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Sacchetti della spesa bio?

In alcuni supermercati si trovano sacchetti non completamente biologici  e quindi fuorilegge. Come smascherarli.

Alessio Lana

Si fa presto a chiamarla bioplastica. Nel nostro mondo sempre più inquinato basta aggiungere il prefisso bio per avere il plauso delle masse e c’è chi se ne approfitta. Un caso lo ha aperto bioplastica.it denunciando un folle mercimonio a danno dei consumatori.

Dal primo gennaio 2011 la legge 296 ha reso obbligatori i nuovi sacchetti per la spesa in bioplastica ma secondo il sito ci sarebbero in circolazione finti sacchetti di bioplastica contenenti una percentuale di plastica non biodegradabile e non compostabile.

Wired.it ha contattato direttamente i titolari della ricerca. Il loro metodo è stato semplice: non hanno fatto altro che ” entrare nei negozi e osservare i sacchetti usa e getta. Se il sacchetto non ha il logo Ok Compost dell’ente certificatore europeo Vinçotte né il codice di identificazione del produttore che permette di assicurarne la tracciabilità, allora non è biodegradabile e compostabile al 100%”. Quindi è in plastica o in bioplastica falsa.

Un problema per l’ambiente, visto che i finti sacchetti ”Vengono usati per la raccolta della frazione organica dei rifiuti, il cosiddetto umido. Se non sono completamente compostabili, creano un grosso danno perché magari finiscono col diventare compost per il giardino, mantenendo intatta la percentuale di plastica tradizionale, andando ad inquinare il terreno”.

Tutto, ovviamente, in nome del denaro, visto che ” produrre un biosacchetto costa 10 mentre produrne uno non completamente bio costa 7: la plastica tradizionale ha costi nettamente più bassi. Il sacchetto falso, però, viene venduto al prezzo di mercato di quello vero”. E la truffa è servita.

Come comportarsi in questa giungla? Secondo l’organizzazione ” gli organi di controllo sono totalmente assenti” ma noi possiamo fare qualcosa: prima di tutto controllare che le buste abbiano il marchio o, più facilmente, toccarle: ”se risultano vellutate sono biodegradabili e compostabili, viceversa no”. Un altro trucchetto consiste nello sfregamento con un maglione di lana. ”Poiché la bioplastica non è elettrostatica, non attira peli, capelli eccetera”. Facile, come aiutare la natura.

Fonte: www.wired.it

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