Home»Articoli»Steve Wozniak: “Jobs precorreva i tempi”
Steve Jobs

L’altro Steve dice la sua: il co-fondatore di Apple racconta i tempi in cui non avevano un soldo e ascoltavano i dischi di Bob Dylan chiusi in un garage.

Avni Nijhawan

L’intervista è stata rilasciata da Wozniak al giornale online  Patch pochi giorni prima del lancio del nuovo iPhone e della morte di Steve Jobs.

Raccontami di quando frequentavi la Homestead High School. Sembra esserci molta disinformazione riguardo a quei tempi. Tu e Steve Jobs andavate a scuola insieme? Come vi siete incontrati?

“C’è anche un sacco di disinformazione riguardo all’inizio di Apple, e su chi ha fatto cosa. Da dove vengono veramente i prodotti e le idee, lo spiego molto bene nel mio libro iWoz… 

Non andavamo a scuola insieme. A dire il vero Steve era quattro anni indietro rispetto a me. Praticamente, ero bravissimo, direi quasi un genio, a progettare circuiti logici digitali, computer inclusi. Non avevo soldi. Né io né Steve ne avevamo, e non riuscivo a procurarmi le parti per costruire un computer progettato interamente da me. Ma avevo un lavoretto estivo per mettere da parte qualcosa per il terzo anno di università, che poi è diventato un lavoro annuale e mi ha fatto guadagnare molti soldi. Così, alla fine, sono riuscito a procurarmi i componenti per costruire il computer. Mentre lo assemblavo, c’era un mio amico che abitava a Sunnyvale, a due passi da me. Stavamo lavorando in garage, e mi ha detto: “C’è uno che dovresti conoscere, Steve Jobs. Se ne intende anche lui di elettronica digitale”. La maggior parte della gente si occupava solo di cose banali, gossip da rivista patinata, roba che non ha nessun peso nel mondo. Lui invece era più interessato a cose importanti, proprio come me. 

Eravamo d’accordo sul fatto che Bob Dylan fosse più importante dei Beatles perché le sue parole avevano un significato profondo. A un certo punto, abbiamo letto per caso delle “blue box”, dei dispositivi che riuscivano a piratare le linee telefoniche per effettuare chiamate gratis. Abbiamo pensato che fosse un’idea straordinaria. L’ho progettata io, la blue box. Era un ottimo progetto, molto semplice, facile da costruire, piccole parti. Steve partecipava attivamente, e alla fine ha fatto un circuito stampato che potevamo usare. Poi abbiamo trovato il modo di venderle, per esempio nei dormitori di Berkeley. Questa, in un certo senso, è stata la prima società che abbiamo formato insieme, ed è stato quando Steve stava per finire la scuola e io ero al terzo anno di università. Quindi, io ero il progettista. A Steve piaceva trovare sempre i modi per far diventare i progetti un business. Parlava dell’importanza di fondare delle aziende per creare dei prodotti, e di come pochissime persone mandassero avanti il mondo. Lui voleva essere una di queste persone che fanno girare il mondo, non solo uno tra i milioni e milioni che non hanno voce in capitolo”. 

Cosa pensi che abbia dato Steve Jobs alla Apple?

“Credo che Steve Jobs rimarrà nell’immaginario comune come un grande eroe della tecnologia, un visionario… Ha infuso nelle persone una percezione diversa della tecnologia.

Ma c’è un impatto emotivo che si aggiunge a quello funzionale. Non si tratta solo dei modi di utilizzare il dispositivo, ma anche di come quell’utilizzo fa sentire le persone. Il susseguirsi ininterrotto dei prodotti è stato un bellissimo esempio di come funziona una società perfetta”. 

Come pensi che si ripercuoteranno le dimissioni di Steve Jobs sulla società?

“È ancora troppo presto per dirlo. Non penso che l’effetto sarà immediato. I prodotti che usciranno nei prossimi due anni sono già in cantiere. Sono già sulla buona strada. Anche l’azienda è stata messa sulla giusta rotta da Steve: Tim Cook è davvero bravissimo, dà proprio l’impressione di parlare e pensare come Steve Jobs. Quindi, nel breve periodo, non prevedo veri e propri cambiamenti alla Apple. E nel lungo periodo, chissà cosa potrà accadere?”. 

Chi vedi come i maggiori concorrenti di Apple in questo momento?

“Vedo Google, a dire il vero. Credo che i prodotti principali di Apple siano i prodotti iOS: l’iPhone e l’iPad. E il sistema di Google Android è il maggior rivale in questo campo: i telefoni Android si stanno aggiudicando una bella quota di mercato. Ormai, alcuni sviluppatori di applicazioni lavorano prima sul sistema Android. Google è stata molto aperta e ha permesso alle persone di creare più applicazioni facilmente. Invece Apple ha mantenuto un ambiente più controllato. Ognuna di queste strategie ha i suoi vantaggi”. 

Si dice che Steve Jobs sia “spietato”. Hai mai avuto un assaggio di quel lato del suo carattere agli inizi di Apple?

“Quando abbiamo avviato Apple, avevamo appena vent’anni. Non avevamo soldi, né esperienza di gestione di un’azienda. Steve era molto impaziente di trovare un modo per far soldi, così ha scovato un finanziatore che aveva molta esperienza e si è messo in società con noi. Si occupava di marketing e ci ha spiegato che proprio il marketing avrebbe mandato avanti tutta l’azienda. Ci ha detto che tipo di persone assumere, quali sarebbero stati i loro ruoli e cosa avrebbero fatto. 

Il compito di Steve era studiare e imparare di tutto e di più. A quel tempo Steve era molto diverso, il suo lato “spietato” e la sua irascibilità sono emersi solo più tardi, quando abbiamo cominciato a mietere i primi successi. Credo che cominciasse a sentirsi fiero della sua perspicacia. Ci arrivava sempre per primo… Era il più intelligente, precorreva i tempi. Come un computer più veloce, ci metteva meno tempo a fare qualunque cosa. Mi sono accorto che era un genio. Il fatto che fosse spietato, poi, saltava fuori a volte quando si trattava di gestire i budget. Qualche volta ci andava pesante. Sapeva come farsi rispettare perché si facesse quello che si doveva fare, e talvolta si lasciava prendere la mano… Ma io non c’ero mai, non l’ho mai visto perdere le staffe”. 

Siete ancora amici?

“Sì, siamo sempre stati amici. Ci ha mai visti litigare qualcuno? Non siamo amici intimi, ma non abbiamo mai avuto uno scontro”. 

Vi sentite qualche volta?

“Ogni tanto, sì”.

Fonte: www.wired.it

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