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Anna Hazare e' giunto all'ottavo giorno di digiuno

NEW DELHI – Il team medico che sorveglia lo stato di salute dell’attivista gandhiano Anna Hazare, giunto a New Delhi all’ottavo giorno di sciopero della fame, gli ha consigliato oggi un ricovero in ospedale che lui però ha rifiutato. Secondo Ndtv è stato il cardiologo, Naresh Trehan, ha redigere un referto in questo senso, precisando che a questo punto sarebbe anche necessaria una flebo. Hazare però ha rifiutato di abbandonare la spianata di Ramlila e, precisa la Tv Times Now, ha detto di voler continuare la sua battaglia accettando eventualmente di sottoporsi ad una flebo sul posto. Intanto, per precauzione, una ambulanza e’ stata avvicinata al palco centrale.

La salute del pacifista gandhiano Anna Hazare, all’ottavo giorno di sciopero della fame contro la corruzione a New Delhi, si sta deteriorando e “potrebbe essere ricoverato d’urgenza nelle prossime 24 o 48 ore” secondo i medici. E’ quanto riferisce oggi il Times of India. L’attivista ha perso oltre 5,5 kg nel suo digiuno di protesta, ma ha detto oggi a una televisione che “sta bene e ha le forze per resistere ancora una settimana o anche più”. I dottori gli hanno consigliato riposo e di evitare di tenere comizi. Dopo le massicce manifestazioni di ieri, giorno festivo per una ricorrenza religiosa, la spianata di Ramlila dove si trova il 74 enne attivista appare stamattina meno affollata. Intanto sembra aprirsi uno spiraglio nel duro confronto con il governo sul disegno di legge anti corrotti (Lokpal Bill) che si trova all’esame del Parlamento. Il “team Anna” ha chiesto al governo di nominare un mediatore ufficiale per emendare il provvedimento o presentarne uno nuovo. Per domani è inoltre prevista una riunione dei leader di tutti i partiti.

Intanto ieri la protesta anti-corruzione  si era estesa ai centri del potere di New Delhi, anche se cominciano a levarsi alcune voci critiche come quella della scrittrice e attivista Arundhaty Roy che lo accusa di essere “troppo nazionalista”.

Decine di dimostranti, con le bandiere tricolori e il “Gandhi cap”, il copricapo a bustina diventato il simbolo della mobilitazione popolare, hanno organizzato picchetti davanti alle residenze di due influenti ministri, Pranab Mukherjee e Kapil Sibal, della “chief minister” di New Delhi, Sheila Dikshit e di fronte al quartiere generale del partito del Congresso, in questi giorni orfano di Sonia Gandhi, in convalescenza negli Usa dopo un’operazione chirurgica.

Ci sono stati dei momenti di tensione quando la polizia è intervenuta per prelevare a forza i manifestanti, ma cortei e caroselli sono poi continuati tutto il giorno nell’enclave degli uffici governativi chiusi per una celebrazione religiosa dedicata al dio Krishna. La protesta continua a godere di un forte appoggio di tutti i rappresentanti della società, tra cui c’é perfino un reduce di guerra di 112 anni che oggi ha detto di aderire allo sciopero della fame. Complice la festività pubblica, circa 25 mila persone si sono radunate alla spianata di Ramlila, la “ground zero” del movimento, dove da venerdì si trova Hazare insieme ai suoi collaboratori decisi a ottenere una legge anti corrotti chiamata Lokpal Bill entro il 31 agosto. L’attivista, che ha perso 5 chili ma che secondo i medici è in buone condizioni, ha detto in un’intervista che è pronto a dialogare, ma solo “con un inviato del primo ministro o con Rahul Gandhi”, il segretario generale del Congresso e figlio di Sonia. Tra i mediatori dell’ultima ora, secondo indiscrezioni, ci potrebbe essere anche il popolare leader spirituale Si Sri Ravi Shankar, detto il “guru della gioia” e fondatore di una scuola di pensiero chiamata “The art of living” (l’arte di vivere). I diktat di Hazare hanno irritato la Roy, l’autrice del “Dio delle piccole cose” e paladina di contadini e oppressi, che oggi in un editoriale su “The Hindu” ha lanciato un duro attacco contro il movimento di Hazare accusandolo di essere finanziato da multinazionali e dalla potente organizzazione americana Ford Fundation.

Ma il “popolo di Anna” che sfila per le vie della capitale sventolando il tricolore arancione-bianco-verde e urlando slogan contro la corruzione non è dello stesso parere. “Siamo semplici cittadini stufi della corruzione e del carovita – ha detto all’ANSA Ratnish, 44 anni, che per tre volte al giorno porta acqua e cibo alla spianata del Ramlila – questo governo è un fallimento e 540 persone da noi elette in Parlamento si sono impossessate della nostra democrazia”.

Fonte: ANSA

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