Home»Articoli»Primi timidi segnali per il telelavoro in Italia: si farà davvero?
Telelavoro

Simone Muscas

Leggevo un articolo relativo all’ultima manovrina economica che il Governo italiano ha in mente di lanciare. Fra le idee trite e ritrite, ne ho trovata una che mi ha incuriosito, non tanto perché si tratterebbe della pozione magica a tutti i nostri problemi, quanto perché in quest’epoca di appiattimento politico si riuscirebbe finalmente ad intravedere un barlume di originalità. Mi riferisco alle possibili novità in materia di agevolazione economica; in un capitolo di queste si parla infatti di riconoscimento del telelavoro ed in particolare di aiuti economici per tutte quelle imprese che decideranno di ricorrervi.

Di che entità siano gli aiuti (nel senso se saranno incentivi o defiscalizzazione per le imprese) ancora non lo sappiamo, tuttavia, essendo una novità assoluta su scala nazionale, ritengo sia un argomento da seguire con attenzione. Detto ciò, è ovvio che, non essendo tematica molto nota dalle nostre parti, non tutti sappiano di cosa stiamo parlando. Per capirci, si tratta di uno strumento molto utilizzato dalle aziende negli Stati Uniti (mentre è pressoché sconosciuto in Europa) che consiste sostanzialmente nel permettere ai dipendenti, qualora le mansioni dell’impresa lo permettano, di lavorare direttamente da casa con un collegamento in rete.

I vantaggi? Economici sicuramente, dato che l’azienda ne potrebbe giovare in termini di costi (soprattutto per quel che riguarda quelli di locazione o acquisto di locali), ma anche dal punto di vista energetico se pensiamo per esempio ai consumi delle apparecchiature negli uffici. Per quel che riguarda il lavoratore invece i benefici sono soprattutto di natura logistica: si eviterebbero infatti gli spostamenti casa – lavoro – casa, spesso lunghi; insomma una bella mossa di mobilità sostenibile, se pensiamo, come è oramai appurato, che il principale motivo per cui le persone si spostano sia appunto da ricercarsi sulla necessità di recarsi quotidianamente al proprio posto di lavoro.

Non a caso quest’idea, che nasce negli Stati Uniti, è stata pensata proprio come mossa per ridurre le auto circolanti nelle città. Detto ciò, possiamo dire che forse, seppur con il solito cronico ritardo delle scelte italiane, finalmente anche il telelavoro potrebbe diffondersi alle nostre latitudini e chissà divenire uno strumento consolidato delle aziende nostrane.

Soltanto sogni? Può darsi, anche perché è ovvio che non potrà certo bastare una leggina o un aiutino economico di poca valenza per stravolgere una serie di luoghi comuni che allo stato attuale delle cose ci fanno pensare al telelavoro come qualcosa di astruso. E’ ovvio che se il telelavoro verrà introdotto in maniera complessa, permettendo quindi scarsa accessibilità a causa di troppi paletti, assisteremo alla solita buona idea destinata a morire sul nascere. Lasciando però da parte gli inevitabili dubbi, rimaniamo ora in attesa di saperne di più; per il momento accontentiamoci di apprendere che un segnale è arrivato. Di questi tempi è già qualcosa.

Fonte: www.ecoblog.it

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