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Adobe Flash

Steve Jobs l’aveva predetto e con Adobe cadono anche Android e RIM.

Alessio Lana

Steve Jobs aveva già capito tutto, serviva solo altro tempo. Adobe, la casa produttrice di Flash e acerrima nemica di Apple, fa un passo indietro e abbandona il suo progetto per il Flash per dispositivi mobili, il più diffuso plug-in per la riproduzione di contenuti multimediali. 

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno e in poche ore è rimbalzata su tutto il web. Come predetto dal guru di Cupertino, il futuro è nell’html 5, il nuovo linguaggio di programmazione per siti web che permette la fruizione di animazioni, video e musica senza plug-in aggiuntivi, e nelle app, due strade che percorre da sempre per contrastare Flash, reo, secondo lui, di essere un sistema chiuso, lento, che abusa della CPU e vulnerabile agli attacchi esterni. 

Per questo aveva previsto un’app di YouTube fin dai primi iPhone, una sfida al sito che è diventato la vetrina del plug-in. Ora Adobe cambia strategia e sale sul carro dell’ex rivale ma non è l’unica a perdere: anche Google e RIM, le case produttrici di Android e del BlackBerry OS avevano fatto del supporto a Flash la loro bandiera anti-Apple. Con il melafonino non puoi godere appieno di tutto il web era il loro mantra, una frase che oggi fa sorridere. 

Già nel 2010 in una lettera aperta al fulmicotone Jobs aveva ribadito per l’ennesima volta che non sarebbe mai passato a Flash, una mossa che gli era costata una minaccia di ricorso all’Antitrust che non si è mai palesata. 

Tra i tanti, tantissimi, oppositori, Jobs aveva trovato anche qualche sostenitore di pregio. Primo tra tutti Jay Sullivan, Vice President of Products di Mozilla, secondo il quale la causa principale dei crash del browser Firefox era proprio Flash. Poi era arrivato anche il placet di Microsoft, una mossa tattica, visto che la casa di Redmond nel mentre aveva sviluppato Silverlight, una tecnologia concorrente di Flash ma tuttora minoritaria. 

Insomma, il futuro del web è ancora incerto ma una cosa è chiara: non sarà Adobe a scriverlo e Steve Jobs lo sapeva già.

Fonte: www.wired.it

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