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Corsia d'ospedale

Farsi ricoverare ”e’ rischioso come fare il bungee jumping”. E’ quanto emerge da una ricerca secondo la quale negli ospedali britannici oltre 90 mila pazienti muoiono e la salute di quasi un milione di essi viene gravemente danneggiata ogni anno a causa di errori. Lo studio condotto da Trevor Sheldon e pubblicato sul British Medical Journal rivela che questo tipo di problemi colpisce tra l’8,7 ed il 10% di tutte le degenze ospedaliere e che nella meta’ dei casi si tratta di errori che si possono evitare.

Sheldon ha esaminato le cartelle mediche di un ospedale nell’arco di sei mesi e sostiene che i dati cosi’ ottenuti possono essere rappresentativi dell’intera nazione. Tra gli errori elencati dallo studioso vi sono la mancata somministrazione di fludificanti del sangue a pazienti a rischio di emboli, ritardi nella diagnosi di un tumore.

Cinquemila morti ogni anno per errori cognitivi dei medici

E’ stato presentato al CNR di Roma il volume curato dalla Fondazione Smith Kline “La dimensione cognitiva dell’errore in medicina” realizzato nel contesto di un più ampio progetto che la Fondazione Smith Kline dedica al tema delle decisioni in medicina e sanità e che comprenderà altre iniziative editoriali e programmi formativi universitari e di educazione.

Trentaduemila casi ogni anno: sono questi i numeri indicativi, messi in evidenza, delle morti in ospedale causate da errori medici: il 2,5% circa del totale dei decessi in Italia, secondo i dati Istat.

Più dei morti per incidenti stradali. Si tratta di una stima rozza, certo, ma comunque rivelatrice di una situazione cui è necessario far fronte. Soprattutto se si considera che a questa cifra vanno aggiunti 300mila casi di danni alla salute, più o meno gravi (circa il 4% del totale dei ricoveri); che il danno economico provocato dagli errori si aggira intorno ai 260 milioni di euro all’anno solo per il prolungamento dei tempi di degenza e che molti errori, non avendo conseguenze manifeste e riconoscibili, non vengono individuati.

Ma c’è di più: 1 su 6 di questi errori, circa 5.000, non è dovuto a negligenza, a incompetenza o a mancanza di conoscenze tecniche, bensì alla fallibilità del ragionamento umano: si chiamano errori cognitivi e le possibili soluzioni sono : formazione, lavoro in team e simulazione delle emergenze, come in aeronautica. “Gli errori cognitivi – ha spiegato il dr. Vincenzo Crupi, ricercatore al Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione dell’Università di Trento e al Laboratoire de Psychologie Cognitive dell’Università di Marsiglia – si verificano nel selezionare e nell’elaborare le informazioni rilevanti per prendere decisioni. Non si tratta insomma di errori dovuti, per esempio, all’impiego inappropriato di uno strumento oppure a un disguido organizzativo. Per questo anche gli specialisti più competenti possono commetterli”. “Nonostante conoscano il calcolo della probabilità e la statistica – ha aggiunto il prof. Gian Franco Gensini, presidente della Fondazione Smith Kline e preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze – i medici, nell’affrontare problemi decisionali complessi con limitate disponibilità di tempo, si affidano a scorciatoie mentali che producono errori sistematici e prevedibili, con conseguenze rilevanti sulla pratica clinica”.

Decidere, infatti, non sempre è facile, soprattutto in condizioni di rischio e di incertezza. “I medici, come gli analisti finanziari – ha spiegato il prof. Matteo Motterlini, docente di Teoria delle decisioni all’Università San Raffaele di Milano nella prefazione del volume – hanno bisogno di raccogliere informazioni per ridurre l’incertezza, valutare ipotesi e considerare l’utilità degli interventi che ne conseguono. Essi devono capire, insomma, quale importanza dare ai diversi possibili scenari e agli esiti della propria azione. Ma nell’integrare tutti gli elementi in vista di una decisione – ha proseguito Motterlini – non siamo ‘calcolatori’ rapidi ed efficienti. Per questo è importante imparare a riconoscere le condizioni in cui siamo più esposti al rischio di sbagliare.  Gli errori cognitivi hanno quindi cause specifiche e possono essere prevenuti o corretti”.

“Dal punto di vista della formazione, invece – ha concluso il dr. Crupi – è opportuno introdurre gli operatori, fin dagli studi universitari, agli aspetti cognitivi della decisione e dell’errore in ambito medico, come già accade negli Stati Uniti”.

Fonte: www.mednat.org

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