Home»Nonviolenza»Disarmo»Ci chiederete sacrifici, ma la guerra ci costa 3 milioni all’ora
Esercito

«Non paghiamo il debito», o «Noi il debito non lo paghiamo»? Non sarebbe meglio: «Il debito lo paghino i grandi patrimoni, i grandi profitti, i grandi redditi»? Nel dibattito politico sulla crisi dei debiti pubblici che si svolge tra i movimenti al di fuori delle sedi istituzionali si utilizzano due slogan come se fossero equivalenti o intercambiabili: «Non paghiamo il debito» e «Noi il debito non lo paghiamo». In realtà, per quanto verbalmente simili, si tratta di due messaggi del tutto diversi e questa ambiguità genera una confusione su cui è necessario fare chiarezza. 

Maso Notarianni

Caro presidente Monti, caro ministro ammiraglio Giampaolo Di Paola. Il vostro è un governo tecnico, che più tecnico non si può. Nemmeno un politico ne fa parte, e questa oggi potrebbe essere anche una buona notizia. Siete stati incaricati di risanare il nostro Paese. Potreste per favore cominciare dalle spese più mostruose, più mostruosamente inutili e più inumane che lo Stato italiano affronta? Ve ne elenco qualcuna: lo Stato spende 50 mila euro al minuto (tre milioni di euro all’ora, 72 milioni al giorno, oltre due miliardi di euro al mese, ventisette all’anno) per mantenere l’esercito da cui il ministro ammiraglio proviene. Siete sicuri che siano tutti indispensabili?

Siete sicuri che sia indispensabile spendere oltre un miliardo e mezzo per fare la guerra agli afghani? Siete sicuri che sia indispensabile spendere 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri (che poi vanno mantenuti, e Lei sa bene, egregio ministro, quanto costa mantenere un cacciabombardiere, si raddoppiano quasi, le cifre)? E’ proprio necessario avere in dotazione due portaerei? Ma è proprio necessario che nell’esercito italiano ci siano più graduati che soldati semplici? Che ci siano più di 500 generali? E che a questi generali debbano essere pagate non solo le Maserati blindate ma addirittura le case e persino le colf?

Ci chiederete sacrifici, questo lo sappiamo bene. E saremmo anche disposti a farne, di sacrifici. Ma vi preghiamo, fate che questi sacrifici abbiano un senso diverso dal mantenere una costosissima macchina di morte. Buon lavoro e grazie per l’attenzione.

Fonte: PeaceReporter

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