Home»Articoli»Google+ non durerà. È proprio BigG a dirlo
Google Plus

Lo afferma (in un post inavvertitamente reso pubblico) Steve Yegge, ingegnere senior di Mountain view. Il motivo? Perché è solo un prodotto e manca di una piattaforma potente come quella di Facebook.

Martina Saporiti

Questa volta Steve Yegge, ingegnere di punta in casa BigG, l’ha fatta grossa. Si è sbagliato a usare le Cerchia di Google+ e ha pubblicato un post, originariamente pensato per stimolare la discussione esclusivamente all’interno del suo gruppo di lavoro, nel suo profilo pubblico, rendendolo in questo modo visibile ad amici e conoscenti. Il problema è che il post in questione non parla di appuntamenti di lavoro o della qualità del cibo della mensa, ma dello stesso Google+. E i toni usati dal giovane ingegnere per descrivere il nuovo social network targato BigG sono tutt’altro che entusiastici: un elenco di critiche che non devono aver fatto piacere ai vertici di Mountain View. Ovviamente è stato subito rimosso dalla pagina di Yegge (che ha cercato di metterci una pezza) ma, altrettanto ovviamente, ne esistono copie sparse ovunque sul Web. 

Al di là della figuraccia, il post ha stimolato una ricca discussione in Rete e qualcuno ha giudicato le sue riflessioni “ il miglior articolo mai letto sull’architettura e la gestione dell’IT”. Ma cosa ha detto esattamente Yegge? In due parole: che ciò che conta nel mondo virtuale non sono i prodotti ma le piattaforme, e Google+ non ne ha una che valga la pena di essere chiamata tale. 

Ecco qualche stralcio del post: “ Google+ è l’esempio del nostro totale fallimento nel comprendere l’importanza delle piattaforme, dai piani alti del potere agli ultimi anelli della catena lavorativa. Nessuno di noi è stato in grado di capirlo. La regola d’oro delle piattaforme è che «Eat your own dog food» (un modo di dire delle società che significa usare i propri prodotti, ndr.). In questo senso, la piattaforma di Google+ è un tentativo patetico”. E ancora: “ Google+ è un progetto pensato senza lungimiranza, nato sull’errata convinzione che Facebook ha successo perché è un grande prodotto. Ma questo non è vero. Facebook ha successo perché si è saputo costruire attorno tutta una costellazione di prodotti”. 

Insomma, secondo Yegge un prodotto, per quanto buono possa essere, non è nulla senza una piattaforma a supporto. O, meglio, sarà presto sostituito da qualcosa di altrettanto valido dotato di una propria piattaforma. Ecco perché l’ingegnere parla di Google+ come di un progetto che non ha futuro. 

Come commenta Tim Carmody su Wired.com, BigG sembra andare controcorrente rispetto al mondo informatico: se Facebook aveva un prodotto e ci ha costruito attorno una piattaforma, Google ha una piattaforma e la sta trasformando in un prodotto. Ma in questo modo il prodotto stesso perde potenza, efficienza, appetibilità. Mentre per guadagnare punti dovrebbe dotarsi di piattaforme esterne su cui utenti e sviluppatori possano mettere le mani. 

“Il problema è che ci arroghiamo il diritto di prevedere ciò che la gente vuole e offriamo loro un prodotto già confezionato – ha scritto ancora Yegge – ma così non funziona. Ci sono state solo poche persone al mondo capaci di farlo, e Steve Jobs era uno di quelli. Noi non abbiamo uno Steve Jobs qui. Mi spiace dirlo ma è così ”. Il senso del discorso di Yegge è chiaro: Google non può arrogarsi il diritto di sapere ciò che le persone vogliono e offrire loro un prodotto già bello e finito, senza possibilità di poterlo implementare. Ma il problema alla radice, continua Yegge, è che BigG è una compagnia che da sempre vende prodotti: belli, appetibili, funzionali, ma pur sempre prodotti. E per fare qualcosa di veramente grande c’è bisogno di cambiare modo di pensare, una rivoluzione culturale in seno alla società. Chissà se quelli di Mountain View ascolteranno gli involontari consigli, o preferiranno far finta di niente.

Fonte: www.wired.it

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