Home»Nonviolenza»Educazione»Un esempio di pedagogia dalla parte dei bambini: Alexander S. Neill
Summerhill School

ALEXANDER SUTHERLAND NEILL

(Forfar, 17 ottobre 1883 – Leiston, 23 settembre 1973)

La speranza che resta all’umanità è che un giorno i genitori possano veramente agire nell’interesse dei figli, che divengano abbastanza coscienti per essere dalla parte del bambino e per aiutarlo a crescere nella libertà, l’intelligenza e l’amore.

Biografia

Nato da una famiglia di maestri elementari, la sua infanzia fu difficile e poco serena a causa dell’atmosfera familiare, conformista e severa. Il padre, austero e poco comunicativo, faceva spesso ricorso a frustate e colpi di cinghia come metodi educativi; la madre, troppo presa dalla tutela delle convenzioni sociali, aveva poco tempo da dedicare ai figli; e i fratelli, studenti esemplari, lo ignoravano in quanto lui mostrava difficoltà nell’apprendimento scolastico. Tutto ciò provocò in Neill una reazione di rigetto.

Dopo alcune esperienze di lavoro in fabbrica, Neill ottenne la qualifica di maestro elementare in seguito ad alcuni anni di impiego come aiuto maestro presso una scuola. Si iscrisse all’università e seguì la facoltà di agraria, ma si laureò in letteratura inglese.

Nel 1919 incontrò Homer Lane, dal quale apprese la pedagogia della libertà, che sarebbe poi diventato il principio fondamentale del suo pensiero.

Nel 1921 si recò in Germania dove fondò una scuola internazionale nei pressi di Dresda. Nel 1923 si trasferì in Austria a seguito della rivoluzione della Sassonia. Nel 1924 tornò in Inghilterra, creando una scuola per giovani dai 6 ai 16 anni chiamata Summerhill vicino la città di Lyme Regis. Pochi anni dopo si trasferì definitivamente vicino a Londra, dove continuò la sua attività educativa fino alla morte.

L’esperienza di un tipo di educazione scolastica basata sulla volontà e libera scelta dei bambini e ragazzi di Summerhill continua grazie alla figlia di Alexander Neill, Zoe.

Pensiero pedagogico

Neill fonda la sua concezione educativa sulla fede nella bontà originaria della natura umana.

Questa concezione presenta vari aspetti: nel bambino esiste un’energia interiore positiva che ne sostiene e ne orienta lo sviluppo verso una personalità spontanea, creativa, equilibrata e felice; qualsiasi intervento punitivo e repressivo provoca nel bambino l’insorgere di sentimenti come paura e odio, che distruggono il naturale processo di sviluppo in senso positivo della personalità del bambino.

Non esistono bambini difficili, ma solo cattivi genitori e cattivi maestri. L’infelicità dell’infanzia è un prodotto degli interventi errati dell’adulto.

Gli obiettivi dell’educazione del bambino sono principalmente tre: autoregolazione e autodisciplina, felicità e libertà, libera espressione e spontaneità.

Neill crede molto nello sviluppo spontaneo e naturale del bambino e lo fa diventare un’importante base su cui costruire il proprio pensiero educativo. Il suo metodo d’insegnamento non è limitato ad istruire, ma ha lo scopo principale di assicurare nei ragazzi la crescita di personalità equilibrate e felici.

Il suo principio metodologico fondamentale di insegnamento rientra nel concetto di una pedagogia non direttiva, cioè in una educazione incentrata sulla spontaneità degli interessi del bambino. Il bambino, quindi, viene accettatto per quello che è.

Neill riassume il suo pensiero in due concetti fondamentali:

1. Né istruire né educare

“I bambini non hanno bisogno di insegnamenti, ma di amore e comprensione. Per essere naturalmente buoni hanno bisogno di sentirsi approvati e liberi.”

In ogni momento dell’esperienza di un individuo il principio educativo fondamentale deve rimanere quello dell’assoluto rispetto degli interessi e dei bisogni del soggetto. Al bambino non deve essere imposta né istruzione né educazione, perché così facendo si ostacolerebbe la sua spontaneità e la sua natura d’essere, ma fornita su sua richiesta.

2. Libertà ed accettazione

“Dare libertà vuol dire permettere al bambino di vivere la sua vita.”

Libertà per Neill significa “fare ciò che piace purché questo non limiti la libertà degli altri”. Da questo conseguono i princìpi di autodisciplina ed autoregolazione.

A Summerhill c’è libertà assoluta, assoluto rispetto dei bisogni, dei desideri, della vita sessuale, espressiva e di studio. Neill ha imposto un orario delle lezioni valido solo per gli insegnanti, i bambini possono scegliere quale delle lezioni seguire e in quale momento seguirle. Tutti hanno gli stessi diritti, e i bambini prendono autonomamente le precauzioni necessarie per la sicurezza degli altri e di sé stessi.

I sentimenti costituiscono la forza motrice della vita, e per questo Neill ha fondato una scuola in cui al primo posto primeggiano i sentimenti. Infine la libertà implica una fiducia nella bontà della natura umana e di conseguenza genera un atteggiamento di accettazione e di amore verso sé stessi e gli altri.

Brani tratti dal libro “Il fanciullo difficile” di Alexander S. Neill, 1992, per gentile concessione di: La Nuova Italia Editrice – RCS Libri SpA.

