Home»Ecologia»Pedalare in città, i consigli di un campione
Ciclista urbano

Martina Pennisi

Il Comune di Milano ha previsto un investimento di  30 milioni di euro da qui al 2016 per realizzare  100 km di piste ciclabili, che vadano ad aggiungersi ai 75 già previsti dalla precedente amministrazione. La Regione Sardegna ha stanziato  9,8 milioni di euro per favorire il trasporto in bicicletta a Cagliari e a Sassari. Il Comune di Bergamo realizzerà nel prossimo semestre sei nuove stazioni di bike sharing, 50 rastrelliere nelle scuole e nei giardini e concederà 400-500 finanziamenti da 50 euro ciascuno per l’acquisto di una bicicletta. Promuovere gli s postamenti in città sulle due ruote è un argomento chiave per le amministrazioni comunali e, proprio in questo periodo (16 – 22 settembre), ha trovato spazio durante la  Settimana Europea della Mobilità.

Il “pedalatore urbano”, quantomeno a livello di intenti, sarà sempre meno abbandonato a se stesso. Già ora può fare riferimento ad  associazioni di settore e  portali che mappano le piste ciclabili presenti lungo la Penisola, nonché a produttori che remano, anzi pedalano, nella stessa direzione, mettendo a punto modelli dedicati alla città sempre più equipaggiati e maneggevoli. Noi di  Wired.it ci siamo chiesti quali linee seguire e accorgimenti adottare per sopravvivere nella giungla di marciapiedi e semafori a bordo di un modello pensato per un simile contesto. Abbiamo girato il quesito a   Maurizio Fondriest, campione del mondo di ciclismo su strada nel 1988, attualmente proprietario dell’ omonimo marchio di biciclette.

Che caratteristiche deve avere una bici da città?

“Nel 90% dei casi si tratta delle cosiddette city bike. Il manubrio deve essere molto più alto rispetto al livello della sella per favorire una posizione comoda e raccolta. Il portapacchi dovrebbe trovarsi nella parte posteriore e non anteriore, per non rischiare di sbilanciarsi. Nel caso in cui si trasporti qualcosa nella parte anteriore è consigliabile equilibrare i pesi. Attenzione ai bambini: il seggiolino anteriore è pericolosissimo. La presenza di luci funzionanti è importante. A livello di materiali ad andare per la maggiore è l’alluminio, l’acciaio è stato ormai rimpiazzato. Il prezzo di una city bike va dai 300 ai 600 euro e varia in base a componentistica ed estetica ( se volete spendere meno orientandovi su modelli più datati tenete comunque conto di queste caratteristiche, ndr). Chi non ha la forza – le persone avanti con l’età – di pedalare può inoltre scegliere una  bicicletta elettrica, mercato in crescita e destinato a prendere piede”.

Cosa ci dici a proposito dell’utilizzo del casco?

“In Italia non è obbligatorio e sicuramente è difficile far mettere il casco a un signore anziano. Lo stesso accade nelle corse su strada: nessuno lo utilizzava in allenamento, oggi i giovani professionisti si sono convertiti ma i corridori più esperti continuando a farne a meno. Chi non è abituato non lo mette. Ma il passaggio da ‘obbligatorio’ a ‘di moda’ è inevitabile e giusto e magari i più giovani andranno alla ricerca del modello colorato, leggero, insomma il più gettonato”.

E la mascherina anti-smog?

“Pedalare e camminare richiede lo stesso sforzo. Quindi no, non è qualcosa che il mezzo richiede in modo specifico”.

Parliamo di piste ciclabili in città, com’è la situazione?

“In città è praticamente impossibile fare una ciclabile sicura. Quando leggete di tot km di pista realizzata dovete tener conto dell’effettiva fluidità del percorso. Per renderlo sicuro e sfruttabile nella sua totalità bisognerebbe togliere le macchine dalla strada ( quelle parcheggiate, ndr) e costruire le piste vicino ai marciapiedi. In questo modo non ci sarebbero stacchi all’interno della mappa ciclabile. In generale, pedalare in mezzo allo smog e al traffico è pericoloso e bisogna prestare attenzione alle autovetture in transito nelle zone in cui la presenza di aree dedicate alle due ruote non è ben segnalata. Come detto prima, occhio alle zone in cui la pista finisce di colpo ( e non è detto che ricominci, ndr) per lasciare spazio a macchine o incroci”.

Fonte: www.wired.it

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