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Last Minute Market

Valentina Ierrobino

Evitare gli sprechi alimentari? Mangiare sano con prodotti locali e a km zero? Ora è una realtà grazie a Last Minute Market, il supermercato dell’ultima ora. Un efficiente sistema di riciclaggio del non venduto e un passa parola rapidissimo sono gli strumenti principali della nuova realtà imprenditoriale messa in piedi da un gruppo di studenti dell’Università di Bologna. Il metodo permette di salvare dallo spreco e dalla discarica non solo prodotti alimentari, ma anche medicinali o libri destinati al macero. I beni invenduti o non commercializzabili vengono poi distribuiti ad enti caritatevoli coniugando solidarietà e sostenibilità ambientale.

Gli universitari che si definiscono “Food-buster” ossia procacciatori di cibo, hanno evitato lo spreco di oltre 60 tonnellate tra frutta e verdura fresche da un mercato ortofrutticolo che sono state distribuite ad undici strutture tra centri di accoglienza, cooperative sociali e parrocchie; e oltre 12 tonnellate di pasti cotti all’anno, provenienti da una caserma. Come spiega il Preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e Presidente di Last Minute Market, Stefano Segré.

E’ un sistema originale che coniuga solidarietà e sostenibilità, che si autogestisce mettendo in collegamento potenziali donatori e beneficiari, riducendo spazio e tempo. Insomma: un km zero del recupero.

Difatti le eccedenze alimentari vengono distribuite ad enti beneficiari che si trovano nel raggio di 800 metri di distanza, in tale modo i cibi, o gli altri prodotti riciclati, mantengono la loro freschezza e gli operatori possono raggiungere i donatori a piedi o con mezzi di trasporto senza dover utilizzare celle frigorifere, o  magazzini per raccogliere le merci da distribuire. Il guadagno dei “Food-buster” è nella responsabilità sociale d’impresa ossia, come aggiunge Segré

E’ il classico approccio win win dove tutti vincono: chi dona, il beneficiario, la società: da un supermercato bolognese nel 2003 abbiamo raccolto 150 tonnellate di cibo ancora consumabile, che altrimenti avrebbe richiesto 15 tir destinati alla discarica. Questo significa abbattere il costo dello smaltimento. Dunque risparmio per l’ambiente.

Senza contare i posti di lavoro: una decina finora, quelli nati da questo progetto e dalla sua evoluzione da cooperativa a spin off accademico con 42 progetti attivi in Italia.

Fonte: www.ecologiae.com

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