“Nessun insegnante ha il diritto di curare un bambino dal far chiasso su di un tamburo. La sola cura che dovrebbe essere praticata è la cura dell’infelicità. Il ragazzo difficile è il ragazzo che è infelice. Egli è in lotta con se stesso e, di conseguenza, in lotta col mondo. L’adulto “difficile” naviga nelle stesse acque. Nessun uomo felice ha mai disturbato una riunione o predicato una guerra o linciato un negro. Nessuna donna felice ha mai torturato il marito e i figli. Nessun principale felice è mai stato il terrore dei suoi impiegati. Nessun uomo felice ha mai commesso un omicidio o un furto. Tutti i delitti, tutti gli odi, tutte le guerre possono essere ricondotte all’infelicità. Più di una volta mi sono sentito dire da un genitore: “Non capisco perché il mio ragazzo si sia guastato. L’ho sempre punito severamente e sono certo che in casa mia non ha mai avuto cattivi esempi.”

Il mio lavoro si esplica con quei bambini che sono stati educati alla bontà mediante la paura del bastone e di Dio. Il mio lavoro è negativo perché è un lavoro di diseducazione di coloro che sono stati così educati. I genitori di un cattivo ragazzo, messi a dura prova, non chiamano di regola in causa il loro codice morale. La loro scappatoria è sempre: “Abbiamo fatto del nostro meglio per lui”. Nasce quindi la convinzione che è il ragazzo a essere in colpa; e si pensa che esso sia di proposito cattivo. Non posso dire che sia la verità, ma posso affermare la mia salda convinzione che il ragazzo non è mai dallla parte del torto.

Ogni caso da me trattato è stato sempre un caso di prima educazione male indirizzata. Quando osserviamo un bambino ci rendiamo conto che non c’è in lui cattiveria più di quanto ce ne sia in un cavolo o in una piccola tigre. Una punizione suscita l’odio. Il fanciullo punito è destinato a divenire un padre o una madre che puniranno, e il ciclo dell’odio continua così negli anni. Se noi cercassimo di comprendere non potremmo mai punire. Rendiamoci sinceramente conto che tutte le volte che puniamo un fanciullo, noi sfoghiamo la collera che è in relazione con qualche altra cosa.

Ai vecchi tempi anch’io picchiavo spesso i ragazzi per mie peroccupazioni… ogni vecchia scusa era buona. Può darsi che nella maggior parte delle case la punizione sia una punizione di disubbidienza. Nella scuola la disubbidienza e l’insolenza sono considerate colpe gravi.

Quando ero un maestro di quelli che picchiano mi arrabbiavo sempre moltissimo contro il ragazzo che mi disubbidiva. La mia piccola dignità ne era ferita. Mi consideravo il piccolo dio della classe, proprio come il padre è il piccolo dio della casa. Punire per disubbidienza significa identificarsi con l’Altissimo Onnipotente. A questo punto si affaccia un quesito empio: perché il fanciullo dovrebbe ubbidire? Egli deve ubbidire per soddisfare il desiderio di potere che è dell’adulto. D’accordo che è piuttosto elettrizzante poter gridare “Dietro-Front!” a una compagnia di fanteria. Ma pure, perché mai un fanciullo dovrebbe ubbidire? Via, via! Se disubbidisce all’ordine di mettersi le scarpe potrebbe bagnarsi i piedi; può cadere giù da una roccia se disubbidisce all’ammonimento gridatogli dal padre. Sicuro, il fanciullo dovrebbe ubbidire quando si tratta di vita o di morte. Ma quante sono le volte che si punisce un fanciullo per disubbidienze che sono questioni di vita o di morte? Raramente, per non dire mai. Anzi, di solito lo si abbraccia e gli si dice “Tesoro mio! Grazie a Dio sei salvo!”. E’ invece per cose insignificanti che un fanciullo è in genere punito.

Le ricompense non rappresentano quel pericolo estremo che rappresenta la punizione. Il loro è un sottile minare moralmente. Offrire un premio per compiere un’azione significa che l’azione non è degna in sé e per sé di essere compiuta. Nessun artista lavora mai per la ricompensa; la sua ricompensa è la gioia di creare …il conferire ricompense ha un cattivo effetto psicologico perché suscita gelosie. L’antipatia di un ragazzo per un fratello più piccolo data spesso dal rimprovero della madre: “Il tuo fratellino può farlo meglio di te”. L’interesse è la forza vitale di tutta quanta la personalità. Orbene, non si può costringere l’interesse. La ricompensa e la punizione cercano, invece, di costringere l’interesse. La maggior parte di coloro che nelle nostre scuole e nei nostri collegi vincono tutti i premi, finiscono in seguito nella mediocrità. Perché il loro interesse era rivolto al premio e non alla materia.

Ho lasciato per ultimo l’argomento più importante contro la punizione. Punire significa assumere che il fanciullo è responsabile, che ha, cioè, la volontà per poter fare ciò che l’adulto definisce giusto. I fanciulli che rubano non hanno coscienza delle ragioni che li hanno indotti a rubare. Il fanciullo che ha attacchi di collera non riesce a controllare se stesso. La punizione è tanto inutile quanto pericolosa. Senza dubbio essa spaventa il fanciullo, ma spaventa di lui solo la parte non giusta; atterrisce il conscio e lascia intatto l’inconscio. Le botte hanno fallito sempre e sempre falliranno, perché castigano il corpo senza aiutare la mente. Sono l’atto più anticristiano del mondo.”

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT