Home»Ecologia»Anche Barbie ha la casa «green»
I nuovi mobili green di Barbie

Marta Serafini

Tre piani per un totale di 4.881 metri quadri sulla spiaggia di Malibu, vetrate con vista a 360 gradi sul Pacifico, spazio per gli animali, biblioteca, palestra e stanza di meditazione. Ma soprattutto: pannelli solari sul tetto, sistema di irrigazione delle piante a basso impatto, pavimenti in bambù, pitture senza Voc (i composti organici volatili), scarico dei bagni ecologico, uso di materiali a chilometro zero ed elettrodomestici classe A. La villa in questione non esiste nella realtà. È la nuova casa di Barbie. O, meglio, è la nuova Aia Barbie Dream House, progettata dall’American Institute of Architects e appena presentata alla stampa americana. Cosa seria, insomma, seppur di fantasia.

E se la scelta per la nuova magione è tutta green, questi sono tempi difficili per miss Barbara Millicent Roberts (così si chiamava la Barbie alla sua nascita nel 1959). Oggi la ragazza di plastica è messa in crisi dalla concorrenza (leggi Bratz, con tanto di cause e accuse di plagio) ed è reduce dalla morte del suo papà Elliot Handler, avvenuta in luglio. Ma non solo. A far «soffrire» la Mattel, potenza del giocattolo e compagnia prima al mondo per ricavi, ci si sono messi pure gli attacchi di Greenpeace per l’uso sconsiderato del packaging con tanto di video virale che ha contrapposto Ken alla sua «fidanzata». Alla Mattel hanno deciso. «Per la nuova casa va indetto un concorso tra gli architetti americani». Sfida, disegnare l’abitazione perfetta per la bionda californiana. Una commissione di esperti (quasi tutta al femminile) si è riunita, è stato lanciato un sondaggio online tra giovani e meno giovani. Poi, i primi di agosto, dopo attente analisi, i giudici hanno deliberato. A vincere con 8.470 voti è stato il progetto Ting Li e Maja Paklar, giovani architette, cresciute rispettivamente in Cina e in Croazia ed entrambe diplomate ad Harvard.

L’idea migliore, visibile su un rendering dettagliato e molto serioso, si è aggiudicata un premio di mille dollari, subito devoluti a una scuola di design e architettura di Filadelfia. Ma non verrà realizzata, sebbene la sua versione reale avrebbe sul mercato immobiliare un valore di 7,5 milioni di dollari. Scopo dell’iniziativa, infatti, è «avvicinare le giovani al mondo dell’architettura e alla gamma di possibilità che il design offre». Il tutto tenendo d’occhio l’impatto che la produzione della bambola potrebbe avere sulla natura. Niente guadagni, dunque.

Anche se al lancio del concorso, alla presenza di centinaia di bambine, è stata presentata «Barbie Architetto», con tanto di tubo porta disegni sulle spalle, occhiali sulla testa e caschetto bianco per andare in cantiere a controllare lo stato dei lavori.

La data di rilascio sul mercato americano del nuovo modello è vicina, il 15 agosto. Così in molti hanno storto il naso, vedendoci dietro un tentativo di greenwashing o, è il caso del Christian Science Monitor, un blando tentativo di restyling che dimentica il gender gap nel mondo dell’architettura. Sia come sia, per Barbie si prospetta una nuova carriera, che si va ad aggiungere ad altre ispirate dal rispetto per la natura e per la sostenibilità. Tra queste Barbie Pigliamosche (nel 1973), Veterinaria (1996), Ambasciatrice dell’Unicef (1990), Ambasciatrice per la pace (1986) e Fioraia (1999). Con buona pace di Lisa Simpson, critica ragazzina attenta all’ambiente, che alla Barbie ha sempre preferito Malibu Stacy.

Fonte: www.corriere.it

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