemiologi, medici e demografi, cui è stata fatta una semplice domanda: se si riuscissero a raccogliere altri 10 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni per combattere il virus nell’Africa subsahariana, quale sarebbero i modi migliori per spenderli? Gli esperti hanno dato il loro parere, preparando miniricerche per argomentare ciascuna posizione. Tra le possibili aree di intervento proposte, come leggiamo su Slate, c’erano: la prevenzione della trasmissione sessuale, la riduzione della trasmissione non sessuale, le cure per i malati, la ricerca sui vaccini e la promozione di politiche sociali e sanitarie per frenare la diffusione della malattia. A questo punto sono entrati in gioco i cinque economisti di fama mondiale, di cui ben tre premi Nobel. A loro il compito di leggere gli studi degli esperti e scegliere i più convincenti. Ecco la classifica che hanno stilato. Al primo posto hanno messo la necessità di potenziare la ricerca per arrivare il prima possibile allo sviluppo di un vaccino, che certamente rappresenta la strategia più efficace per combattere la malattia nel lungo periodo. Secondo la ricerca commissionata da RethinkHiv, ad alcuni esperti tra cui Dean Jamison del Dipartimento di salute globale dell’Università di Washington (Usa), con il trend attuale serviranno almeno altri 20 anni per arrivare a sviluppare un vaccino. Ma con 100 milioni di dollari in più all’anno da investire in ricerca, allora il traguardo si farebbe certamente più vicino. Subito dopo gli economisti hanno individuato, tra le strategie più efficaci da mettere in pratica nell’immediato, la circoncisione maschile. Questa partica, infatti, riduce del 60% la trasmissione sessuale del virus. Ecco perché nello studio di Jere Behrman e Hans-Peter Kohler dell’Università della Pennsylvania (Usa) viene sottolineata l’importanza di una seria campagna di informazione per convincere gli uomini africani che la circoncisione è un’ottima mossa per scongiurare la trasmissione sessuale del contagio. Tra le altre strategie più a breve termine per la lotta all’Hiv, i cinque economisti si sono fatti convincere dallo studio di Lori Bollinger, vicepresidente del Futures Institute (Usa). Secondo l’economista, potremmo eliminare del tutto il rischio di trasmissione tra madre e figlio entro il 2015 se spendessimo 140 milioni di dollari in più all’anno. Il suggerimento non è da sottovalutare: nel 2008, circa 350mila bambini sono diventati sieropositivi durante le ultime settimane della gravidanza, il parto o l’allattamento. Si tratta di numeri enormi, pari al 20% di tutti i nuovi casi di infezione registrati quell’anno. Ma dal momento che già esistono trattamenti che permettono di evitare questo tipo di trasmissione, sarebbe bene spendere un po’ più di soldi in questa direzione. Nello stesso modo, secondo Bollinger, investendo appena 2 milioni di dollari in più ogni anno per altri 5 anni si riuscirebbe a rendere sicure le trasfusioni di sangue evitando oltre 131mila contagi. Infine, riflettendo sullo studio di Mead Over del Center for Global Development (Usa) e Geoffrey Garnett dell’ Imperial College London (UK), gli economisti hanno ritenuto giusto utilizzare parte di queste ipotetiche extra risorse per diffondere la somministrazione delle cure antiretrovirali alle persone gravemente malate. Anche se questo tipo di trattamenti è economicamente molto dispendioso, la necessità di somministrarli è sia etica sia sociale, dal momento che aiuta a ridurre le possibilità di trasmissione. Tra le varie proposte analizzate, ha convinto anche quella sostenuta da Anna Vassall, Michelle Remme e Charlotte Watts della London School of Hygiene and Tropical Medicine (UK). Secondo le ricercatrici, uno dei problemi a monte della diffusione dell’Hiv in Africa è la forte discriminazione sessuale a scapito delle donne. Quindi, programmando interventi sociali per l’emancipazione femminile (come il già avviato microcredito o nuovi programmi per incentivare l’agricoltura), forse si riuscirebbe in parte a contenere la trasmissione sessuale della malattia, che spesso corre di pari passo alle violenze subite dalle donne.

Fonte: www.wired.it

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