Home»Articoli»Areva Vs.Greenpeace: la Francia a 6 mesi dalle presidenziali si interroga sul nucleare
Areva vs. Greenpeace

Durante l’Atelier de la Terre che si chiuso ieri a Evian, il mensile Terra Eco ha intervistato in un faccia a faccia Laurent Corbier direttore dello sviluppo sostenibile di Areva e Pascal Husting, direttore di Greenpeace Francia. Ovviamente al centro della discussione la prospettiva di un uscita della Francia dal nucleare dopo che Germania, Svizzera Spagna e Italia hanno deciso di chiudere o di non aprire centrali nucleari.

Areva è la multinazionale francese dell’atomo impegnata nella costruzione di centrali nucleari con reattori EPR, tra cui a Flamanville e Olkiluoto. A sei mesi dall’incidente nucleare tutt’ora in corso a Fukushima Daiichi spiega Corbier:

Sei mesi sono un tempo breve per analizzare le conseguenze, gli stessi protagonisti della filiera sanno che niente sarà più come prima. Una valutazione tecnica è in atto. Gli stress test sono stati consegnati all’ASN il 15 settembre ma c’è una riflessione più globale sull’evoluzione del settore e sulle sue prospettive.

Ma Husting ricorda a Corbier:

Ho difficoltà a credere a una proiezione del nucleare da qui ai prossimi 20 anni senza valutarne la sua uscita. I vostri affari non vanno bene e non vendete il MOX, non avete più contratti a parte che con EDF, non avete ordini, non c’è più uranio. Fossi in voi inizierei a pensare allo smantellamento delle centrali nucleari invece che attendere passivamente senza prendere una decisione politica che potrebbe arrivare tra sei mesi con le elezioni presidenziali.

Rispetto alla richiesta di trasparenza, punta di diamante delle battaglie di Greenpeace e di tutti i movimenti ambientalisti e no nuke, Corbier dice:

Rispetto alla trasparenza non pongo la questione in questi termini. Non è la questione di fare delle scelte senza trasparenza anche se può essere rafforzata tra i paesi e gli operatori. Con o senza nucleare è una questione di mix energetico, posti di lavoro e scelte della società. Non c’è una preferenza e dobbiamo affrontarli tutti questi argomenti.

E’ chiaro che Areva non intende mollare l’osso del nucleare perché di energia ce ne sarà sempre bisogno e dunque il mercato interessa, eccome considerato che Polonia, Regno Unito e Paesi del Nord intendono avere centrali nucleari. A nulla valgono i discorsi di buon senso di Pascal Husting che spiega che in Giappone su 50 centrali nucleari sono al momento in attività appena sette e che sono riusciti a risparmiare il 26% di energia elettrica tenendo spenti gli enormi schermi pubblicitari a Tokyo. E ribadisce che c’è una grande disinformazione sulla stampa francese e anglosassone in merito all’uscita della Germania dal nucleare. Spiega Husting:

Certo, la Germania importa più elettricità a partire dallo scorso 7 aprile quando le centrali sono state fermate, ma resta esportatore secondo il bilancio di fine giugno. I tempi di dismissione richiedono un assestamento di qualche anno e non si possono pretendere miracoli. Ma Angela Merkel ha riaffermato gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 del 40% da qui al 2020. I tedeschi non metteranno in discussione i loro impegni per la protezione del clima e ciò ritengo sia importante da sapere per l’opinione pubblica. 

Infine vi lascio l’opinione di Corbier in merito alle scorie nucleari, al loro trattamento e all’eredità che rappresentano per le generazioni future:

Siamo d’accordo ma sono scelte della società Oggi è un problema globale porre la questione: cosa possiamo fare affinché non abbia conseguenze sulle generazioni future? E’ filosoficamente interessante ma riguarda l’insieme delle attività umane. E’ il caso ad esempio della deforestazione. Ma queste domande, anche se le comprendo, non riguardano esclusivamente gli industriali.

E meno male che Mr. Coubert è l’esperto per lo sviluppo sostenibile!

Fonte: www.ecoblog.it

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