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A scuola col tablet

Martina Pennisi

Il 2011 in via di conclusione è l’anno, secondo le previsioni di Morgan Stanley, di tablet e smartphone, le cui vendite combinate hanno superato quelle dei classici pc. Un metodo (mobile) di fruizione e interazione che sta entrando a far parte di svariati aspetti del nostro quotidiano: dalla consultazione di libri e notizie notizie alla navigazione e condivisione, fino al gaming puro. La scuola è uno degli ambiti che si candida a venire travolto dalla rivoluzione in atto e sono già numerosi gli esperimenti che vedono questi device al centro di nuovi metodi di apprendimento. Mentre negli States la Apple ha iniziato la volata regalando 9.000 tavolette alle scuole meno abbienti, due istituti nostrani, a Siena e Bollate (Mi), hanno approfittato del bando ministeriale Classi 2.0 per testare l’uso dell’iPad sui banchi di due classi. 

La Fondazione Ikarosha invece preso il toro per le corna con un esperimento definibile tale negli intenti ma non nelle proporzioni. A studiare, concepire e sviluppare una didattica da era post (e durante)-tablet saranno tutti gli insegnanti e gli allievi, nessuno escluso, che si avvicendano quotidianamente nelle classi delle quattro sedi dell’istituto professionale. Per dare il calcio d’inizio al progetto, la lombarda Ikaros ha dotato le strutture all’interno delle quali si svolgono le lezioni di una copertura wi-fi e consegnato a corpo docenti e ragazzi le tavolette della Mela. 

L’acquisto dei 1.500 iPad, ha specificato a Wired.it, il rettore della Fondazione Diego Sempio, ” è stato effettuato grazie agli incentivi ottenuti dalla Regione e l’investimento rientrerà con un contributo mensile di 20 euro per tre anni delle famiglie”. Una sorta di finanziamento che permette ai giovani aspiranti falegnami, cuochi ed elettricisti di portare a casa l’oggetto, che durante l’orario scolastico ” viene monitorato dal server centrale di controllo”, tiene a sottolineare Sempio. Quello della sicurezza è uno dei tanti aspetti della strategia Ikaros: mettere queste piccole lavagnette interattive nelle mani dei ragazzi è solo il primo passo. Quelli successivi consistono nel connettere i dispositivi a un sistema di gestione in remoto dei contenuti, “gli insegnanti possono inviare e-book, appunti e qualsiasi tipo di contributo con un solo tocco sul loro iPad”, e nello sviluppo di applicazioni create ad hoc. ” Un esempio è quella per i quiz rapidi: il docente ha la possibilità di preparare domande a risposta multipla e quando decide di fare la verifica seleziona la classe alla quale è destinata e tutti gli studenti interessati ricevono le domande in tempo reale e in ordine sparso, così da evitare che sbircino le risposte altrui.

Non è possibile uscire dal test e navigare alla ricerca delle soluzioni, è richiesta una password, e una volta scaduto il tempo il professore può chiudere il test dal suo device e ottenere immediatamente i risultati “, spiega Carlo Marchese della torinese Rekordata, che ha per Ikaros ha curato l’intero progetto dal punto di vista tecnico. Gli insegnanti, aggiunge Sempio, “hanno a disposizione un registro digitale che tiene conto delle assenze, segnala quelle prolungate e reiterate e avvisa in merito alla necessità di contattare i genitori (l’incubo di ogni studente, ndr)”.

In una scuola così concepita non c’è spazio, anche per questioni economiche visto l’impegno già chiesto alle famiglie, per i libri cartacei, in primis perché i corsi di studio di Ikaros lo permettono e in seconda battuta nell’ottica di adattare l’apprendimento ai nuovi codici imposti dallo sviluppo tecnologico: “Non possiamo più stare sulla difensiva per paura che questi strumenti e la connessione a Internet incoraggino la distrazione, dobbiamo abbracciare le potenzialità positive offerte”, afferma Sempio, aggiungendo che ” l’accesso a un numero sempre crescente di contenuti, se oculato, non può fare altro che ampliare la visione dell’informazione che l’alunno ottiene“. Un scuola, dunque, che prenda per mano i nativi digitali e li aiuti a sfruttare al meglio oggetti e soluzioni con le quali giocherellano quotidianamente. Forza e coraggio.

Fonte: www.wired.it

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