Home»Città possibile»Nella nuova fattoria open source
Factor e Farm

La civiltà? Riparte dalla campagna del Missouri. E dalla filosofia della condivisione.

Silvio Gulizia

“Buongiorno, mi chiamo Marcin Jakubowski, ho 38 anni e sono un agricoltore tecnologo”. Così l’uomo che ha inventato il trattore open source si è presentato lo scorso febbraio al pubblico del Ted (vedi video in basso). Con macchine costruite in garage sta allestendo un civilization starter kit per creare villaggi autosufficienti muniti di tutti i comfort della vita moderna. La prima fattoria che aveva messo su si è rivelata un fallimento. “Ho comprato un trattore, poi si è rotto e ho dovuto pagare per farlo riparare. Si è guastato di nuovo e presto mi sono ritrovato al verde”. Marcin si rende conto di aver bisogno di strumenti robusti, modulari, durevoli e soprattutto low-cost. In giro però non ce ne sono. Decide di darsi al fai-da-te, ma non ha alcuna esperienza. “Appena ho messo i miei progetti su Internet la gente ha iniziato ad aiutarmi”. 

Nel 2003 nasce così il gruppo Open Source Ecology (OSE), un network di agricoltori, ingegneri e supporter con l’obiettivo di organizzare delle specie di comuni hi-tech. Dai trattori ai forni per il pane, passando per la creazione di circuiti, individuano cinquanta macchine fondamentali che vanno a comporre il Global Village Construction Set (GVCS), una raccolta di istruzioni per realizzare da zero un intero villaggio con una spesa iniziale di diecimila dollari. I costi delle macchine open source, sostengono, sono otto volte inferiori a quelli di mercato. 

Nel 2006 Marcin allestisce in Missouri, insieme a una trentina di persone, Factor e Farm, il primo villaggio open source. Per assemblare le macchine studiano dei moduli riutilizzabili, come i mattoncini del Lego e i pezzi del Meccano. Le istruzioni per riprodurli vengono messe online sul wiki dell’OSE. L’esempio principe è il Microtrack Walk Behind Tractor, pensato per usi agricoli su piccola scala o dove le caratteristiche del terreno richiedano strumenti flessibili. Al mezzo si possono applicare diversi moduli per arare, falciare o spianare il terreno. 

La colonna vertebrale del GVCS è il LifeTrac multipurpose, che unisce la potenza di una pala meccanica alle funzionalità di un trattore da agricoltura o costruzioni. Grazie ai moduli può trasformarsi in trapano verticale, decespugliatore o essere usato per frantumare il terreno. Ed è anche un mezzo di trasporto. La prima macchina open source è stata però una pressa per creare mattoni con la terra. Una persona, in un giorno di lavoro, ne può produrre a sufficienza per edificare una casa. Per costruire un trattore ci vogliono invece sei giorni. 

All’interno dei villaggi ogni persona è chiamata a due ore di lavoro per il bene comune. A Factor e Farm l’energia necessaria è interamente prodotta con pannelli solari e oli vegetali. L’ultima bolletta della luce è stata pagata tre anni fa. L’acqua piovana è resa potabile da depuratori e il cibo consumato è per lo più quello coltivato. Non manca internet, con una linea adsl wireless.

“In realtà stiamo lavorando a qualcosa di più grande”, racconta Marcin, “un’azienda distributiva”. Una comunità cioè che insegni a riprodurre i propri prodotti, con l’obiettivo di divulgare la conoscenza, ottimizzare la fabbricazione, strutturare l’impresa e creare modelli di business aperti per gestire la transizione verso un’economia 2.0”. L’Open Source Ecology è proprio questo: “Vogliamo far emergere il metodo di uno sviluppo economico condiviso”.

Fonte: www.wired.it

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