Home»Articoli»Arianna Huffington: “Il Web comanda il mondo dell’informazione”
Arianna Huffington

Intervista alla  fondatrice e direttrice dell’Huffington Post, a Milano per annunciare la prossima apertura della versione italiana del sito.

Maurizio Pesce

Dopo Canada, Regno Unito e Francia, l’Huffington Post è pronto a lanciare altre versioni locali in Brasile, Spagna, Turchia e Italia. Ad annunciarlo, la stessa Arianna Huffington, co-fondatrice e direttrice del famoso portale appena rilevato da AOL per 315 milioni di dollari. L’abbiamo incontrata a Milano, a margine del suo intervento allo Iab, cogliendo l’occasione per una lunga chiacchierata. 

L’Italia vista dall’America in quali notizie si potrebbe riassumere? 

“La prima notizia, ovviamente, è l’affascinante momento di disfunzione democratica che state vivendo, con Berlusconi aggrappato al potere nonostante una crescente opposizione. La seconda è ancora legata alla politica, in particolare a come l’opposizione stia crescendo grazie ai social media e al ruolo fondamentale che gli stessi social media stanno ricoprendo nel dar voce all’opposizione. La terza notizia, probabilmente, è ancora il modo in cui il Vaticano si sta muovendo su Internet: avere il Papa su Twitter è grandioso. Quando è stata aperta la pagina ufficiale su Facebook gli abbiamo dedicato uno splash screen sul sito, con il titolo Poke the Pope”. 

Che idea si è fatta del nostro panorama Internet? Solo il 54% degli italiani accede al web

“Anche se oggi naviga un italiano su due, non sarà sempre così. Penso che questo sia un buon momento per lanciare il nostro sito in Italia, proprio perché qui Internet può solo crescere, la gente inizia ad avere l’abitudine di navigare online, anche in mobilità. Per noi è una buona notizia, dato che cerchiamo di essere presenti su tutte le piattaforme: non solo i computer, insomma, ma anche smartphone e tablet”. 

Per essere completi, vi manca un magazine… 

“La carta non è il nostro business, l’Huffington Post vuole essere solo online, Ma mi aspetto che le pubblicazioni esistenti, proprio come Wired, restino in circolazione a lungo. Non riesco a vedere un futuro senza la carta”. 

Un anno fa Chris Anderson venne allo Iab a spiegarci perché, secondo lui, il web (come lo conosciamo) è morto. Pensi che anche i magazine (come li conosciamo) siano finiti? 

“Sento annunciare la fine della carta da tanti anni, penso la verità è che non siamo pronti a farne a meno: è come se qualcosa nel nostro dna ci imponesse il bisogno di sfogliare un magazine, un quotidiano. D’altra parte, ogni pubblicazione ormai ha anche una versione online. Allo stesso tempo, però, esistono nuovi media – proprio come l’Huffington Post – che stanno adottando le tradizioni del vecchio, affascinante, classico giornalismo: accuratezza, fact checking, cultura. Facciamo un gran lavoro sui contenuti, al Post: i nostri commenti sono tutti pre-approvati e parliamo già di oltre 100 milioni di commenti. Da i suoi frutti, avere gente che si dedica a questi aspetti dell’informazione”. 

Da un lato capita che un blog italiano metta nei guai il ministro della difesa britannico; dall’altro l’Huffington Post punta, invece, su edizioni locali.

Come sta cambiando il giornalismo online? 

“Penso che sia Internet a cambiare e i suoi utenti a crescere, seguendo le stesse lezioni che impariamo nella vita: siamo passati da nutrirci di schifezze – da guardare tanti brutti siti fino a tardi la sera, dal dare un sacco di appuntamenti al buio – a scegliere meglio cosa consumare. Negli Stati Uniti l’utente medio legge al massimo una ventina di siti, non più centinaia: sempre più, nelle nostre scelte, la discriminante è la fiducia. Di che sito ti fidi? Di che autori ti fidi? Sempre più i valori che ci importano offline cerchiamo di ritrovarli anche online”. 

A proposito di far tardi, dicevi sempre di dormire poco, ora invece predichi la bellezza di un lungo sonno. A cosa è dovuto il cambiamento? 

“Sono sempre andata a dormire tardi, nella vita. Poi un giorno sono svenuta per la stanchezza e ho battuto la testa sulla mia scrivania. Risultato: mi sono rotta uno zigomo e mi hanno messo cinque punti sull’occhio destro. Così è iniziato il mio amore per il riposo, che mi ha insegnato a ricaricarmi, a essere sempre connessa con me stessa. A essere creativa e reattiva. Per me, ormai, dormire è altamente raccomandato”. 

Qual è il tuo rapporto con Internet. Vedo che usi molto Twitter. 

“Uso molto Facebook e sono su Google Plus, dove ho messo una bellissima foto profilo di me a un anno di età. Twitter non lo uso da molto, mi sono convinta tardi, dopo aver letto un bell’articolo di Jay Rosen a proposito della maggiore importanza di tener traccia delle proprie scoperte – mind-mapping – più che dei propri impegni quotidiani – life-mapping. Il suo punto è  che è il mind-mapping ad essere interessante su Internet: condividere le cose che stai imparando e le tue passioni, non solo dire che sei da qualche parte a mangiare gelato al pistacchio. Oggi amo essere su Twitter e adoro il suo limite di 140 caratteri, tanto criticato, ma così affascinante: per me è un grande esercizio di disciplina, un pò come costruire un sonetto shakespeariano, con pochissimo spazio in cui operare e tantissimi paletti tra cui muoversi. È un modo eccezionale di comunicare. Inoltre ho la fortuna di lavorare con Biz Stone, co-fondatore di Twitter, che in Aol ricopre il ruolo di strategic advisor: è stato lui a definire Twitter “ Un trionfo di umanità, non un trionfo di tecnologia”. È più un’ambizione, ma è bello vedere come Twitter riesca a mettere insieme le persone solo grazie a un obiettivo comune”. 

Perché pensi che i media tradizionali siano così riluttanti ad occuparsi delle notizie che vengono da Internet? Penso a OccupyWallStreet e alla scarsa copertura dell’iniziativa sui quotidiani americani. 

“Anche questo sta cambiando, sai. C’è voluto un po’ di tempo perché la carta si occupasse di OccupyWallStreet, ma abbiamo coperto la notizia in tanti, online, tanto che alla fine anche i quotidiani hanno dovuto farlo. Ecco cosa sta veramente cambiando: se la carta non si accorge di qualcosa di importante, dovrà comunque farlo se ce ne occupiamo noi online”.

Fonte: www.wired.it

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